Dio non sa chi sono IO

Sottotitolo: Sto con Obama, per ovvi motivi, ma non con l’America.
Sapevatelo.

La Fornero chiede alla stampa di lasciare la sala dove sta parlando e spiega: “Ti scappa una parola e diventa titolo”. E se ogni tanto si mordesse la lingua?

[Il Fatto Quotidiano].

Ma questa signora, affascinante  e aggraziata quanto una kapo’ che vuole, fare il ministro e pensare di non dover misurare le parole? ma non era il governo delle gentildonne e dei gentlemen sobri questo?

Preambolo:

Trattativa, i pm: “Berlusconi e Dell’Utri
garanti del patto con Cosa Nostra”

Ingroia e i colleghi della Procura di Palermo depositano una memoria al processo appena iniziato. L’ex premier “approdo” finale del patto. Nel documento ricostruzione storica più che giudiziaria. Leggi il documento integrale

Il fatto è che ad una certa età bisognerebbe ritirarsi ad una dignitosa vita privata, mica per niente, per evitare di rendersi ridicoli. C’è da dire che questo timore non sfiora minimamente Scalfari che da qualche mese sta sfidando l’impossibile e l’inenarrabile non senza la collaborazione di chi lo invita in televisione, uno a caso Fabio Fazio – come se non bastassero i suoi editoriali – pensando che abbia chissà quali cose sensazionali da rivelare al popolo italiano.  Non voterò il movimento e Grillo non sempre dice cose utili ma meno ancora mi piacciono gli allarmi sulla possibile morte della democrazia – qualora il movimento vincesse le elezioni – lanciati dal Rimbambito di Largo Fochetti nell’ennesimo delirio [in forma di poderoso editoriale] di domenica.

Eh caro Scalfari, sono belle le battaglie per la libertà di espressione, è bello invocare da un quotidiano prestigioso il diritto a non essere imbavagliati, specialmente se la possibilità di limitare la libertà di espressione e di imbavagliare questo surrogato di informazione che abbiamo a disposizione in Italia è nelle mani di un editore concorrente col quale casualmente l’editore del Gruppo Espresso aveva un contenzioso in sospeso e che, sempre casualmente è potuto assurgere al ruolo di controllore anziché, come sarebbe stato più giusto, di controllato a vista considerato il potere spropositato di cui può disporre e che in virtù del ruolo politico concessogli violando legge e Costituzione [altroché Grillo] per mezzo del quale ha potuto scampare alla galera ha potuto aumentarlo a dismisura anche e soprattutto grazie a chi – certa stampa compresa e un’opposizione che gli ha retto il gioco per diciotto anni – faceva finta che berlusconi presidente del consiglio fosse una cosa normale da paese normale. 

Ha fatto finta la prima volta, ha fatto finta la seconda e ha fatto finta anche la terza senza che l’esercito delle intellighenzie facesse un plissé a proposito di pericolo dittatura, di rischio populismo, senza gli affettuosi moniti di Napolitano che era troppo occupato a sfilare e ad infilare la penna dal taschino. 
Oggi invece è cambiato tutto, compresi i nemici da abbattere: Magistrati colpevoli di voler fare il loro dovere e un movimento di gente che si è fatto strada da solo senza che nessuno gli mettesse a disposizione bicamerali superaccessoriate.
Grillo le battaglie le voleva fare nel PD ma gli è stato impedito. Gli dissero che non poteva iscriversi anche se lui aveva già la tessera, ma nel frattempo nel partito, terrorizzati dalle proposte circa i NON finanziamenti ai partiti e l’incandidabilità dei condannati [come se ci volesse una legge per impedire a dei delinquenti di poter accedere alla politica] hanno adito ragioni di regolamento e statuto e avviato le procedure di restituzione dei soldi del tesseramento.
Col risultato che oggi si teme più un movimento di popolo di un signore gà prescritto e condannato un paio di volte dalla giustizia, estraneo alla politica, nonché ad ogni tipo di rispetto di leggi e regole che, per ambire ad un ruolo politico si è fatto fare un partito dall’amico mafioso.
La democrazia è un processo complicato e faticoso, ecco perché non si addice all’Italia.
L’editto liberale
Marco Travaglio, 6 novembre
Sostiene il liberale Eugenio Scalfari su Repubblica che il “Movimento 5 Stelle diventa un problema politico” perché gli elettori siciliani l’han votato più di tutti i partiti e soprattutto perché Santoro ha osato financo trasmettere “parecchi minuti” di immagini sulla traversata dello Stretto di Messina da parte di Grillo, “leader del populismo e dell’antipolitica”, e di alcuni suoi comizi in Sicilia “infarciti di parolacce”. L’ascolto medio è stato del “10,37”, che “non è moltissimo” (solo il doppio di quando a La7 compare Scalfari), “ma sono comunque cifre significative”. Il problema politico sta nel fatto che Grillo “fugge dalle tv ma le tv lo inseguono, lo riprendono, lo trasmettono” (peraltro Grillo fugge anche dai giornali, ma i giornali lo inseguono, lo citano, lo raccontano, Repubblica compresa, la qual cosa si chiama informazione, ma lasciamo perdere). Come se non bastasse, c’è pure “la Rete gremita di video sul Grillo comiziante e monologante, con milioni e milioni di contatti” (per la verità la Rete è pure gremita di video su politici comizianti e monologanti, che però purtroppo registrano scarsi contatti all’insaputa di Grillo, ma lasciamo andare). Insomma “Grillo gode di una posizione mediatica incomparabilmente superiore a qualunque altro leader politico di oggi e di ieri” (ohibò: ma non ha appena detto che Grillo “sfugge alle tv”? Non sa che sulla Rete ciascuno va liberamente dove gli pare? Ha idea di quanti milioni di italiani sono costretti ogni giorno, da mane a sera, da tempo immemorabile, a sorbirsi tutti i vecchi politici in tutti i programmi tv, da La prova del cuoco alla messa domenicale, eccetto forse, per ora, il segnale orario e il meteo, visto che i partiti occupano il Cda Rai, le reti, i tg e le Authority?). Così Grillo, senza spendere “un centesimo”, ottiene “ascolto fino al prossimo comizio del quale sarà lui a decidere il giorno, l’ora e il luogo” (ecco: decide lui quando e dove fare i comizi, senza nemmeno una telefonata a Scalfari per sapere se abbia nulla in contrario). “Quale sia il programma del M5S resta un mistero” (almeno per chi non ha ancora imparato a cliccare sul blog di Grillo in alto a destra, alla voce”Scarica il Programma M5S”). Ma ora è allarme rosso, perché “sul suo ‘blog’ uno dei seguaci ha già costruito la futura architettura politica: al Quirinale Di Pietro, capo del governo e ministro dell’Economia Beppe, De Magistris all’Interno, Ingroia alla Giustizia, Saviano all’Istruzione”. A parte Saviano, che per Scalfari “sarebbe una buona idea, ma il nostro amico non accetterebbe quella compagnia” altrimenti che amico sarebbe?, “per gli altri nomi c’è da rabbrividire e chi può farebbe bene a espatriare”. Ecco: chi non rabbrividì e non espatriò con B. al governo, Mancino o Schifani al Senato, Casini o Violante alla Camera, Tremonti all’Economia, Mastella o Castelli o Alfano alla Giustizia, Maroni o Mancino o Amato all’Interno, Bossi o Calderoli alle Riforme, Gelmini all’Istruzione, dovrebbe farlo ora al solo sentir pronunciare i nomi di Grillo, Di Pietro, Ingroia, De Magistris e altri pericolosi incensurati. Tantopiù che — rivela Scalfari — sta per rinascere un “partito d’azione” con “Flores, Travaglio, Santoro” e altri “disturbati”. “Resta da capire — domanda Il liberale Scalfari — perché mai alcune tv si siano trasformate in amplificatori del populismo eversivo”: giusto, che aspetta La7 a chiudere Servizio Pubblico cacciando Santoro e gli altri disturbati? Altrimenti non restano che due soluzioni:
1) espatriare (intanto l’unico che espatria è Ingroia); 
2) convincere l’amico Monti a istituire una nuova tassa: chi guarda un video di Grillo dovrà guardarne anche uno a scelta di Bersani, Casini, o Alfano; alla terza visione grillesca, scatta la progressività dell’imposta e si aggiunge l’ascolto obbligatorio di un monito di Napolitano. Integrale.

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