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Operazione Bianconiglio

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Simpatico Mario Monti quando parla di un’Italia vecchia e che “non vorremmo più vedere”. 

Eppure anche lui da tanti anni è molto di più di un semplice spettatore.

E’ un economista che piace alla destra e alla sinistra, che ha già lavorato all’interno dei governi molto prima che Napolitano lo investisse del compito di “salvare” l’Italia.

Ed è singolare che durante queste collaborazioni non si sia mai accorto che c’era qualcosa, molto, che non andava.

E mi dispiace per gli speranzosi ma anch’io come Travaglio penso che sia tardi per questa strabiliante “trasformazione” , per quel recupero crediti e credito necessari a questo paese. Monti parla di innovazione digitale applicata alla burocrazia in un paese dove non s’investe un centesimo nella tecnologia avanzata, la cosiddetta banda larga che in altri paesi esiste da tanto tempo e che  ha potuto creare tante occasioni di lavoro qui sembra essere un miraggio utopistico, un terzo incomodo da sacrificare ad opere inutili e costose come il TAV.

Siamo il paese dove le connessioni alla Rete hanno ancora un costo insopportabile mentre in tanti altri dare la possibilità a tutti di collegarsi al mondo tramite il web è una semplice operazione di civiltà gratuita.
La proposta di legge popolare lanciata da Grillo cinque anni fa, quella per un parlamento pulito firmata da 350.000 italiani è stata ignorata, lasciata presuntuosamente ad ammuffire in un cassetto, non sia mai che in una repubblica democratica la cui sovranità è affidata al popolo per Costituzione qualche volta quel popolo si stia anche a sentire.

Chi partecipava e partecipa alle manifestazioni di Grillo è stato considerato ed è considerato populista con nostalgie dittatoriali, mentre tutti sanno  che  risale a molto prima di cinque anni fa  l’urgenza di ristabilire quella decenza, quel ripristino di legalità invocato non solo da Grillo e dal suo movimento, cose che in qualsiasi paese semplicemente sano  sono la regola sempre, non solo in periodi di “emergenza”, paesi dove essere dalla parte degli onesti non significa populismo, qualunquismo  né antipolitica  ma semplicemente – appunto –  una sana normalità.

E oggi questi signori che vogliono fare? permettere che a regolare le indecenze, a riparare i danni, incalcolabili, siano le stesse persone che hanno sfasciato producendo l’indecenza.

Ecco perché a differenza di Marco Travaglio io non penso che quella di Monti sia un’operazione gattopardesca, quella del  “tutto cambi affinché nulla cambi”.

Per me è più paragonabile ad un’operazione Bianconiglio: è tardi, è molto tardi.

Per tutto.

La verità è che a stipendi inferiori ma ugualmente  dignitosi specialmente in un periodo come questo, nessuno farebbe politica.

E nessuno farebbe politica se dovesse rinunciare anche ad uno solo dei privilegi, dei benefit, delle facilitazioni che l’autoreferenziale politica italiana si è sempre concessa pensando, chissà perché,  di meritarseli.

E dire  invece che anche fare politica dovrebbe essere un lavoro, anzi, una specie di missione,  non un privilegio riservato alla solita élite di signorotti di cui cambiano le facce ma mai le intenzioni.

 

 

Operazione Gattopardo
Marco Travaglio, 5 ottobre

C’ è un che di sospetto, fastidioso e ipocrita nella voluttà con cui i giornali e le tv che han tenuto il sacco alla partitocrazia senza partiti della Seconda Repubblica si sono messi all’improvviso a cavalcare il sacrosanto sdegno dei cittadini per gli scandali della cosiddetta politica. E c’è un che di stonato nelle copertine di Panorama sulla “Magna Casta”, nelle intemerate Mediaset dei Del Debbio (cofondatore di Forza Italia) e delle D’Urso: il replay dei peana di Fede-Brosio-“Sorrisi e Canzoni” a Mani Pulite per spianare la strada al Caimano. Non perché la cronaca non fornisca ogni giorno abbondante materia di scandalo.

Né perché quanto emerge dai mille rivoli dell’eterna Sprecopoli non meriti attenzione e indignazione. Ma per altri tre motivi che speriamo di riuscire a spiegare senza essere fraintesi. 1) È molto tardi per denunciare ciò che da vent’anni era sotto gli occhi di tutti, anche se quasi tutti si voltavano dall’altra parte. Fino a qualche mese fa i pochi che osavano farlo (Stella e Rizzo, Grillo, Santoro, Gabanelli, Iacona, modestamente anche noi), erano bollati da giustizialisti, manettari, antipolitici, qualunquisti. Ora che i partiti son ridotti allo stato larvale è fin troppo facile, e comodo. 2) C’è un’evidente sproporzione fra lo spazio riservato sui media, dunque nell'”immaginario collettivo”, ai furtarelli dei rubagalline alla Fiorito e ai grassatori professionisti di soldi nostri che hanno prosciugato le casse dello Stato: grande industria, alta finanza, compagnie telefoniche, proprietari di cliniche private, ras dell’energia, dei rifiuti, delle concessioni, dell’asfalto, del cemento, della sanità privata con soldi pubblici, faccendieri, burocrati e boiardi, quasi tutti (direttamente o indirettamente, tramite compassi e grembiulini) infilati nelle proprietà di giornali e tv. Gente, perlopiù nota ai mattinali di procure e questure, che non paga mai o, se paga, gode di assoluta immunità mediatica. Tant’è che è sempre in pista e in pasta, travestita da nuovo che avanza. 3) Il rimedio che occhieggia dalla grande stampa al magnamagna dei partiti è, come nel ’94, molto peggiore del male che dovrebbe curare: quello che chiamano soavemente “Monti-bis”, ma con la figura prestigiosa e competente di Monti ha poco a che fare. In realtà è un maleodorante Gattopardo travestito da tecnico che, all’ombra di Monti, accrocca poteri forti e loschi (i soliti). E, con l’aria di cambiare tutto e liberarci dal male — magari con una finta legge contro i condannati in Parlamento e qualche taglietto alla Casta — si candida ad assaltare la diligenza in forme ancor più rapinose e pericolose proprio perché più subdole e meno smaccate. Per essere ancora più chiari: Fiorito sta bene dove sta, ma merita ben altra compagnia che i soliti ergastolani. Perché non bastano mille Fiorito, nemmeno se vivessero mille vite ciascuno, per sottrarre alla collettività i miliardi ingoiati dai Gattopardi camuffati da tecnici.
Qui non si tratta di salvare i partiti che, a furia di Fiorito e Penati, si stanno suicidando da sé. Ma se la jeep di Fiorito, la festa dei porci travestiti da maiali, la fiera della castagna del consigliere Tizio, la sagra della nocciola dell’assessore Caio vanno in prima pagina, quanto spazio esigono le evasioni di Intesa, Unicredit e Montepaschi, i sussidi pubblici alla Fiat, le corruzioni dei Mercegaglia e dell’Ilva, le mazzettone della sanità lombarda, le indagini su Passera, i rapporti incestuosi fra Grilli e Orsi confinati in trafiletti a pagina 36? Attenti, siamo maestri nel ricascare sempre nello stesso errore: affidare la soluzione dei nostri problemi a chi li ha creati.
O a chi rappresenta egli stesso il problema.

 

 

 

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  1. Io vorrei vivere in un Paese dove esistano solo due partiti opposti: chiamateli come volete, destra e sinistra, conservatori e progressisti, neri e rossi… Non importa… Mi spiegate che cappero vuoldire Centro? O centro destra e centro snistra? È solo un modo per prendere più voti e confondere le acque… Non esistono due persone che la pensano esattamente allo stesso identico modo, ma se consentiamo a tutti di metterci la propria personalissima idea allora non basteranno tutte le sfumature dell’arcobaleno per definire un pensiero e addio soluzione dei problemi; è impossibile accontentare tutti, bisogna fare delle scelte per il benessere collettivo e credo che se si superano i singoli sia meno difficile di quanto sembri, perchè ogni essere uman ha esigenze sue peculiari, ma la massa ha delle esigenze più generali e meno specifiche e quindi più facilmente accontentabili.
    Vorrei vivere in un Paese dove chi fa il Parlamentare è più o meno come chi va a lavoro tutti i giorni timbrando il cartellino: vorrei che gli stipendi dei politici fossero allineati a quelli dei lavoratori italiani e che tutti i privilegi venissero aboliti. Se facessero la vta di tutti capirebbero meglio le difficoltà di chi sta alla base ed allora forse certe boiate non si vedrebbero più.
    Vorrei vivere in un Paese dove se un politico è anche solo sospettato di aver fatto qualcosa di illegale, fosse costretto a dimettersi fino all’eventuale assoluzione ed allora poi gli si ridà il lavoro ed anche lo stipendio arretrato, altrimenti un calcio nel sedere e a casa o in galera a seconda del reato…
    Ho quasi 43 anni e da molto tempo ormai non mi vedo più rappresentata da nessuno d questi porci chedicono di lavorare per me ma se ne fottno di me…

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