[Con]dannati

Sottotitolo: Quattro poliziotti ammazzano di botte un ragazzino, vengono condannati a tre anni e sei mesi per omicidio colposo ma tre anni sono stati già condonati dall’indulto.
Quanto vale la vita di un ragazzino, ministre cancellieri e severino? meno di un furgoncino scassato dei carabinieri, più di un bancomat divelto dai disordinatori su commissione di piazza? io non sono la madre di Federico, penso che non avrei avuto la sua stessa forza e resistenza se si fosse trattato di mio figlio, penso che il mio cuore si sarebbe spaccato come il suo ma dal dolore, però sono convinta che tante altre madri e tanti padri una risposta la meritino, noi vogliamo capire, sapere cosa può succedere ad un figlio quando esce di pomeriggio, di sera, quand’anche facesse qualche cazzata di quelle che quasi tutti i ragazzi fanno. 
Vorremmo sapere quale metodo usano i tutori dell’ordine quando hanno di fronte una persona, un ragazzo, una ragazza che magari ha bevuto una birra di troppo, o ha esagerato con la marijuana. Càpita. 
Lo vogliamo sapere per pretendere da uno stato civile, di diritto, che quello che è accaduto a Federico, a Stefano, e ai tanti altri morti ammazzati per un “eccesso colposo in omicidio colposo”, un reato che non ha capo né coda inventato alla bisogna per giustificare e diminuire la bestialità di quattro cosiddette mele marce, quelle schegge impazzite di cui nessuno si prende mai la responsabilità di sapere se sono o meno adatte al loro mestiere e degne della divisa che indossano, non succeda mai più.
Mai più.

Caso Aldrovandi, fine pena in carcere
per tre dei quattro agenti coinvolti

 
 

Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha accolto la richiesta del pg Mirella Bambace: della condanna a tre anni e mezzo per i fatti del 25 settembre 2005, grazie all’indulto, i poliziotti ne dovranno scontare solo sei.

“Repressione estrema e inutile”, dice la Cassazione.
Anche se inutile quando c’è di mezzo la morte sarebbe una parola da evitare sempre.
Repressione violenta, ingiustificata, immotivata, crudele, efferata, questo sì.
Ma non inutile; penso che sia una diminutio questa sì, inutilmente offensiva.

Vale la pena ricordare che per Federico Aldrovandi è stato inventato un reato che non c’era: l’eccesso colposo in omicidio colposo.
Evidentemente saltare sul torace di una persona, di un ragazzino fino a spaccargli la cassa toracica e il cuore non prevede nessuna intenzionalità. 
Era solo per vedere l’effetto che fa.

E vale la pena ricordare anche che per Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, nessun presidente della repubblica si è impietosito quando, oltre all’enormità della tragedia che ha dovuto subire è stata denunciata per diffamazione, lo stesso reato per il quale, invece, un delinquente recidivo è stato perdonato dallo stato  alla modica cifra di 15.000 euro.

 Effettivamente oggi la condanna di corona appare quantomeno esagerata.

Ma nel paese dove vale più una vetro rotto che la vita della gente non ci possiamo più stupire di nulla.

 E meno male che c’è sempre l’indulto gentilmente offerto dalla premiata ditta “PD – PDL”  a metterci la pezza.

Non sia mai che qualcuno paghi davvero per le sue responsabilità.

E’ tutto virtuale in questo paese, meno le violenze,  le ingiustizie, la povertà, le morti ingiuste come questa.

One thought on “[Con]dannati

  1. assassini in genere si nasce
    e prima o poi si compie la propria missione
    i più sadici secondo me erano i nostri imperatori qui a roma
    quando per istruire il bobbolo giravano il pollice verso il basso
    non cercare la giustizia su questa terra

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