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I servi, servono. Appunto

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Sottotitolo: in un paese normale è vero che le regole si fanno in cabina elettorale, che sono i cittadini a scegliere da chi e in che modo vogliono farsi governare, ma è anche vero che bisogna mettere la gente nelle condizioni di fare una scelta. In questo paese è sparita quella sinistra forte che sapeva fare opposizione, quella sinistra grazie alla quale leggi come quelle sul divorzio e sull’aborto sono potute passare quando governava la democrazia cristiana, quando fare compromessi con l’avversario significava farlo per il bene comune, non per i propri affari di bottega.

Quando sui diritti non si tirava indietro la manina per presunte questioni di coscienza personale.

C’è gente che ha usato la Costituzione come il rotolo di carta igienica del bagno di casa sua salvo tirarla fuori esaltandola solo quando l’ha cominciato a fare anche berlusconi. Prima no?

Un giorno qualcuno, o, speriamo la storia dovrà spiegare a chi e a cosa è servito berlusconi.

D’Alema: “I media erano schierati contro di noi”.
La prossima volta regalali a qualcun altro.
[spinoza.it]

Senza di lui, invece, non ci sarebbe stato nemmeno berlusconi.

Penso che abbiamo capito tutti che l’unico modo per liberare questo paese da berlusconi è il voto.
Purtroppo i cittadini perbene, senzienti, quelli che vogliono il bene di questo paese non hanno potuto contare su nessuna tutela, nessuno è intervenuto a tempo debito, pur potendolo fare per liberare l’Italia da questa metastasi che appesta l’Italia ormai da diciotto anni.
Non sono bastati i precedenti penali, non è bastato il fatto che uno così non si sarebbe potuto avvicinare al parlamento nemmeno per scherzo [diciotto anni fa  il fondo ci ha regalato berlusconi, certo, senza la collaborazione – coi baffi –  di chi gli ha agevolato l’ingresso forse non ce l’avrebbe fatta. Ma del resto, chi se lo ricorda che per permettergli la discesa in campo è stata violata la Costituzione, quanti siamo? dieci, venti, cento?] non sono bastati  i processi, le prescrizioni, le collusioni con la mafia, gli stallieri eroi, il partito fondato da un condannato per mafia [che amico della mafia era anche prima ma che nemmeno questa magnifica legge sull’incandidabilità riesce a buttare fuori dal parlamento], le cricche, le mignotte, i papponi: no, niente di tutto questo è bastato.
Oggi siamo di nuovo punto e a capo perché le cosiddette istituzioni, quelle che noi dobbiamo rispettare non hanno rispettato il paese né noi.
Io non so come andrà a finire questa crisi né quando ci rimanderanno di nuovo a votare ma spero che tutti capiscano che prima lo facciamo meglio è: non bisogna concedere troppo tempo all’eversore antistato. 
E nessuno dovrà più prendere in considerazione quello che arriva dalle bocche di chi ha sostenuto berlusconi: casini, la faccia ‘bella’ di cuffaro è persona che con un centrosinistra che vuole ricostruire non c’entra nulla.
Se Bersani vuole essere credibile lo deve dire subito, adesso, che le intenzioni sono altre.
Perché se il rinnovamento deve passare di nuovo per l’inciucio, per gli accordi presi con le mani sotto al tavoli, per i veltroni e i d’alema che dicono che non si ricandidano ma poi pensano di dover dare ancora un contributo alla politica, contributo, il loro, di cui questo paese può fare a meno considerati i precedenti, per una nullità come letta [enrico] che pensa che un movimento di gente nella gente sia più pericoloso di chi ha trascinato l’Italia in un baratro non solo economico ma soprattutto etico, se il rinnovamento porta la firma di bindi e fioroni che portano in parlamento la loro presunta coscienza mettendosi di traverso ogni volta che si cerca di far fare all’Italia un passo avanti in fatto di civiltà mica lo so se Bersani ce la fa.

Il servo serve

Marco Travaglio, 8 dicembre

Ieri, mentre il suo leader Piercasinando parlava alla Camera per dirci ancora una volta quanto è bravo e quanto è bello lui, l’on. Paola Binetti, comprensibilmente, dormiva. Tramonta così, in una scena impietosa, il Grande Centro che per mesi ha turbato i sonni di politici di destra e sinistra, occupato chilometri quadrati di carta stampata, intasato le tv, arrapato politologi e sondaggisti elettrizzati dall’eccitante prospettiva del Monti-bis. Resta da trovare qualcuno che, con delicatezza, salga al Colle e comunichi la ferale notizia a Napolitano: il partito di Monti, o di Monti-zemolo, non vincerà, per mancanza di tempo, ma soprattutto di elettori. La famosa Agenda Monti resterà impilata e invenduta sugli scaffali dei negozi Buffetti. I presunti elettori moderati, casomai esistessero, sfuggono ai radar: Casini più Fini più Luca Cordero, sempreché si mettano insieme e la smettano di litigare, rischiano di non superare nemmeno il quorum del Senato (l’8%). E soprattutto il Pdl non seguirà la linea di Alfano, Schifani e Ferrara, che speravano di nascondere la propria nullità sotto il loden del Prof: al segnale convenuto del Cainano (il fischietto a ultrasuoni) terrorizzato dall’asta delle frequenze tv, dal decreto (peraltro finto) “liste pulite”, dai conti della ditta, dall’arrivo delle sentenze Ruby e Dell’Utri, i due noti statisti siciliani sono prontamente rientrati nei ranghi, mentre il direttore del Foglio vive ore drammatiche. Del resto Monti l’aveva capito fin da quando Ferrara annunciò l’adesione all’agenda Monti di B. e del Pdl tutto, da lui medesimo sapientemente consigliati, che le cose si mettevano male. L’altroieri il padrone ha fatto convocare Angelino Jolie a Palazzo Grazioli da un giardiniere, e al suo arrivo gli ha lanciato l’osso: “Tu adesso terrai una conferenza stampa e annunci che io sono il candidato premier” (e le tue primarie sai dove te le devi mettere). Il segretario da riporto l’ha prontamente restituito: “Berlusconi ha manifestato la volontà di tornare in campo. Del resto nel 2008 fu lui a vincere, ad alzare la coppa e il detentore del titolo ha tutto il diritto di farlo”. Perbacco, ci mancherebbe altro. Anche Schifani, dopo una fugace libera uscita, torna a cuccia. Il 7 giugno tuonava contro i “troppi errori” di B., incapace di “emarginare gli amici che sbagliano o di allontanare quelli che remano contro o lo portano fuori strada. Il nostro elettorato è frastornato. Un giorno il Pdl approva l’Imu e il giorno dopo la parte più chiassosa del Pdl minaccia di scendere in piazza contro l’Imu. Un giorno il Pdl approva i decreti, anche i più duri, di Monti e il giorno dopo la parte più colorita e populista del Pdl propone lo sciopero fiscale. Un giorno si ascoltano le più convinte dichiarazioni di B. a sostegno di Monti e il giorno dopo, sui giornali berlusconiani, si leggono titoli improntati al grillismo più avventato”. E lanciava Alfano, l’uomo “che ha segnato una svolta e ha dimostrato di sapere fare politica”, prendere le redini del partito, ma solo “se sarà in grado di guadagnarsi l’autonomia necessaria”. Giovedì sera la rivolta di Renato Spartacus si è conclusa con un trillante comunicato: “B. ha il sacrosanto diritto di scendere in campo. Ha pieno titolo a rivendicare la propria candidatura in una sfida democratica in una democrazia sana per il nostro Paese”. Corbezzoli, perdindirindina. Tutt’intorno si udiva un coro di “arfarf”, uno sbavare di osanna, un agitarsi di codine, uno sgomitare per arrivare primi all’Ansa col peana al “nuovo sacrificio” (Ravetto), all'”ennesimo atto d’amore” (Cesaro), al “fiat lux” (Biancofiore). Scene così imbarazzanti da indignare persino un professionista come James Bondi, mai mossosi da sotto la scrivania.

“Chi, nella penombra del Transatlantico, tramava contro ora è lì a spellarsi le mani e a gridare evviva”. Non c’è più la servitù di una volta.

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  1. il fatto è che le migliori teste critiche e gli intellettuali sono ancora legati a vecchi stereotipi per loro convenienza, infatti quelli che appaiono poi nei media quasi giornalmente appartengono tutti agli over 70.000 anche se abilmente spalmati nei vari schieramenti.
    Ma come fanno ancora a parlare di sinistra quando non hanno in programma una laicizzazione dello stato con l’abolizione dei patti lateranensi e di tutti gli altri privilegi. Ma come può uno che si dichiara rappresentante della sinistra consentire che vengano sfilati dalla tasca di un minatore del sulcis ceninaia di euro da passare ai vescovi?
    Nessuna politica dei redditi.
    Chi si trova nelle stanze del potere statale fa leggi con cui si aumenta lo stipendio, già ora fuori da qualsiasi buon senso
    Lassamo perde va, l’unica cosa che mi auguro è che ci sia un reset soft, perchè in caso di guerriglia, al di là di qualche over 70.000 sprovveduto, quelli che ci rimetterebbero la pelle saremmo sempre noi, gli under

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