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Federico Aldrovandi: una storia di ordinaria ingiustizia

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 Ultim’ora: Nichi Vendola è stato assolto dal tribunale di Bari dall’accusa di concorso in abuso d’ufficio perché “il fatto non sussiste”.
La procura aveva chiesto la condanna a 20 mesi. 

E ovviamente il consueto vaffanculo terapeutico a chi lo aveva paragonato ai criminali veri di stato, ai corruttori, ai diffamatori, ai predisposti naturalmente a delinquere. Forza, Nichi.

Chi è onesto, non scappa. Né, come sallusti, diffamatore per mestiere e spiccatamente predisposto a delinquere va a pietire comparsate televisive che “autorevoli” tribune gli stanno concedendo praticamente tutti i giorni al solo scopo di propagandare la solita vomitevole spazzatura sulla Magistratura. Né come berlusconi, condannato per frode fiscale, un reato odioso perché ricade sulla testa di tutti i cittadini, trova televisioni disponibili a mandare in onda assurde conferenze stampa trasformate in comizi da dittatori d’antan sullo stile di Ceausescu. E questo sarà un paese normale solo quando tutti gli indagati per qualsiasi reato, se di mestiere fanno i politici, i poliziotti, i carabinieri, i giornalisti, i giudici, gli avvocati, una qualsiasi professione che, se svolta disonestamente entra in un pericoloso conflitto di interessi con l’onestà e la vita sociale di inermi cittadini senz’alcuna difesa diranno:” se sono colpevole mi dimetto”, e lo faranno sul serio.

Aldrovandi: ordinaria ingiustizia

Quanto tempo serve per avviare un immediato provvedimento disciplinare annunciato da un ministro dell’Interno? Il 26 giugno Anna Maria Cancellieri, con un nota, prendeva posizione rispetto al poliziotto che su Facebook aveva dato della “faccia di culo” alla mamma di Federico Aldrovandi per aver “allevato un maiale”. Non è dato sapere quanto tempo serva per quel provvedimento “immediato”. Il Fatto Quotidiano lo ha chiesto con mail e telefonate senza però ottenere ancora una risposta.

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Chi prende le botte e le manganellate è anarcoinsurrezionalista antistato.

Una madre a cui quattro tutori dell’ordine fra cui una donna ammazzano il figlio diciottenne saltandoci sopra e spaccandogli ossa e cuore, stronza lei che lo ha tirato su maleducato, una “faccia di culo” colpevole di  aver “allevato un maiale”.

Pezzi dello stato che  si sono attivati in tutti i modi affinché non si arrivasse alle sentenze perdonati e mantenuti con onore all’interno della società cosiddetta civile.

Mentre invece gente che si macchia di crimini orribili quanto ingiustificati e ingiustificabili si sarebbe dovuta cacciare dopo cinque minuti  con il giusto disonore per aver tradito quello stato che invece aveva scelto di servire e – appunto – ONORARE, non certo sottoporla a processi farsa che ad oggi non hanno mandato un solo responsabile di questi scempi di civiltà a soggiornare nelle patrie galere.

Dunque non mantenendola nel loro posto di lavoro come  i quattro assassini di Federico Aldrovandi, non nominandola sottosegretario alla sicurezza del paese come è avvenuto per Gianni De Gennaro che era il capo della polizia di stato, quando la polizia di stato massacrò su ordine della politica, dunque del governo berlusconi di allora, anno domini 2001, ragazzini inermi, non mentre attaccavano qualche obiettivo militare, lanciavano sassi o, per esagerare in prevenzione, marciavano in una legittima dimostrazione di dissenso, no: mentre dormivano.

In qualsiasi posto di lavoro si viene cacciati per molto meno di un omicidio.

Nessuna giustificazione né comprensione per la politica, specialmente quella di ‘sinistra’ che si è resa più volte complice dell’attuazione di provvedimenti tesi a proteggere e difendere i criminali di stato come l’indulto voluto da mastella per fare un favore a berlusconi ben sapendo che l’indulto non sarebbe servito ai cosiddetti ladri di polli ma agli stupratori della legalità e democrazia.

Il fatto  che alle istituzioni “repubblicane, democratiche”, vada bene che un ex capo della polizia assurto poi ad un prestigioso incarico politico abbia un precedente grave e mai sanzionato come quello di aver comandato la polizia di stato anche quando bastonava e massacrava per dispetto, significa che repubblicane e democratiche non sono.

Non siamo in democrazia, ma non prendiamone atto con la solita italica rassegnazione,  non facciamoci ingannare da questo suo moderno volto ora  fintamente libertario e ancorché sobrio.

La vera faccia di chi ha sempre gestito questo paese, la sua verità si vede da queste non – condanne.

Il ministro Cancellieri così sempre prodiga di complimenti per le forze dell’ordine buone anche quando pestano gente colpevole di difendere le sue cose e la sua terra, uomini, donne, ragazzi e ragazze colpevoli solo di pretendere di vivere in un paese socialmente giusto e non nella latrina a cielo aperto che è, e di solidarietà per funzionari “alti” dello stato responsabili di aver ordinato massacri – per dispetto – su gente che dormiva per terra in un sacco a pelo non trova un attimo di tempo per occuparsi di  questo?

Vergogna senza fine.

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