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L’assurdo

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Dagli impresentabili agli improponibili
In Parlamento parenti e dipendenti di B.

Non sono solo indagati ad affollare le liste. In Lombardia, dove si gioca il governo del Paese un gran
numero di stipendiati Fininvest, ex mogli, dame bionde e anche l’insegnante dei figli del cavaliere.

Berlusconi e le sentenze, chi vota deve sapere [Pino Corrias]

Nell’Italia capovolta accade che il Tribunale di Milano detti con un certo orgoglio la notizia che la sentenza del processo Unipol a carico di un imputato-candidato a caso – Silvio B – slitterà “a dopo le elezioni”. E poi (annuncia) che slitterà anche la sentenza del processo Ruby a carico di un altro imputato a caso, Silvio B. Motivo? “Non influenzare il voto”. I giornali prendono nota con misurato sollievo della doppia notizia e l’opinione pubblica la assorbe con la noncuranza di un respiro. Peccato che se l’Italia non fosse capovolta, dovrebbe accadere esattamente il contrario. E cioè che nella imminenza delle elezioni la sentenza che riguarda un candidato dovrebbe essere pronunciata il più velocemente possibile, senza indugio, per consentire agli elettori di sapere se hanno a che fare con un innocente o con un colpevole. È per questo che i processi sono pubblici e le sentenze vengono pronunciate “in nome del popolo italiano”. Tanto più se il candidato in questione, da una ventina di giorni, non fa altro che emettere sentenze sui candidati suoi, i sommersi e i salvati, degni di condividere con lui non solo il frutto avvelenato dei reati, ma anche quello dolcissimo dell’urna.

L’assurdo è che si debba ancora spiegare chi sono i componenti dell’orrenda corte di b.

Che dopo vent’anni servano ancora inchieste, libri, articoli di giornali per spiegare che razza di gente è quella che circonda l’impresentabile impostore e chi sia lui stesso.
Che molti italiani non abbiano ancora ben compreso la pericolosità di questa gente.
L’assurdo è che ci sia gente che crede davvero al complotto verso un onest’uomo che ha speso gli ultimi vent’anni della sua vita per il bene del paese.
 In un paese normale non dovevano esistere il berlusconismo né l’antiberlusconismo,  sono solo parole create ad hoc per finire di rimbecillire la gente.

In un paese normale essere pro qualcosa significa automaticamente essere contro il suo opposto, e questo non dovrebbe destare nessuna sorpresa né raccapriccio.

Non esiste in nessun’altra parte del mondo un termine analogo né si è mai utilizzato per definire le politiche degli statisti di altre democrazie.

Nei paesi normali l’opposizione FA l’opposizione, non il socio occulto di una maggioranza di impresentabili eversori antistato che da vent’anni si occupano solo dei guai giudiziari di un abusivo cercando di sovvertire ogni regola democratica e la Costituzione.

Montanelli diceva – tanti anni fa, in tempi molto meno sospetti di questo attuale –  che se avesse vinto b la parola destra non si sarebbe più potuta pronunciare per almeno cinquant’anni.

Solo dei coglioni conclamati potevano confondere l’indecenza con l’antiberlusconismo, in Italia qualcuno c’è riuscito, anni ed anni di lobotomia, di “non si demonizza l’avversario” e che ci hanno condotto allegramente fino a qui.

Io non mi meraviglio più, penso solo  che qualcuno doveva intervenire prima.

Che vent’anni di berlusconi sono la dimostrazione che in questo paese non c’è stato nessun garante che si è occupato e preoccupato di fare in modo che a degli inadeguati, disonesti, gente con nessun requisito valido per guidare un paese  non venisse concessa  la possibilità di accedere in un posto chiamato parlamento della repubblica italiana.

Quelli che li hanno votati e che li voteranno ancora sono solo la conseguenza di un agire irresponsabile.

Rimandare le sentenze dei processi di b a dopo le elezioni è come accettare una pietanza col dubbio che sia stata condita con la stricnina.
Bisogna mangiarla  ma senza sapere se poi moriremo avvelenati oppure no.
Questo, mi dispiace per i garantisti tout court non c’entra proprio niente con uno stato di diritto.
La gente ha il diritto di sapere chi sono le persone che si candidano alla guida del paese, e chi se ne frega se poi serve un giudice a dire “guardate che di quello lì non vi dovete fidare perché è un criminale”.

Se la politica non è in grado di ripulirsi da se medesima non è detto che gli italiani debbano continuare ad accettare pietanze avvelenate.

Mastro Olindo
Marco Travaglio, 23 gennaio  

La svolta giustizialista del Pdl, opportunamente stigmatizzata da Nick Cosentino e Insaputo Scajola, sta seminando il panico nei migliori circoli della mala. Se un onesto pregiudicato, un irreprensibile avanzo di galera, un mafioso come Dio comanda non può più rifugiarsi nemmeno chez B., se insomma il Partito dei Latitanti rinuncia ai valori fondanti e diventa all’improvviso il suo contrario senza un’ombra di dibattito ideale, uno straccio di congresso programmatico, dove andremo a finire? Con tutti i partiti che ci sono in Italia, possibile che i delinquenti non trovino una sola lista in cui esercitare il diritto costituzionale all’elettorato attivo e passivo? Il rischio di una regressione culturale prima che politica turba le menti più fini del fronte liberaldemocratico, creando comprensibili imbarazzi. Tant’è che, dopo l’esclusione degli inquisiti più illustri a insindacabile giudizio del capobanda, è tutta una corsa a giustificarsi. Il più commovente è Angelino Jolie, cui un giorno scappò detto “Partito degli Onesti” e mancò poco che lo linciassero, o soffocassero dal ridere, e fu subito chiaro che si era giocato ogni speranza di leadership. Ora però, di fronte alla sanguinosa accusa di giustizialismo, deve lavare l’onta. “Non è stato facile, c’è stata forte macerazione anche da parte di Berlusconi”, terrorizzato dalla sola idea di passare da onesto. “Noi non intendiamo abbandonare il nostro ideale garantista, continuiamo a considerare i giustizialisti nemici della giustizia e non cediamo al giacobinismo”. Ecco: quella su Cosentino è “una decisione fondata sull’inopportunità, da noi considerata grave, di una candidatura”. Ma i processi per camorra non c’entrano, anzi “noi lo consideriamo innocente”. Dev’essere stato per come porta gli occhiali, o per i gessati che indossa, o per quelle cravatte un po’ così, o per quel lieve strabismo di Venere. Anche il Cainano vuole subito allontanare da sé qualunque sospetto di legalità, di collusione con la giustizia, di concorso esterno in magistratura: la calunnia, si sa, è un venticello. Non sia mai. Uscendo da Palazzo Grazioli fa il segno della scure che taglia le braccia, come a dire che senza Dell’Utri e Cosentino lui è monco (il terzo braccio, Previti, l’aveva già perso da tempo). Poi precisa che i tre impresentabili non li ha cacciati lui: “hanno rinunciato sponte propria”, come dimostrano i lividi sul collo di Al Fano. Ed è tutta colpa dei pm:”La magistratura politicizzata ha attaccato i nostri amici e questo fatto, divulgato dai media, poteva diminuire il nostro consenso”. Ora però “non si può andare avanti con l’uso ossessivo della custodia cautelare prima del processo”: lui la carcerazione preventiva l’accetta solo se è successiva. E bisogna introdurre “l’istituto della cauzione, come in America”: così chi ha i soldi paga ed esce subito. Idea geniale, che non era venuta in mente nemmeno a Riina nel famoso papello. Purtroppo la diceria del Cainano convertito al giustizialismo già dilaga sui giornali amici. Libero lo ritrae al naturale, cioè pelato come Mastrolindo, sotto i titoloni su “Mastrosilvio” che “fa le pulizie”, mentre il rubrichista con le mèches piange “la morte del garantismo”. Sul Giornale di Mastro Olindo, Ferrara avverte: “Gli inquisitori sono più pericolosi degli inquisiti”. E Rondolindo rincara: “I veri impresentabili sono i giudici” (glielo diceva già D’Alema). Per fortuna basta un’occhiata alle liste pulite del Pdl per scoprire che la pulizia è un concetto relativo. Gli imputati candidati sono una trentina, i pregiudicati almeno tre: Camber, Farina e Sciascia. Quest’ultimo pagava le mazzette Fininvest alla Guardia di finanza e, quando un cronista di Santoro glielo fece notare, precisò orgoglioso: “E certo che sono un condannato per corruzione. Ma mica perché sono un corrotto: perché sono un corruttore”. Che si sappia, sennò poi la gente chissà cosa va a pensare.

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  1. anch’io se avessi avuto un minimo di riscontro bobbolare con il mio partito degli under 70.000 mi sarei circondato di persone devote che mai si sarebbero comportate come gli eletti dell’IDV dell’onestissimo e serissimo di pietro.
    Non ti puoi mai fidare degli umani a meno che tu non sappia usare il cervello e costringerli ad avere comportamenti adeguati.
    Quello che non capisco è perchè si debbono buttare soldi pubblici per andare a vedere cosa si faceva a casa di un cittadino e se per caso qualche uccello si fosse infilato in qualche buco desideroso ed accogliente, come accade da che monno e monno tra la gente che si gode la vita a proprie spese.
    Capisco che si debba punirne uno per (tentare di) educarne cento, ma in genere come per la droga si colpiscono i morti di fame, i diseredati, che poi saranno ricompensati nell’aldilà e si devono lasciare in pace i caporioni.
    A proposito di giustizia USA, si dovrebbe applicare però in todo (stipendi, costi) Madoff in carcere per 150 anni mentre il Tanzi sta ancora al 2° grado di giudizio

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  2. io penso che non ci sia bisogno di una sentenza per capire chi è silvio berlusconi. Questo dovrebbe valere per tutti. esclusi quelli con gli occhi foderati

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