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Giuseppe Cocilovo: parla il giudice di Sallusti

«Io non ho mai pensato al carcere per Sallusti. Ma perché l’Ordine professionale non interviene e non emana provvedimenti disciplinari? Avrebbero potuto fermarlo per 15 giorni, per un mese…». È una ferita aperta per il giudice. Affiorano dalla sua memoria quelle che chiama «le condotte successive » di Sallusti, il rifiuto della rettifica, il no a versare direttamente 20mila euro a Save the children per chiudere il caso, un altro articolo per ipotizzare che tra lui e Antonio Bevere, il magistrato della Cassazione relatore del caso, ci fosse un’antica amicizia da cui è scaturito un comportamento a lui favorevole. Invece «non l’ho mai conosciuto, ho chiesto la rettifica, niente ». Dice sdegnato: «Reato d’opinione? Quella fu solo una calunnia »

http://www.google.it/url?source=imglanding&ct=img&q=http://www.laportadeltirreno.it/icms/multimedia/LaPortaDelTirreno/images/upload/small/28/1348678034514_Legge.jpg&sa=X&ei=D7q9UJ0lxM20Bt3YgagI&ved=0CAkQ8wc4VQ&usg=AFQjCNGqjVIpEK08JReG28UPzM6oNJmMuwUn detenuto evade dai domiciliari, non viene chiuso in una cella come capita a tutti quelli che evadono ma rimandato ai domiciliari a cinque stelle in cui ha deciso di trascorrere la “pena” e il presidente Napolitano ritiene di doversene occupare personalmente, di concedere una grazia? perché?

Se pensiamo che sia giusto, corretto, accettabile che il presidente della repubblica debba intervenire e occuparsi personalmente del caso di un diffamatore recidivo per conto terzi [cioè di berlusconi];
se pensiamo che in un paese normale sia giusto fare due pesi e due misure – da parte delle istituzioni poi, quelle alte, altissime – che sia corretto che un ministro della giustizia, nota poi per aver difeso, da avvocato, la crème de la crème di questa bella società fondata sul privilegio  debba anche e solo prendere in considerazione l’idea di osservare da vicino la vicenda di  un condannato recidivo per diffamazione, uno dei reati più odiosi perché mira al discredito di una persona sul piano morale, essere diffamati pubblicamente significa portare per tutta la vita il peso di quelle accuse perché ci sarà sempre qualcuno che pensa che la calunnia è sì un venticello ma che magari, sotto sotto, qualcosa di vero ci sia;
se pensiamo che tutto questo si possa fare poi alla luce del sole infischiandosene dei principi di uguaglianza scritti non su un rotolone di carta regina ma sulla Costituzione della Repubblica Italiana, quella Carta di cui Napolitano dovrebbe essere il garante, l’estremo difensore,  e che nessuno, fatta eccezione che qualche perla rara ritenga opportuno sottolineare che non si può fare, che normalmente un presidente della repubblica non intercede a favore di un condannato recidivo anche e solo per una questione di forma c’è solo una cosa da fare: chiedere ufficialmente allo stato italiano  di smetterla di prendere i cittadini per il culo, abolire definitivamente quegli articoli che promuovono il rispetto e la messa in pratica nel concreto di quei principi di uguaglianza che però nel concreto e nei fatti in questo paese non sono mai stati rispettati.
Chiunque abbia calcato il palcoscenico del parlamento da protagonista non si è mai curato di farli rispettare.
Almeno ci rassegnamo, smettiamo di  parlarci addosso, smettiamo anche e solo di sperare che questo possa diventare un paese davvero normale.
Se penso che  il presidente della repubblica si attiva per concedere la grazia a sallusti e non lo fa per le migliaia di poveracci che di carcere muoiono ogni giorno, se penso che il presidente della repubblica non si è attivato con la stessa solerzia  per altre sentenze – virtuali –  quelle che non hanno mai punito gli assassini di un ragazzino né i massacratori di innocenti in nome e per conto dello stato italiano, vorrei solo scappare da un paese così ingiusto e così infame.

Sos Colle
Marco Travaglio, 4 dicembre

L’altro giorno alcuni buontemponi del Pdl han tentato di infilare nella legge di Stabilità un emendamento per il quarto grado di giudizio nei processi. Respinti con perdite e risate. Non avevano calcolato che il quarto grado di giudizio, almeno per lorsignori, esiste già: si chiama Quirinale. L’altroieri, all’indomani della decisione del Tribunale di sorveglianza sugli arresti domiciliari a Sallusti, l’incontinente portavoce del Colle, Pasquale Cascella, ha twittato che, nientemeno, “il Presidente sta esaminando ogni aspetto della vicenda e considera tutte le ipotesi del caso”. Quali siano le “ipotesi del caso” di competenza del capo dello Stato non è dato sapere, visto che la Costituzione non gli conferisce alcun potere di sindacare le sentenze definitive. Come presidente del Csm, egli è chiamato a votare sui procedimenti disciplinari contro questo o quel magistrato: ma per infrazioni deontologiche, non per il merito delle loro sentenze. Come presidente della Repubblica, poi, può concedere la grazia a un condannato. Ma sarebbe curioso se l'”ipotesi” che “considera” fosse la grazia a Sallusti: la grazia non può essere usata per annullare le sentenze sgradite. Infatti la prassi costante dei suoi precedessori, a cui pomposamente Napolitano si richiama a ogni piè sospinto, è sempre stata quella di concedere la grazia a condannati che avessero scontato una parte di pena.

Così fece Ciampi con il giornalista-senatore Lino Jannuzzi, condannato nel 2002 per diffamazione, spedito ai domiciliari nel 2004 e graziato nel 2005, prima che altre condanne (Jannuzzi aveva seguitato a diffamare a manetta) gli facessero superare i 3 anni di cumulo pena e lo portassero in carcere. Ma Sallusti ha iniziato a scontare la pena da appena tre giorni: dargli la grazia adesso (fra l’altro contro la sua volontà, visto che lui non intende chiederla), significherebbe sconfessare una Procura, un Tribunale, una Corte d’appello e l’intera Cassazione che l’hanno condannato, visto che la sentenza definitiva risale a due mesi fa. Con tanti saluti alla separazione dei poteri, pietra miliare dello Stato di diritto. Ma la questione è proprio questa: siamo ancora uno Stato di diritto? Da quando entrò a gamba tesa nell’inchiesta dei pm di Salerno sul verminaio politico- affaristico-giudiziario che aveva insabbiato le indagini di De Magistris a Catanzaro, chiedendo di leggere gli atti (non si sa bene a che titolo) durante la perquisizione degli uffici giudiziari calabresi, il capo dello Stato si crede il capo dei giudici, autorizzato a immischiarsi nelle indagini che gli danno noia. La scena si ripeté nell’aprile scorso quando, incalzato dallo stalking di Mancino, Napolitano e il suo consigliere mobilitarono in gran segreto il procuratore antimafia e il Pg della Cassazione per deviare le indagini di Palermo sulla trattativa Stato-mafia. Poi si scoprì che fra le telefonate intercettate sulle utenze di Mancino, ce n’erano anche quattro con Napolitano: allora questi scatenò un conflitto di attribuzioni alla Consulta contro la Procura, accusata di aver leso le sue prerogative per non aver distrutto le telefonate con la sua voce, The Voice. Peccato che il Codice assegni il potere di distruggerle non al pm, ma al gip. Ora Napolitano si accinge a firmare il decreto incostituzionale del governo Monti che dissequestra gli impianti inquinanti dell’Ilva, sequestrati da un gip per fermare il disastro colposo e gli omicidi colposi. Cioè fa proprio ciò che imputa falsamente ai pm di Palermo: lede le prerogative di un potere dello Stato. Ma chi si crede di essere: la Supercassazione di lorsignori? Chi gli vuol bene gli regali una copia della Costituzione e gli spieghi che non può fare così. Altrimenti i cittadini comuni, colpevoli di non avere un cognome famoso o una lobby alle spalle, dunque sprovvisti del numero verde di Sos Colle, si fanno strane idee.

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