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La situazione che non fa onore

Sottotitolo: è davvero stupefacente l’idea di democrazia di Mario Monti, vuole fare politica ma non vuole essere scelto dalla gente.
Si mette a disposizione ma solo se gli garantiscono di poter rimanere fuori dal circo delle campagne elettorali e delle elezioni.
Da un anno ripete di essere in prestito alla politica e solo una ventina di giorni fa affermava che non aveva nessuna intenzione di proseguire il suo mandato.
Ieri ha ripetuto le stesse parole pronunciate qualche giorno fa da Catricalà per dire il contrario e chissà cosa c’è dietro questa sua dichiarazione fatta nientemeno che dall’America.
Questo, naturalmente, per il bene del paese: è generoso lui, siamo noi che pensiamo sempre male.

La situazione di affollamento dei penitenziari italiani “non fa onore al nostro Paese e anzi ne ferisce la credibilità internazionale”. [Giorgio Napolitano]

Di abolire quello schifo di leggi che mettono in galera chi non ci deve andare non se ne parla mai.

Prima ci s’inventano  i reati e poi si piange perché le carceri sono piene? la bossi fini,  quella che ha materialmente creato un reato che non c’e:  la clandestinità,  e la giovanardi fini, quella che manda in galera chi si fa uno spinello sono ancora lì:  obbrobrii giuridici, questi sì, da paese incivile,  che nessuno vuole abolire.

Di pene alternative, di affidamenti ai servizi sociali, di costruzioni di edifici alternativi alle carceri vere e proprie tipo comunità sorvegliate dove il ladruncolo e lo scippatore possono benissimo vivere in regime di semilibertà, imparare un mestiere, nemmeno.

Di amnistia e indulto però sì, perché è  la via più comoda per la politica  ma più complicata per noi che poi ci dobbiamo ritrovare ciclicamente a discutere di un governo che mette in libertà stupratori seriali, assassini, pedofili e quanto di altro si legge e si sente ogni volta che si mette in atto un indulto o l’amnistia.
Anche se non è vero, anche se è vero in parte perché comunque quelli che escono dalle galere tutti stinchi di santo non sono.
I cittadini italiani non pagano milioni di euro di tasse per far funzionare anche la giustizia per vedere poi che la stessa viene amministrata e gestita in modo inadeguato da persone evidentemente anch’esse  inadeguate o interessate a farla funzionare nel modo sbagliato; quello che non fa onore ad un paese civile è che una vetrina spaccata preveda dodici anni di carcere [da scontare] e la vita di una persona tre condonati e perdonati proprio dall’indulto.

E, se mi posso permettere, c’è molto altro nel nostro paese che non gli fa onore e lo rende abbastanza ridicolo agli occhi del resto del mondo civile, ad esempio un centinaio [conteggio approssimativo che comprende indagati, imputati che devono ancora sottoporsi a un processo, prescritti, condannati con sentenza passata in giudicato] di rappresentanti della politica, presenti in parlamento, che hanno avuto e hanno problemi con la giustizia ma sono ancora in parlamento a dare il loro contributo per la realizzazione di leggi che poi dovremo rispettare tutti, anche chi non è indagato, imputato, prescritto e condannato: non è abbastanza ridicolo questo? io dico di sì, anzi è peggio: è miserabile che a rappresentare la politica sia gente del genere. 

E non è singolare che si riparli di indulto e amnistie ogni volta che la legge e la giustizia si occupano di personaggi “evidenti”? la volta scorsa era previti che, dei suoi sei anni di carcere ha scontato sì e no una settimana, oggi sallusti che comunque in una galera non ci sarebbe mai finito, a dispetto del coro delle prefiche di destra, sinistra, centro e tecniche, del giornalismo tutt’intero salvo poche eccezioni – Napolitano in testa – che da due giorni si è mobilitato per salvare la faccia ma soprattutto il culo a dei diffamatori per mestiere.
Quello che non fa onore a questo paese è che si consenta ai politici di rubare, mafiare, corrompere senza che gli succeda niente, quello che ne ferisce la credibilità è che la politica sia ancora condizionata da un signore che in parlamento non avrebbe dovuto neanche metterci piede PROPRIO per i suoi problemi giudiziari ma che invece è stato accolto con tutti gli onori scavalcando anche la legge che glielo impediva; quello che lo rende pateticamente ridicolo è che una persona senza documenti venga considerata criminale anche se non ha ammazzato, rubato, preso tangenti, fatto affari con la mafia.
Quello che non fa onore al nostro Paese e anzi ne ferisce la credibilità internazionale è che in questo paese il rispetto della legge sia diventato una questione di appartenenza ad un ceto, ad una categoria, chi ruba, mafia, corrompe, si fa corrompere e fa politica si salva sempre, anzi, in molti casi si fa politica proprio e solo per questo.
Le carceri, presidente, non sono piene di politici disonesti, di imprenditori disonesti, di dirigenti disonesti ma di tanta gente che in una galera non ci dovrebbe neanche stare: la politica faccia leggi civili da paese civile di cui poi nessuno si deve vergognare, invece di pensare agli indulti e alle amnistie per tirare fuori dai guai i soliti amici degli amici.
Gli infarinati
Marco Travaglio, 28 settembre
Sebbene Sallusti ce la metta tutta per farmene pentire, non rinnego l’articolo che ho scritto l’altro giorno sul suo caso. Continuo a pensare che, per risolverlo senza ledere i principi di legalità e di uguaglianza, sarebbe bastato poco: che Sallusti si scusasse col giudice Cocilovo per le infamie scritte su Libero da Renato Farina col comico pseudonimo “Dreyfus” e risarcisse il danno, in cambio del ritiro della querela che avrebbe estinto il processo prima della Cassazione. Poi il Parlamento, visto che i partiti a parole sono tutti d’accordo, avrebbe potuto finalmente riformare la diffamazione a mezzo stampa. Cocilovo s’è detto disponibile, annunciando che avrebbe destinato il risarcimento a una onlus. Ma Sallusti s’è rifiutato di scusarsi e di risarcire, anzi è andato a Porta a Porta a rivendicare l’articolo diffamatorio come libera “opinione” e negando di aver commesso reati. A quel punto la Cassazione, che può annullare le sentenze solo per vizi giuridici o per difetti di motivazione, s’è limitata ad applicare la legge esistente: non ravvisando vizi né difetti nel verdetto d’appello, l’ha confermato. Così è stato Sallusti a condannare a 14 mesi di carcere Sallusti, evidentemente per far esplodere il caso. Il che andrebbe a suo onore, se non fosse che ha subito colto l’ennesima occasione per sparare sui “giudici politicizzati” e sulla “sentenza politica”. Ma qui di politico non c’è un bel nulla: c’è un giornale che mente sapendo di mentire, scrivendo che Cocilovo ha “ordinato” a una ragazzina “l’aborto coattivo” e dunque “se ci fosse la pena di morte, sarebbe il caso di applicarla a genitori, ginecologo e giudice”. Peccato che fosse la ragazza a voler abortire all’insaputa del padre e insieme alla madre avesse chiesto il permesso al giudice: l’avevano scritto l’Ansa e tutti i giornali, tranne Libero, che poi si guardò bene dal rettificare la maxi-balla. Altro che “opinione”: è diffamazione bella e buona, attribuzione di un fatto determinato tanto grave quanto falso. E non si capisce a che titolo il presidente della Repubblica, dopo aver “avvertito” i giudici che li teneva d’occhio mentre stavano per decidere, torni a far sapere che “si riserva di acquisire tutti gli elementi di valutazione”: lui non ha alcun potere di “sorvegliare” i giudici nell’esercizio delle loro funzioni né di “acquisire” alcunché sul merito delle loro decisioni. Semmai è il Csm che potrebbe farlo, se i titolari dell’azione disciplinare (Pg della Cassazione e Guardasigilli) ravvisassero nella sentenza profili disciplinari di abnormità. E qui abnorme è la legge, non la sentenza che la applica. Ma, al posto dei partiti che la usano per ricattare la stampa, sul banco degli imputati finiscono, tanto per cambiare, i giudici che l’hanno osservata. Repubblica parla di “accanimento giudiziario” e “mostruosità giuridica” per una pena detentiva prevista dalla legge. Il solito Battista denuncia sul Corriere “il divario clamoroso tra i due gradi di giudizio” (la prima condanna a 5 mila più 30 mila euro e la seconda che ha aggiunto i 14 mesi di reclusione). Oh bella: ma, se in tutti e tre i gradi i giudici devono decidere allo stesso modo, perché non abolire appello e Cassazione e lasciare solo i tribunali? Battista aggiunge: “Sallusti non ha neppure scritto l’articolo incriminato”. Embè? Basta nascondersi dietro uno pseudonimo per diffamare impunemente? Né si può risolvere la faccenda sostituendo il carcere con la multa. Vero che è così in quasi tutte le democrazie. Ma nelle democrazie non esistono politici che usano i loro media per massacrare gli avversari, ben felici di pagare la multa al posto dei loro killer. Per distinguere l’errore in buona fede e la critica aspra dalla diffamazione dolosa non c’è che una strada: una legge che imponga a chi scrive il falso l’immediata rettifica e, in caso di rifiuto, una dura sanzione penale, anche detentiva. Questa legge tutelerebbe i giornalisti. Ma non i Sallusti e i Farina, che augurano la pena di morte agli altri, poi piagnucolano per qualche mese di carcere, peraltro all’italiana: cioè finto.
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