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La galera non è nulla, tre anni e sei mesi, e i tre anni sono stati già condonati dall’indulto, tanto vale la vita di un ragazzo di 17 anni e mezzo in questo paese. Ma su questo ho scritto tanto, e ogni volta è stata una fitta al cuore, bisogna essere delle bestie per non sentirsi dentro il dolore di una madre, di un padre che non hanno più il loro giovane figlio perché quattro tutori dell’ordine per “calmarlo”, almeno così hanno detto,  hanno abusato in modo violento del loro potere. Una tragedia di proporzioni enormi che i colleghi che l’altro giorno sono andati a portare la loro solidarietà di casta con tanto di applausi al collega che “purtroppo ha dovuto subire un processo”, hanno liquidato come un “fatto di servizio”.

Quello che fa orrore è che i quattro assassini torneranno ad indossare  la divisa di servitori dello stato. Quello stato che hanno tradito nel momento in cui hanno ammazzato Federico.

 

Adesso sì, che ci vuole l’applauso. Merde.

Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha respinto l’istanza della difesa di Enzo Pontani, uno dei quattro agenti condannati per l’uccisione di Federico Aldrovandi, diciottenne morto nel 2005 a Ferrara durante un controllo di polizia. 

Pontani andrà quindi in carcere. Il 29 gennaio la stessa decisione era arrivata per gli altri tre condannati in via definitiva per eccesso colposo nell’omicidio colposo del giovane: Monica Segatto, Paolo Forlani e Luca Pollastri.

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