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Insisto: non chiamateli femminicidi

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Dopo aver letto decine di articoli e  centinaia di commenti su questo argomento [femminicidio]  non solo a proposito della tragedia di Carmela, ho capito che ci sono un mucchio di donne che vivono la loro condizione femminile nel modo peggiore pensando che tutti gli uomini siano potenziali stupratori violentatori assassini.
Questi sono i danni prodotti purtroppo da un certo femminismo esagerato: quella mentalità per cui davanti agli uomini bisogna stare sempre in assetto da guerra, pensare che per difendere il diritto ad essere donne rispettate sia necessario avere un’opinione sempre negativa a proposito di uomini.

Io non sono così, e non sarò mai così.
Semplicemente perché non tutti gli uomini sono “così”.
E non per questo mi sento sminuita nel mio ruolo, al contrario ho sempre vissuto bene il mio rapporto con l’altro sesso, senza cercare la competizione continua, senza sentirmi “meno” rispetto a nessuna donna che abbia ancora in mente la convinzione che ogni cosa che riguarda donne ed uomini debba trasformarsi e/o passare per una battaglia femminista.
Sono andata a leggermi un po’ di statistiche circa la percentuale di donne morte nel resto del mondo: dati ONU, per motivi diversi e in paesi dove nessuno per fortuna ha bisogno di inventarsi parole nuove per specificare un problema, un dramma quando ci sono: se i media la piantassero di ficcare la parola femminicidio ovunque sarebbero molto più credibili: un figlio maschio che viene ucciso dal padre perché gli chiede soldi per drogarsi o perché tiene la musica troppo alta [è successo davvero], in che categoria lo dobbiamo inserire?
Sono mesi che il dibattito si sposta proprio sull’uso di questo termine improprio ma nessuno sembra farci caso, e si continua a perpetuarlo ovunque.
Dunque da quei dati consultabili facilmente in Rete sembra che in Italia non ci sia alcuna  emergenza, anzi, rispetto ad altri paesi la percentuale è anche più bassa.

Questo non significa nulla naturalmente, è chiaro per tutti spero che anche una sola donna, ragazza morta di niente, e cioè per motivi legati agli esiti sfavorevoli di relazioni con gli uomini sarebbe, è, un fatto inaccettabile. 
Non vorrei però, e ne ho paura anzi, che anche questo diventasse un argomento sul quale si può ricamare all’infinito, un argomento buono per dibattiti, talk show, articoli di giornale spalmati ovunque, buono per dare una ribalta pubblica anche a chi poi non ne farebbe un uso corretto parlandone in modo non corretto.
Un argomento buono per far vendere qualche libro in più.
Non esiste la violenza di genere, esiste la violenza e basta.
E la violenza non si combatte rispolverando veterofemminismi, slogan da anni ’70 che ho letto in questi giorni nei mille articoli che trattano della morte di Carmela morta per sbaglio al posto di sua sorella.
Non si risolve coniando termini nuovi che poi spostano l’attenzione da quello di cui si vuol parlare; esprimere una cultura che faccia da contrasto a questi episodi non significa inventarsene una o più d’una buona per l’occasione ché poi qui ci vogliono i secoli per togliersi dalle balle sottoculture e luoghi comuni, siamo mica la Danimarca noi.
Bisognerebbe che ognuno iniziasse a prendersi le sue responsabilità; famiglia, scuola, responsabilità, anche e soprattutto riguardo  quelle madri che permettono a figlie ancora bambine di agghindarsi come prostitute da strada, di avere un telefono con la connessione ad internet  e il profilo facebook col quale parlano con l’amichetta che abita di fronte casa loro a dodici anni [cazzo ci devi fare a dodici anni con internet? stronzate, ci fanno solo stronzate] invece di educarle alla mutazione “bambina/ragazza/donna” in modo equilibrato. Di quel che si dovrebbe fare coi figli maschi ne ho scritto diffusamente nel post precedente.
E  anche le donne dovrebbero riprendersele; io penso che ci sono situazioni in cui una donna se vuole si può salvare. 
Può decidere di non accettare una prima volta, che sia l’offesa verbale, lo schiaffo, la mortificazione psicologica, a tutto questo si può dire di no.
Già dalla prima volta, molte invece ancora confondono certi atteggiamenti con la considerazione che un uomo ha per loro: “è geloso, significa che a me ci tiene, mi ama, non vuole perdermi”. 
Niente di più sbagliato e falso, e ormai non ci dovrebbe cadere proprio più nessuna in questa trappola.
Non c’è nulla che si possa derubricare nel cosiddetto raptus della follia; la strategia dell’uomo violento è studiata, ponderata in modo scientifico, ed è impossibile non accorgersi del pericolo.
E quando questo pericolo si avvicina, quando si inizia a vivere nel disagio e nella paura sarebbe meglio parlarne con qualcuno da vive, piuttosto che far parlare poi di sé da morte.
Il rinnovamento e la crescita culturale non passano per la parola “femminicidio”.
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  1. Il fenomeno esiste, che poi si stia dando maggior enfasi alla questione non implica neppure che l’uomo inteso come maschio debba risolvere i conflitti con la violenza.Un conoscente 40enne (con Figlio 16enne) mi riferiva ieri di aver assistito ad una discussione fra adolescenti in cui i maschietti erano imbarazzati per il modo esplicito che le loro coetanee parlavano fra di loro di sesso (fascia di età 12/13 anni)…Giusto o sbagliato, sono d’accordo che non si debba fare di ogni erba un fascio ma ho anche l’impressione che vi sia in alcune donne la tendenza a farsi condizionare dai media diventando oggetti da usare a piacere del maschio alfa di turno e se questa poi viene scambiata per libertà temo che di strada da percorrere ve ne sia ancora molta…

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    • Sì, lo penso anch’io. E non sulla base di sentito dire ma proprio per conoscenza diretta di famiglie che usano educare figli ancora bambini – maschi e femmine – in un modo orribile e che inevitabilmente condizionerà tutto il loro percorso esistenziale.

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  2. Sono d’accordo.

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  3. Anche la violenza su una sola donna è inaccettabile, che sia in Italia o in Pakistan poco cambia.

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  4. non c’è dubbio, la colpa è tutta delle mamme, per non parlare poi di quelle brave fanciulle che detestano gli ometti piatti, magari bruttarelli mentre sono affascinate dall’estro del macho.
    Chissà perchè a me bastano poche ore per classificare una persona e nei casi più complicati una setttimana in vacanza giorno e notte
    Lasciate perdere poi ste statistiche del pollo, chissà quanti morti maschi ci sono e ci saranno per perforazioni ulcerali dovute al lentissimo avvelenamento con topicidi effettuato dalle donne ancora con la testa pensante.
    Non per niente ci sono in giro molte più vedove che vedovi

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  5. Ciao RosaLuise, sono qui perchè ho seguito il tuo suggerimento dal Fq, quotidiano che ormai può essere considerato alla stregua di un Libero o Giornale qualunque.Anch’io ho subito inspiegabili censure, quando poi lasciano tranquillamente post d’insulti. Pensa che avevano pubblicato un articolo sul femminicidio dell’avvocato Mazzola che non la pensava come loro ed è sparito nel giro di un minuto.Peccato perchè c’era gente con cui potersi confrontare civilmente tra cui tu.

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  6. Cosa ha promesso? Io avevo mandato una mail ma non m’aveva risposto

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