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Mi candido solo se me lo chiede il partito: cioè io

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Sottotitolo, dal “Fatto Quotidiano”: “L’appello dell’Unità per D’Alema? Non ho mai firmato nulla”. Ne è certissima Sabrina Rocca, una delle principali dissidenti del Pd siciliano, che di appelli in favore del lìder Maximo non ne aveva mai sentito parlare. “E anche se mi fosse stata richiesta la firma, avrei comunque rifiutato”, aggiunge categorica. Eppure il suo nome era incluso tra le settecento firme pubblicate sull’Unità in favore di Massimo D’Alema. Indicato da più parti come uno dei primi “passi indietro” necessari per rinnovare la classe dirigente del centrosinistra, in soccorso di D’Alema era arrivato provvidenziale l’appello pubblicato sulle pagine del giornale fondato da Antonio Gramsci.

Solo che non tutti i firmatari erano al corrente di essersi spesi per lui.

Appello per D’Alema sull’Unità, spuntano firme false. Pd: “Confusione”

Candidature Pd, Bersani molla D’Alema
La replica: “Non è lui che deve decidere”

“Mi candido solo se me lo chiede il partito”,  dice l’ex lider Maximo, il partito è lui, non si spostano una pianta di ficus né una poltrona  nelle sedi del piddì se non lo decide lui.

Quindi di che parla, cos’altro vuole, che ha fatto girare le balle perfino a Bersani.

Ed è tutto dire.

Non si capisce chi è che avrebbe bisogno di lui così tanto da chiedergli di restare.

E comunque una cosa del genere l’aveva già detta berlusconi, tanto per ribadire e confermare semmai ce ne fosse bisogno la strana sinergia che intercorre fra due personaggi che dovrebbero stare agli opposti estremi ma ai quali invece è sempre piaciuto stare vicinivicini.

Che ci faremo con tutti ‘sti benefattori non lo so.

Fanno tutto per il partito, come se il partito fossimo noi e non sempre, comunque e solo loro.

Portare un po’ lontano dal panorama le loro facce manco a parlarne.

Sarebbe un gesto troppo dignitoso e civile.

D’Alema: il nobiluomo della loro santità.
D’Alema: quello che come Giovanardi, la Binetti, Fassino, la Bindi e Fioroni NON vuole una legge che regolarizzi le coppie di fatto attaccandosi ad una ridicola questione di forma circa il come deve essere definita quell’unione: matrimonio sì, no, forse, MA ANCHE NO.
D’Alema: quello che “mediaset è una grande risorsa degli italiani” e che per questo non ha mai voluto fare pur potendola fare una legge sul conflitto di interessi ma, al contrario, ha spalancato le porte al piazzista di cazzate, all’uomo più indagato d’Italia  con la famosa bicamerale.
D’Alema: quello che la cosa più significativa fatta da presdelcons è stata una guerra e che in occasione del summit di Napoli  ordinò le botte e i pestaggi come un Fini e uno Scajola qualunque; un vero politico che fa gli interessi dei cittadini, un vero leader di sinistra, dunque, leader per decenni di una sinistra prima e di un centrosinistra dopo che non ha fatto fare un solo passo avanti a questo paese in tema di diritti civili.

Da ricandidare subito: per necessità, la sua.

Anzi, che dico? la presidenza della repubblica bisognerebbe dargli a questo Talleyrand alle cime di rapa.

Max, sentiammè, ti parlo da donna a skipper, ché io lo skipper non lo so fare ma la donna e la cittadina sì.
C’hai 63 anni, che manco te li porti così male tutto sommato, c’è di peggio, guarda Al Fano che è pure più giovane di te, per dire, da trenta stai in parlamento, di soddisfazioni te ne sei levate tante, noi anche grazie a te a quella genialata della bicamerale con cui hai consegnato le chiavi del paese all’abusivo un po’ meno, anzi per niente, ma facciamo finta che va bene così, che non pretendiamo che tu e chi ha ridotto la sinistra in queste condizioni chiediate perdono a chi ha creduto nella sinistra, e anche a chi solo vigliaccamente ci sperava: senza rancore, suvvia, che noi italiani siamo buoni, e forse anche coglioni davvero come diceva l’amico tuo, visto che vi permettiamo ancora il tutto e l’oltre.

Di soldi, ne hai accumulati tanti, noi anche grazie a te e alle tue politiche finto liberali e finto de’ sinistra un po’ meno anzi per niente ma pure qui, mettiamoci una pietra sopra. Ma mettiamocela ‘sta pietra, non aspettiamo che sia quella definitiva, tombale, ecco.

Fai una cosa: iscriviti a un dopolavoro per amanti della barca a vela, o a uno della serie “volevo fare lo statista ma non ce so’ riuscito”, a una bocciofila, al circolo del burraco, dove ti pare. 

Va bene tutto, purché tu ti tolga, e definitivamente dai coglioni, ché s’è fatta e davvero quell’ora.
Gli italiani hanno il diritto di poter fare a meno di D’Alema senza che questo lo debba decidere D’Alema.
Te lo immagini un operaio della Fiat che quando lo licenziano dice:”me ne vado, ma continuerò a dare un mio  contributo ai cofani”.
“C’è qualcuno fra il pubblico che ha chiesto a D’Alema di restare?”
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