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Question time di un sabato mattina [ma non chiamatelo femminicidio, per favore]

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  Coniare nuovi termini, del tutto inappropriati poi perché femminicidio non significa nulla se applicato agli omicidi sistematici di uomini che non ammazzano una donna in quanto tale ma perché rifiuta di essere un oggetto di proprietà.

Quello delle neonate ammazzate appena  nate, fatte abortire ad esempio in Cina, civilissimo paese partner economico anche dell’Italia è femminicidio.
Tutti gli altri sono OMICIDI, a prescindere dal genere sessuale di chi ne è vittima.
Cerchiamo di smetterla di seguire le mode.

 Sottotitolo,  pretesto 1:
“è come se io fossi il fuoco e la mia compagna ci buttasse la benzina sopra: tu bruci, bruci. E dall’altra parte non arriva nessun aiuto, perché se lei mi voleva veramente bene non doveva alimentare questa cosa…” [Testimonianza di un uomo di 43 anni, denunciato per maltrattamenti e oggi in cura presso un centro antiviolenza – da “Se questi sono gli uomini” , il libro inchiesta di Riccardo Iacona sulla mattanza delle donne in Italia].

Carmela, 17 anni,  è la centesima vittima di un anno che deve ancora finire, morta ammazzata per mano di un ragazzo e per giunta per sbaglio perché l’obiettivo doveva essere sua sorella Lucia di un anno più grande, colpevole di aver detto no ad una relazione che non voleva più continuare.

Nel 2011 sono state 137 le donne morte ammazzate per mano di chi diceva di amarle, di tenere a loro, che erano più importanti della loro stessa vita.

Non l’uomo “nero”, il romeno, lo “zingaro”, ma proprio e solo il marito o l’ex, il compagno o l’ex, il fidanzato o l’ex: questo è l’identikit dell’assassino, a dispetto  di quel che i media spesso vogliono far passare e cioè che ad uccidere sia il diverso da noi, lo straniero, l’intruso.

Care mamme di maschi che stanno crescendo ora, adolescenti, ragazzi che iniziano le loro esperienze di coppia, c’è una cosa molto importante che molte si dimenticano e si sono dimenticate anche in altre epoche è di insegnare ad un figlio maschio  che un NO significa esattamente NO.  Forse perché loro non hanno mai avuto il coraggio né la determinazione per dirlo all’uomo di casa che, nella maggior parte dei casi è il responsabile di questi omicidi.

Che sia riferito ad un invito, ad un abbraccio che non si ha voglia di condividere, ad un bacio che non si ha voglia di restituire, ad una scopata che non si può, non si deve  far subire con una violenza e uno stupro, NO significa NO, significa che ci si deve fermare, subito, anzi prima.

Significa che  un abbraccio, un bacio e una scopata, fatta per amore o per semplice voglia e passione scaturite anche dall’attrazione di un momento devono essere qualcosa concordata e condivisa con passione reciproca, e non possono in nessun modo diventare violenza né la motivazione per impossessarsi di una persona, una ragazza, una donna nella fattispecie che non potrà più rifiutare qualcuno, un ragazzo, un uomo nella fattispecie, con cui non vuole più condividere abbracci, baci e scopate pena la perdita della vita in modo violento, a 17 anni come a 50 per quell’insana idea che hanno molti uomini circa la proprietà di una donna che si può esercitare anche in modo violento.

Una donna spesso non si salva nemmeno quando è “ex”.

Ci sono storie di persecuzioni durate anni che si sono concluse con un omicidio, qualche anno fa sette denunce per stalking non sono bastate a salvare la vita di una donna. 
Prim’ancora ci fu il caso della ragazza di Biella accoltellata e uccisa davanti alla fabbrica dove lavorava dopo 13 anni di persecuzioni.
Sette denunce, 13 anni di molestie reiterate e per una multa non pagata equitalia pignora l’appartamento e porta la gente al suicidio.

La politica ha ormai ampiamente dimostrato la sua distanza dai problemi e dai drammi reali di tanta gente, le donne e i bambini sono le prime vittime di una società ingiusta e incivile. 
Perché non può esserci civiltà in un paese dove manca la tutela, dove non vengono applicate in modo rigoroso le misure di tutela verso una donna che dice a questo stato: ” guardate che quello prima o poi mi ammazza” e lo stato non fa nulla per evitare che questo accada. 
E il deterrente può essere solo la sicurezza che uno stato sia in grado di tutelare chi viene minacciato e offeso in maniera continuata.
Inutile chiedere certezze di pena che non verranno mai applicate, perché per la maggior parte dei casi gli esecutori di queste condanne a morte sono incensurati e potranno quindi godere di tutti i benefici che questo magnifico stato garantista mette a disposizione. Amore Criminale, la trasmissione di Raitre che si occupa  delle violenze alle donne che nella maggior parte dei casi sfociano con l’omicidio raccontava ieri sera la storia di Maria Rita Russo, 31 anni, di Giarre, uccisa dal marito che le ha dato fuoco e probabilmente avrebbe ucciso anche i loro due figli se lei non fosse riuscita a metterli in salvo.
L’assassino ha potuto usufruire del processo con rito abbreviato; è civile questo? Certo che no, e basta con questo cazzo di garantismo che alla fine tutela i criminali e basta. Come per la mafia è ovvio che il ripristino della legalità debba passare anche per la cultura, ma senza dispositivi di legge seri e severi non si risolvono problemi legati a criminalità e ad atti violenti. Una persona normale, specie il cosiddetto bravo ragazzo davanti al quale si parano le mamme dicendo “chi, mio figlio?” non va in giro con un coltello, la morte  di Carmela, che poi doveva essere Lucia non è il frutto di un raptus di follia, è omicidio preterintenzionale.
E la pena deve essere adeguata.
Quanto vale la vita di una ragazzina di 17 anni ammazzata per sbaglio care ministre Fornero, Cancellieri, Severino, otto anni, dieci, dodici?
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  1. Sacrosante parole.
    Sintomi di una società che non è mai cresciuta, non si è mai evoluta, non si è mai resposabilizzata, non si è mai curata, non è mai maturata. Una società che uccide i propri figli e i sogni degli stessi è una società che non merita rispetto.
    E’ semplicemente un’aggregazione di persone forzatamente tenute assieme per il benificio di pochi.
    Non si è solo apolidi, qui c’è proprio il disprezzo dell’altro espresso sotto varie forme.
    Dove è scritto che ci meritiamo una società?
    E’ il popolo italiano maturo a a sufficienza per chiedere diritti e rispettare i doveri?

    Rispondi
    • Finché saranno perlopiù uomini a fare leggi di cui dovranno usufruire specialmente le donne non se ne esce. I nostri onorevoli parlamentari poi, si sa, sono una garanzia. Diciamo poi che la sensazione è che non ci sia un grande impegno in un parlamento che fa mancare la presenza, anche femminile al senato quando si devono discutere gli emendamenti PROPRIO sulla legge che riguarda la violenza alle donne.

      Rispondi
      • Già, ma dovrebbero essere donne comuni e non “igieniste dentale” o coloro con quintali di silicone sulla faccia…forse il posto più appropriato per loro è il circo.
        In ogni caso, non sta né in cielo né in terra che una congregazione di 80enni possa decidere per i figli di una società. Persone di quella età dovrebbero stare con i nipotini e bis-nipotini oppure al bocciodromo. Di certo non a in un’istituzione a decidere per il futuro. Questo in teoria, poi in pratica sono lì per fottere e fottersi soldi e il discorso è tutt’altro.

      • Vero, però bisogna riconoscere che su certi temi l’impegno delle donne è trasversale, e che andrebbe preso il meglio da ognuna, perfino la mussolini riesce a dire qualcosa di sensato su donne e famiglia. Molto più di tanti uomini sedicenti di sinistra che in trent’anni che sono in parlamento non hanno fatto una sola azione concreta in tema di diritti civili.Fra cui quello delle donne di non morire ammazzate da un uomo solo perché lo rifiutano.

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