Marco Travaglio è un giornalista, Alessandro Sallusti, no

Ultim’ora [o quasi]: Caso Sallusti, si muove anche il Colle
“Napolitano segue la vicenda”

Il portavoce del presidente della Repubblica scrive su Twitter che il Quirinale “segue il caso e si riserva di acquisire tutti gli elementi utili di valutazione”. Mercoledì prossimo il verdetto dei giudici della Cassazione sulla vicenda che ha coinvolto il direttore de Il Giornale. [Il Fatto Quotidiano]

Ultimamente il quirinale sembra l’ufficio reclami, vanno tutti a frignare da Napolitano.

Sottotitolo: Nessuno,  nelle istituzioni si è occupato di questo povero caso umano, eppure, guardaunpo’, ai convegni tutti quando parlano fra loro lo fanno per difendere il malcapitato di turno, per lui, pover’uomo  non si è scomodato nessuno, manco il ministro per una revisione del codice piccola piccola, una leggina ad Sallusti, ecco. Si tratta proprio di una persecuzione, prima un magistrato e poi addirittura un altro hanno stabilito che fra libertà di espressione e diiffamazione qualche differenza c’è.

Che chi ha la responsabilità di scrivere su un giornale non può usarlo per scriverci tutte le stronzate che passano in certi cervelli bacati o, peggio ancora, pagati per esserlo.  E farlo poi sotto pseudonimo non mettendoci un nome né una faccia.

Colpirne uno per educarne cento? eppure questa teoria dovrebbe essere gradita a tutta la pattuglia dei diffamatori che lavorano in nome e per conto di berlusconi visto che è la più applicata da chi si  si spaccia per giornalista ma in realtà fa tutt’altro quando c’è da mettere in moto la macchina del fango. 
Uno era Boffo, una la Boccassini, uno Vendola, uno Fini, uno il giudice Mesiano e i suoi ormai leggendari calzini azzurri, e via via per tutti quelli che sono stati  manganellati in tutti questi anni per conto terzi e cioè di berlusconi. 
La libertà di espressione non ha niente a che fare col lavoro che si fa nelle redazioni di Libero e Il Giornale, ma siccome in questo blog la libertà si difende sempre perché le questioni di principio e la libertà  non hanno colori politici né editori né tanto meno padroni da servire,  perché tanta gente è morta per difendere i principi di libertà,  ma soprattutto perché l’Italia è l’unico paese europeo dove un giornalista rischia il carcere – i primati in negativo ce li abbiamo tutti –  punire  col carcere un pensiero è roba da regime cileno, noi dovremmo essere se non sbaglio una democrazia,  anche le punizioni devono essere all’altezza di una democrazia,  e in un paese civile  e democratico nessuno deve rischiare il carcere per aver espresso anche la più becera delle opinioni,  dunque anch’io mi associo all’appello di Marco Travaglio: salviamo il soldato Sallusti.

Liberainformazione: Sallusti rischia il carcere

Travaglio è un giornalista, Sallusti no, e non per colpa di Travaglio ma la sua che ha rinunciato alla sua dignità di uomo, prim’ancora che a quella professionale per servire il suo padrone.

E quando si sceglie di servire un padrone, quale che sia, e lo si fa da giornalisti  rinunciando a difendere quei principi indispensabili da rispettare quando si svolge il mestiere di informare non si può poi attaccare ogni giorno chi fa scelte diverse, scelte di libertà.

I principi come dice Marco Travaglio si difendono SEMPRE.

A parti inverse Sallusti NON avrebbe difeso Travaglio, anzi, come è già accaduto avrebbe approfittato dell’occasione per infierire, per scrivere e dire quello che dicono tutte le persone in malafede a proposito di Marco Travaglio.

Salvate il soldato Sallusti
Marco Travaglio, 22 settembre


Che cosa pensiamo di Alessandro Sallusti (non dell’ex bravo cronista del Corriere, ma del direttore di Libero e poi del Giornale), i nostri lettori lo sanno benissimo perché l’abbiamo scritto mille volte e mille volte lo scriveremo. Ma non oggi. Perché Alessandro Sallusti rischia di finire in galera o agli arresti domiciliari o ai servizi sociali, per scontare una condanna a 1 anno e 2 mesi senza condizionale: gliel’ha inflitta la Corte d’appello di Milano, aggravando il verdetto del Tribunale che gli aveva appioppato 5 mila euro di multa e 30 mila di risarcimento. Sentenza che la settimana prossima la Cassazione dovrà confermare o annullare. 

Ma l’annullamento, si sa, può avvenire solo per questioni giuridiche e non di merito (che si risolvono nei primi due gradi di giudizio). Si dirà: i giornalisti sono cittadini come gli altri (eccetto i politici, si capisce) e non c’è nulla di strano se, in caso di condanna, la scontano. Vero: ma questo dovrebbe valere per delitti dolosi. Cioè per reati gravi e intenzionali. Sallusti è stato condannato per aver diffamato su Libero un giudice tutelare di Torino, Giuseppe Cocilovo, in un articolo del 2007 scritto da un altro sotto pseudonimo, ma di cui gli è stato attribuito l'”omesso controllo” in veste di direttore responsabile. Non so cosa fosse scritto in quell’articolo, ma non dubito che fosse diffamatorio, vista la normale linea Sallusti. Però ora non m’interessa, perché ciò che conta è il principio. E i principi vanno difesi quando riguardano gli altri,possibilmente i più lontani da noi, per sfuggire ai conflitti d’interessi (parolaccia che Sallusti non pronuncerebbe mai, ma noi sì). Personalmente, sono incappato quattro anni fa in un incidente simile: nel 2001 avevo sintetizzato, in un articolo troppo breve sull’Espresso, un lunghissimo verbale che citava anche Previti. Questi mi querelò. Il Tribunale di Roma condannò me a 8 mesi di carcere con la condizionale e la direttrice Daniela Hamaui a 4, più 20mila euro di risarcimento (sentenza spazzata via dalla Corte d’appello, che la ridusse a due multe di 1.000 e di 800 euro, poi prescritte). Naturalmente i giornali di B., su cui scriveva Sallusti, presentarono la notizia come la prova che ero un delinquente matricolato e non fecero alcuna campagna contro il carcere ai giornalisti. Ora che tocca a Sallusti, la fanno eccome. Ma, ripeto, contano i princìpi. Che non si possono cambiare ogni mattina come le camicie, gli slip e i calzini. Il principio, peraltro ovvio in tutti i paesi civili, è che nessun giornalista può rischiare in prima battuta il carcere (anche se finto, come da noi) per quello che scrive. Nemmeno se è sbagliato o impreciso, e neanche se è dolosamente diffamatorio (come purtroppo sono le campagne degli house organ berlusconiani contro chiunque si metta sulla strada di B., anzi contro chiunque indossi una toga). Da vent’anni, da quando in Parlamento si dicono tutti “liberali” e “garantisti”, non si contano le promesse di riformare il codice penale sulla diffamazione. La soluzione è una regoletta che imponga a chi sbaglia di ristabilire la verità e riparare all’offesa in forme e spazi proporzionati al danno arrecato, e solo in caso di rifiuto preveda la possibilità di adire le vie legali (anche, nei casi più gravi e dolosi, col carcere). Così, fra l’altro, si distingue chi sbaglia in buona fede (e rettifica) da chi lo fa in malafede (e insiste). Sappiamo come sono finite quelle promesse: come i tagli ai “costi della politica”. E sappiamo anche perché: a questa classe politica fa comodo ricattare la stampa con denunce penali e civili milionarie. In attesa di trovare, magari nel quarto millennio, una maggioranza davvero liberale, c’è un solo modo per evitare che Sallusti diventi un detenuto: il buonsenso. 
Sallusti chieda scusa e rifonda il danno al giudice diffamato. E questi ritiri la querela: dimostrerebbe fra l’altro che, con tutte le magagne, i magistrati sono ancora molto meglio dei politici.

2 thoughts on “Marco Travaglio è un giornalista, Alessandro Sallusti, no

  1. Io non mi metto nei panni del giornalista (o direttore che dir si voglia) bensí nei panni del calunniato. All’infamia deve seguire la punizione.
    Non facciamo in modo che oltre ad essere infami si sia anche…. impuniti!

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