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La Repubblica censura Odifreddi [e Il Fatto Quotidiano i commenti dei lettori]

Per criticare devi essere migliore e non usare gli stessi sistemi che condanni. Certo, ad Odifreddi gliel’hanno fatta proprio lurida. Ma per la censura vale il principio, o sei per la libertà di espressione o non lo sei, e nessuno dei due quotidiani lo è. C’è gente a cui andrebbe interdetto l’uso di un computer, altro che affidare cose delicate come la moderazione di un sito on line di un giornale o la responsabilità di una piattaforma e un social network.

Oggi il quinto potere è il click di un mouse, no, non può essere.

809 giorni di libertà [Odifreddi su Repubblica]

Tutte le persone che curano un blog sul sito di Repubblica dovrebbero pubblicamente solidarizzare con Odifreddi, dire che la censura fa schifo quando non si veicolano idee pericolose e che istigano a violenze, fascismi e razzismi.

 Odifreddi questo non lo ha mai fatto, quel post su Israele è uno scritto forte sì ma coraggioso e veritiero, a proposito di un argomento di cui pare che non si possa né si debba parlare.

Lo devono fare  per una questione di immagine, perché altrimenti diventa legittimo pensare che altri scrivano cose per non dispiacere editore, fondatore e direttore. Secondo me.

Odifreddi scrive contro Israele
Repubblica lo censura. Lui: ‘Lascio’

[Il Fatto Quotidiano, nell’articolo il post censurato, anzi tagliato di netto da Repubblica]

Piergiorgio Odifreddi viene censurato da Repubblica con l’intera rimozione di un suo post nel blog.

E’ la nuova linea editoriale del giornale fondato dal furbacchione di Largo Fochetti al quale piace vincere facile, perché è davvero troppo semplice fare battaglie di libertà solo quando si tratta di mignotte, papponi ed erotomani confusi con statisti o su signore offese da quello più alto che intelligente.

Le battaglie per la libertà si fanno sulla qualunque, non si nega la parola a Piergiorgio Odifreddi, su un quotidiano che si definisce libero e liberale.
Né si tace o si scrive a vanvera sulla trattativa stato mafia per non dispiacere l’amico e coetaneo coinvolto nella faccenda.
Né  Odifreddi  può essere bravo quando parla di laicità, quando fa notare le contraddizioni della religione, lo scempio di quella che dovrebbe essere una società civile anziché la fogna a cielo aperto che è diventato questo paese  ed essere meno bravo quando affronta argomenti che il pd – oramai partito di riferimento di Repubblica –  non gradisce affrontare come  dovrebbe per non dover prendere una posizione. Repubblica è lo stesso giornale dove praticamente a cadenza quotidiana ci ragguagliano sulla non democrazia del M5S, per dire.
E al Fatto Quotidiano, dove non vedono l’ora di poter ridare vigore al conflitto aperto mesi fa con Repubblica ma soprattutto con  Scalfari, da quando ha definitivamente abbandonato l’idea di fare giornalismo per mettersi al servizio di Napolitano e del partito di Bersani,  prendono subito  la palla al balzo e rilanciano la notizia in pompa magna.
Poi succede che una persona decida di andare nel sito del Fatto a commentare  e che dopo cinquanta secondi veda sparire il suo commento.
O che se ne veda cancellare altri senz’alcun motivo.
Insomma, in un giornale che si vanta di essere libero davvero  dove spesso si condanna la censura com’è giusto che sia, si censurano le opinioni della gente.

 

E inoltre mi chiedo a cosa cazzo serve mettere a disposizione un’edizione on line di un quotidiano  dove far intervenire i lettori –  molti di quelli che scrivono sono le stesse persone che finanziano attraverso l’acquisto del cartaceo –  per poi scegliersi i commentatori sulla base del sentire personale di gente di cui non si conosce neanche la faccia, a differenza di chi va a commentare in giro per siti e blog mettendoci la sua.
C’è un modo sciatto  di gestire le cose, anzi, di farle gestire da persone mediocri, gente che se  le metti in mano il giocattolino del click con cui può decidere cosa sì e cosa no fa solo disastri.
La censura, il ban, eventuali querele e denunce in fatto di stampa e libertà di  informare o di esprimersi  devono essere l’extrema ratio da utilizzare solo in presenza di pensieri pericolosi, istigazioni, apologie e  diffamazioni.
Non l’ha fatto Odifreddi su Repubblica né altrove, non l’ho mai fatto io che ho dovuto rinunciare a commentare in quel sito per non dovermi accorgere che ogni giorno mi venivano censurati e cancellati commenti, le stesse cose che scrivo qui, sulla mia pagina di Facebook tranquillamente,  né l’ho mai fatto e lo faccio altrove.
Tutto il resto deve essere concesso  altrimenti  inutile vantarsi di essere un giornale libero solo perché non ha un editore a cui rendere conto, perché se poi affida la gestione di una cosa che mette a disposizione in virtù di quella libertà di cui si vanta a persone incapaci e irresponsabili non difende più la libertà ma diventa complice di chi invece la sottrae.
Dunque se mi posso permettere, e mi permetto eccome, né a Repubblica   né al Fatto è ben chiaro il concetto di democrazia e di libertà.
Andate a studiare, ancora un po’.
E poi pontificate.

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  1. Proprio oggi ho ripetutamente postato questo commento sul FQ, che veniva sistematicamente e immediatamente rimosso, così come i successivi post con cui annunciavo il mio abbandono del forum e il mio disgusto per la manipolazione informativa messa in atto dal FQ. La cosa è tanto più paradossale in quanto commentavo l’articolo sull’episodio di censura a Odifreddi sparato con titolone sulla Home page del sito del FQ:

    “Cerchiamo di evitare l’ipocrisia: la completa libertà di pubblicare le proprie idee non esiste. Noi tutti giustamente condividiamo se viene cancellato dal web un sisto di propaganda razzista o neonazista, noi tutti condividiamo se non si dà libera circolazione a tesi storiche revisioniste sullo sterminio ebraico. Il FQ stesso è un esempio in tal senso: spariscono di continuo commenti dei lettori (anche ineccepibili sotto il profilo della correttezza del linguaggio) e scompaiono anche post dei blogger. Non esultino pertanto nell’additare La Repubblica come giornale di censura. Le testate hanno anche delle responsabilità giuridiche legate agli artcoli che divulgano. Odifreddi, inoltre, non è un maestro del sospetto, ma per molti versi un ingenuo commentatore i cui fondamenti culturali sono ancorati al Positivismo ottocentesco. La sua polemica contro il latino, gli argomenti della polemica antiecclesiastica sono spesso di basso spessore culturale. Anche quanto da lui espresso nell’ultimo post su Israele non è una tesi storiograficamente fondata, ma un parere in libertà. Ha perfettamente ragione Aldo Busi riguardo al conflitto israelo-palestinese: non è sensato schierarsi per l’una parte o per l’altra. Per precauzione copio questo intervento (come faccio da un po’ di tempo a questa parte), perché è a rischio cancellazione.

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  2. Non mi meraviglio della decisione di chi cura il sito de La Repubblica, del resto considero quel quotidiano un organo di partito così come tanti altri in Italia.

    Ritengo molto preoccupante la vicenda che ha riguardato te e, da quanto ne so, anche altre persone che non possono vedere pubblicate le loro opinioni senza che qualche testa di cazzo decida di farle sparire trovando appoggio in chi “dovrebbe” controllare

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  3. Se dovesse succedere qualcosa anche a questo blog stavolta qualcuno in tribunale ce lo porto. Sono un po’ stufa di vigliacchi che eccedono in poteri e autorità nascosti in una redazione di un giornale come in sedi dislocate di qualche piattaforma in tutta Italia dentro anonimi appartamentini.Almeno in tribunale ci si va tutti in carne ed ossa.

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  4. Al Fatto contraddicono anche le regole che loro stessi fanno; ti dicono che se usi un servizio di login non devi passare per le forche caudine della moderazione e non è vero. Io ho un account disqus e in aternativa entro col mio profilo FB ma la moderazione scatta lo stesso anche col mio nome, cognome e faccia. Molto spesso il commento non è stato neanche pubblicato.
    Poi ti dicono che la fascia protetta è dalle 22 alle 7 del mattino ma non è vero nemmeno quello perché spesso e volentieri alle nove i commenti non vengono aperti.
    Aldilà dello sconcerto che provoca il dover subire quella che è una palese ingiustizia, visto che passano commenti scarsi di contenuto, scarsi di correttezza della lingua, spesso anche con parolacce che casostrano al moderatore sfuggono non riesco proprio a capire l’utilità di allontanare gente. Qual è lo spirito di aprire la propria porta di casa e poi richiuderla in faccia all’ospite. E’ anche una questione di marketing. Io ho già smesso di comprare l’Unità e Repubblica, e non ho nessun problema a smettere di finanziare coi miei soldi un quotidiano dove trovano residenza persone superficiali, che non sanno fare bene il loro mestiere e anche piuttosto arroganti visto che il problema è stato segnalato più e più volte ma malgrado le spiegazioni ricevute si continua a fare lo stesso errore.

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