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L’abisso [di serietà]

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Sottotitolo: ho scritto ieri mattina quello che penso, e non ho affatto intenzione di smettere di esercitare il mio senso critico solo in virtù della crisi economica e dell’emergenza politica. Un pd con casini, o anche e solo con l’idea di casini, un pd dove debba ancora contare il supporto “esterno” di d’alema dopo i danni prodotti all’Italia favorendo l’ingresso in politica dello spudorato delinquente,un pd dove debbano contare le assurde coscienze cattoliche della bindi e di fioroni di cui agli italiani non frega una sontuosissima mazza e bisognerebbe che qualcuno glielo dicesse e che non permetteranno niente di tutto quello che un partito di centrosinistra può e deve fare specialmente se vuole governare tutto un paese e non una parte di… io non lo voto. E non lo voto senza il benché minimo senso di colpa. Il gesto di Monti, le sue dimissioni, dovrebbe essere pedagogico, educativo, la politica è un’attività che richiede anche una buona dose di coraggio: chi non lo possiede, chi pensa che i compromessi debbano servire unicamente a proteggere gli interessi comuni di bottega e non invece finalizzati al bene di tutti come una politica buona dovrebbe saper fare, faccia un altro mestiere.

 

 Se ho capito bene, dobbiamo andare a votare di corsa, prima che l'”assediato” metta in moto la sua macchina da guerra, che non è affatto gioiosa e in più, a differenza dell’altra, ha dimostrato di funzionare alla perfezione soprattutto grazie a chi ha sempre ben oliato il suo motore, anziché mettere qualche chiodo sotto ai suoi pneumatici. Oggi  a “centrosinistra” si è riparlato di conflitto di interessi, dopo averlo ignorato scientemente per quasi vent’anni.

Questa è un’ottima mossa di Monti.
Speriamo che riesca a sputtanare l’irresponsabile  come si merita.

Al professore basta una conferenza stampa per demolire berlusconi. E in più Monti fa un figurone dimostrando che non gliene fotte niente di mantenersi questa poltrona.

Se la sua ambizione è quella di candidarsi regolarmente, di presentarsi davanti agli italiani chiedendo la fiducia tramite elezioni perché no?
E poi andiamoci,  a votare.

Sperando che  gli italiani si risveglino  dal torpore e  non ricadano nell’incubo della propaganda, delle false promesse, delle balle sesquipedali  e soprattutto prima di dire addio definitivamente anche all’idea di una democrazia.
Ormai anche  le persone perbene di destra – tra gli elettori ce ne sono-  hanno  ben chiaro  in mente chi NON votare. Soprattutto fra quelle che pensavano e speravano che i tagli dovuti alla crisi riguardassero solo gli altri, i socialmente più fragili di loro, ma la realtà ci ha detto un’altra cosa e l’ha detta soprattutto alla classe  media. Sentirsi toccare il portafoglio  ha risvegliato l’animo e forse la coscienza di chi aveva creduto alle promesse dell’incantatore di bisce, di vipere dalla lingua bi  e triforcuta, e non credo, voglio sperare almeno che torneranno  a votare ma certamente non rinnovando la fiducia al partito azienda dell’uomo “forte”.

E se non dovesse bastare l’azione di Monti spero che intervenga l’Europa, che stavolta non lasci il paese in balia di un forsennato, un irresponsabile pericoloso il cui unico scopo è salvaguardare se stesso, i suoi conti in banca e liberarsi dai suoi guai giudiziari.

MONTI LASCIA E SFIDA BERLUSCONI
E ora il Professore ha le mani libere

“Dimissioni dopo legge di stabilità”. Possibili elezioni a febbraio per evitare scosse sui mercati 
e impedire a B. di fare propaganda sulla pelle del governo. Più vicino un futuro politico per il premier  
Alfano: “Noi responsabili”. Pd e Udc plaudono. Casini: “Servito chi pensava di farlo galleggiare”

L’editto di Milanello
 Marco Travaglio – 9 dicembre

Diceva Karl Marx che le tragedie della storia
si ripetono sempre, ma in forma di
farsa. Ma in che forma si ripetono le farse, in
un paese dove nulla è mai serio? Vent’anni fa
il cinquantaseienne Silvio B. inaugurava un
supermercato Standa a Casalecchio di Reno e
lanciava il suo primo proclama politico per
salvare la Fininvest dal tracollo finanziario e se
stesso dalla galera: “Come sindaco di Roma,
tra Fini e Rutelli, voterei Fini”. Era l’annuncio
dell’alleanza a geometrie variabili, con An nel
Centro-Sud e con la Lega al Nord, che di lì a
quattro mesi avrebbe regalato la vittoria al suo
partito chiamato come un coro da stadio: Forza
Italia. Ora il settantaseienne Silvio B. ha gli
stessi due problemi di allora: Mediaset rischia
il tracollo finanziario e lui la galera. Così ha
scelto un altro luogo simbolico per una certa
Italia, per annunciare la ridiscesa in campo: il
prato di Milanello. L’arma segreta non è un
mirabolante programma di riforme, tanto
non ci crederebbe nessuno e comunque interesserebbe
a pochi intimi: ma l’acquisto di
Balotelli, che si aggiunge al colpaccio Briatore.
Il resto sarà una campagna elettorale tutta in
tv, con qualche ritocco sui bersagli: al posto
dei comunisti, la Merkel e l’euro; al posto delle
toghe rosse (quelle le combattono già Napolitano
e Violante), Monti e le sue tasse. Il fatto
che l’euro sia entrato in vigore nel 2002, sotto
il governo Berlusconi-2, se lo sono scordato
tutti. Il fatto che il Pdl stia nel Ppe con la Cdu
della Merkel, è un dettaglio per amatori. Il
fatto che il Pdl abbia votato tutti i decreti di
Monti, chi se ne ricorda? Ciò che conta è
smarcarsi dal governo tecnico, facendo finta
che sia caduto per merito di B. e lasciando
Bersani e Casini col cerino in mano. La gente,
la sua gente, abboccherà: anche i berlusconiani
più critici e delusi, quelli non ancora
fuggiti verso Grillo o l’astensione, di fronte
all’alternativa “volete ancora più tasse con
Bersani e Vendola o il nemico pubblico numero
uno delle tasse tent’è che s’è beccato 4
anni in primo grado per evasione fiscale?”,
torneranno all’ovile rassegnati: aridatece er
puzzone. E saranno senz’altro più numerosi di
quelli che avrebbero preferito Alfano (diciamo
la verità: non esiste in natura un solo fan di
Alfano, nemmeno tra i parenti stretti, se si
escludono decine di giornalisti servi che per
mesi hanno eretto monumenti equestri ad
Angelino Jolie, scolpito nel marmo come Giovanni
dalle Bande Nere). Sono gente di bocca
buona e stomaco forte, oltreché di memoria
corta: gente che, con questi chiari di luna,
bada al sodo e al soldo e se ne infischia del
conflitto d’interessi, delle leggi vergogna e del
Porcellum. Anche perché l’Allegro Squadrone
di Bersani & C. ha ripetuto fino alla noia che
bisogna risolvere il conflitto d’interessi, abolire
le leggi vergogna e cancellare il Porcellum,
e non ci ha mai neppure provato. L’unica differenza
rispetto a vent’anni fa è che il Cavaliere
Dimezzato sa benissimo che non tornerà
mai più a Palazzo Chigi, né andrà al
Quirinale (che rabbia: proprio adesso che il
Presidente, grazie alla Consulta, è più intoccabile
del Re Sole). Ma, se tutto va male, cioè
bene per lui, le elezioni non le vincerà nessuno.
Non perché il Pd non abbia tutti i numeri
per essere il primo partito: forse il distacco
di 15 punti nei sondaggi è talmente
incolmabile che anche dei perditori professionisti
come quelli della sinistra italiana faticheranno
a mangiarselo in tre mesi. Ma perché,
proprio grazie al Porcellum, Bersani e
Vendola potrebbero non avere la maggioranza
in Senato nemmeno se prendessero il 40%
dei voti. A quel punto, per fare un governo,
dovrebbero chiedere aiuto a Grillo o a B. E
Grillo ha già detto che non appoggerà nessuno:
dunque non resterebbe che B.

Che ancora
una volta sarebbe decisivo. In cambio di
cosa, ci pare quasi di intuirlo.

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