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La Costituzione è come l’educazione: non basta dire di avercela, bisogna anche metterla in pratica

 Il gran guru delle libertà provvisorie Pannella è ricoverato alla clinica santa Maria della Mercede della congregazione delle suore di nostra Signora della Mercede. Una clinica privata gestita dalle suore. Per dire.

Interessante poi  come una persona di 82 anni riesca a sopravvivere tutto sommato bene, l’abbiamo visto parlare alla tv e stava in piedi sulle sue gambe dopo una settimana,  dieci giorni di sciopero della fame e un ragazzo di trent’anni invece muore dopo due soli giorni di “malnutrizione”.

Ci vuole un bel coraggio ad andare a far visita a qualcuno che non mangia per scelta e non fare la stessa cosa con chi invece non salta i pasti per protesta ma perché costretto dalla contingenza di una crisi che non ha certamente contribuito a provocare e dalle scelte scellerate di un governo abusivo.
Forse perché è più facile invitare a mangiare chi può che farlo invece con chi non può?
andate a fare in culo, eh? almeno risparmiateci la sacralità di certi avvenimenti, i vostri bei gesti fra caste che si scambiano cortesie, fateli in sordina.

La giustizia non è quella che intendono Marco Pannella e i radicali, quella del “liberi [quasi] tutti”, la vera giustizia sarebbe non inventarsi i reati per riempire oltremodo le carceri. Invece di scioperare per ottenere amnistie e indulti che poi farebbero come sempre la felicità dei ladri e dei delinquenti di stato bisognerebbe insistere per eliminare quelle leggi barbare che mandano in galera chi delinquente non è. Come mai invece, la bossi fini e la giovanardi fini sono ancora lì e fini viene invitato in ogni dove come se fosse uno statista e nessuno gli chiede mai conto di certe sue responsabilità tipo l’aver messo la firma su due leggi oscene, violente, vergognose e la sua faccia dietro al massacro del g8? è troppo chiedere che un giornalista gli faccia anche qualche domanda seria e pretenda anche delle risposte serie?

Berlusconi sbugiardato in diretta dal Ppe
cerca di rimandare il voto per rimontare

“Avete bisogno di me”, dice il supertelecafone.
Chi? ma soprattutto, perché? 
Perché non si rassegna? 
tanto non ce lo mandano in galera, sono vent’anni che tutti – eccetto quei poveracci dei Magistrati – stanno lavorando per questo, per la sua serenità, perché non la pianta una volta e per tutte? ormai è stalking, siamo tutti un po’ stanchi di farci molestare da lui.

Basta, che si riportasse  pure via il pallone e la smettesse  di tormentarci.

Di contro però vorrei che berlusconi presenziasse anche alle previsioni del tempo, che strabordasse come un fiume in piena a rai uno, due, tre, quattro e cinque, italia uno e retequattro, canale cinque e cartoonito, che uscisse proprio fuori dallo schermo.

Solo per leggere ancora e ancora i commenti dei finti scandalizzati alla Giulietti per dire, che invece di prendersela con berlusconi, gasparri e romano che fanno quello che hanno sempre fatto cioè il padrone e i servi dovrebbe prendersela coi suoi compari di partito e sputtanarli vita natural durante. Ricordare agl’incapaci conniventi, ai complici del grande inciucio che una legge seria sul conflitto di interessi avrebbe impedito al bugiardo impostore di imperversare in tutte le televisioni, anche nelle sue, ché una tv generalista benché privata, commerciale, non è proprio per niente la casa privata del suo proprietario. E figuriamoci quindi le altre. Le regole le avrebbe dovute rispettare pure lui.
O la politica, o le aziende, o la corruzione, o la mafia o le mignotte: nei paesi normali e civili si fa così.

Da Benigni uso improprio della tv? Tornano gli editti

La Costituzione, che ridere
 Marco Travaglio, 19 dicembre

Bei tempi quando i governi cadevano in Parlamento, con un voto di sfiducia chiaro e limpido, così ciascun parlamentare ci metteva la faccia e i cittadini sapevano chi aveva votato come. Bei tempi quando chi voleva fare il presidente del Consiglio lo diceva apertamente, metteva insieme una coalizione di partiti che lo volevano al governo, e andava a cercarsi i voti (in Italia, non a Bruxelles) per verificare se i cittadini preferivano lui o magari un altro. Bei tempi insomma quando c’era ancora la Costituzione e l’Italia era una Repubblica parlamentare. Oggi, come scrive Marcello Pera su Libero (a questo siamo: a dar ragione a Pera), “la Costituzione è diventata un canovaccio per spettacoli comici”. Spettacoli eccellenti, come quello di Benigni. Dove però la battuta più riuscita non era una delle solite su Berlusconi, ma un’altra: “Quando la Costituzione entrerà in vigore, sarà bellissimo”. Sarebbe bastato insistere sul punto e ci sarebbe stato da scompisciarsi. Se uno legge ciò che scrivono i costituenti sui poteri del capo dello Stato, del presidente del Consiglio e del Parlamento, e lo confronta con quel che fanno Napolitano e Monti, deve concludere che delle due l’una: o sbagliano Napolitano e Monti, o sbaglia la Costituzione. È vero che già un anno fa B. se ne andò senza che il Parlamento l’avesse sfiduciato (il rendiconto dello Stato, pochi giorni prima, era passato solo grazie all’astensione delle opposizioni: la sua maggioranza alla Camera s’era ridotta a 308 deputati su un quorum di 316) e che anche nel ’94 si era dimesso un attimo prima che le Camere votassero le mozioni di sfiducia di Lega, Ppi e Sinistra. Ma, in entrambi i casi, c’era almeno la prova provata che i suoi governi non avevano più la maggioranza. Invece, che Monti non abbia più la maggioranza, è tutto da vedere. Non solo il Parlamento non l’ha mai sfiduciato, ma gli ha votato la fiducia per ben 50 volte in un anno con una maggioranza bulgara, mai vista nella storia repubblicana. E allora perché andremo a votare col cappotto, negli stessi giorni (metà febbraio) in cui lo scorso anno l’Italia sprofondava nella neve? Perché un tizio, tal Angelino Alfano, sedicente leader Pdl, il 7 dicembre ha detto alla Camera: “Consideriamo conclusa l’esperienza di questo governo”, garantendo il Sì solo alla legge di Stabilità. L’indomani Monti è salito al Colle e, senz’avvertire il Parlamento né i suoi ministri, ha comunicato che secondo lui quello di Alfano è un atto di sfiducia, dunque si dimetterà un minuto dopo l’approvazione della legge di Stabilità. Il presidente di una Repubblica parlamentare gli avrebbe risposto: “Bene, torna qui quando le Camere ti avranno sfiduciato”. O almeno: “Queste cose vai a dirle alle Camere, vedi mai che il Pdl cambi idea” (anche perché nel frattempo il padrone di Alfano ha fatto sapere che stima molto Monti, tant’è che lo vorrebbe premier del centrodestra anche nella prossima legislatura). Invece Napolitano ha preso per buona la personalissima interpretazione del premier e ha avviato consultazioni informali (ma solo fra i leader della maggioranza) per fissare le elezioni anticipate prim’ancora che venga approvata la legge di Stabilità e il governo si sia dimesso. Intanto il governo, che doveva limitarsi alla legge di Stabilità, vara in fretta e furia un decreto per dimezzare le firme necessarie alle nuove liste per presentarsi alle elezioni, compresa quella che forse, chissà, magari, lui ci sta riflettendo, Monti presenterà alle elezioni: un decreto (anche) ad personam, un autodecreto. Di tutto questo il Parlamento, e dunque i cittadini che esso dovrebbe rappresentare, sono all’oscuro di tutto. Devono andarsi a leggere i giornali, o guardarsi Unomattina. Perché Monti con i direttori del Corriere e di Repubblica e con Franco Di Mare ci parla: mica sono il Parlamento.

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  1. ma come, non vi basta di avere la più bella?
    Ricordateve sempre che nui semo nui, mentre voi invece…
    odio i pseudo comici che hanno bisogno di gesticolare e trasformarsi in pupazzi per strappare un sorriso
    odio i fanfaroni che ostentano l’accento toscano
    non mi sono mai piaciuti i buffoni, particolarmente se sfoggiano con orgoglio uno dei tanti accenti meridionali
    parlando di costituzione mi sarebbe piaciuto sentire attacchi specifici e non generici su chi è responsabile della sua attuazione
    ad esempio sapere cosa sono i referendum con cui il bobbolo esercita la sua sovranità
    conoscere il nome dei responsabili della mancata attuazione dei referendum del 1993 sulla vendita della rai, sullo stop ai rimborsi elettorali, sulla legge elettorale maggioritaria
    Questo quando parlo ex cathedra, ma siccome vivo della mia cretinitudine e per mia fortuna non ho bisogno di chiedere, tutte le vicende che affascinano le fantasiosi menti dell’immaginifico bobbolo mi tengono allegro.
    Per quano riguarda il lavoro, poi, visto che producete ottime leggi, esportatele, fatevele pagare e mangiatevele

    Rispondi
  2. Scusa ma non sono d’accordo. Negli ultimi vent’anni si sono verificati 16mila tentativi di suicidio, di cui mille andati [purtroppo] a buon fine. Chi entra in galera, e non è un ex-politico o faccendiere, viene praticamente abbandonato a sé stesso nella maggior parte dei casi e corre il rischio di tornare al crimine una volta uscito molto più di quanto accada altrove.
    Si tratta di una battaglia di civiltà per cui l’amnistia non è il fine, ma il mezzo attraverso cui migliorare le condizioni dei detenuti. La battaglia dei Radicali non è tanto per l’amnistia in sé, ma per il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti, ai limiti della civiltà umana nel nostro paese.

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    • Io dico che la battaglia per un carcere a misura di persona la puoi fare solo se si eliminano quelli che reati non sono.
      Fra i detenuti in eccesso nelle carceri italiane ci sono senz’altro persone che in una galera non ci devono stare. I carcerati sono uno strumento politico quanto gli ‘zingari’. Funzionali ad un potere marcio e malato che fa cassa sulle disgrazie della gente. E siccome indulti e amnistie in questo paese sono serviti e servono a non mandare in galera chi invece ci dovrebbe e ci doveva andare pure di corsa, io esigo che i governi di uno stato civile trovino altre soluzioni, altri tipi di rieducazioni magari ma non certo l’applicazione del liberi tutti che piacerebbe ai radicali-

      Rispondi
      • Anche gente che si è ritrovata senza un lavoro si è suicidata, ma per questa nessuno ha mai organizzato proteste evidenti; non c’è una scala di valori nei suicidi. Chi decide per un gesto estremo come quello di togliersi la vita merita la stessa attenzione.

      • scusa, non sono d’accordo. De detenuti se ne fregano tutti, eccetto i RAdicali. Dove vedi tutto questo clamore per la condizione dei detenuti?
        Lo sai che il carcere rende più difficile il reinserimento nella società, anziché favorirlo? Significa che la galera in Italia rende più possibile tornare a delinquere una volta che esci, proprio perché c’è un totale menefreghismo sulla condizione dei detenuti.
        Aggiungo che non è vero che molti detenuti sono in galera per reati “che non lo sono”, ma perché sono in attesa di giudizio. Il discorso è molto diverso e ha a che fare non solo con la realtà delle carceri ma anche con un sistema giudiziario ridicolo e da paese incivile.
        Certo, è molto più facile agitare i cappi e chiedere che i colpevoli marciscano in galera, ed è molto più difficile entrare nel cuore del problema.

      • Non è buttando fuori quasi tutti che si entra nel cuore del problema.
        Una riforma va fatta anche per evitare di risolvere i problemi con le amnistie e gli indulti, dispositivi utilissimi solo alle ‘eccellenze’ che delinquono.

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