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Un paese senza regole

Sottotitolo;  D’Alema: “noi siamo gli aggrediti, non siamo gli aggressori”.

No, voi siete degli incapaci consapevoli, complici di un sistema che ha portato il paese al fallimento, economico, morale, etico, trasformando l’Italia in un caravanserraglio senza regole,  le uniche che valgono sono quelle che si è cucita addosso la politica in sessant’anni di repubblica per rendersi inamovibile, tutte le altre si possono ignorare, aggirare:  le cose sono più semplici di quello che sembrano.

Se i politici, di destra, di centro e di sinistra avessero usato un terzo delle energie che stanno impiegando contro Grillo e il Movimento dei cinque stelle  impedendo a berlusconi l’ascesa in politica con quei sistemi democratici che i costituenti di sessant’anni fa avevano previsto e messo su Carta, o contrastandone le azioni una volta fatto il danno oggi probabilmente staremmo parlando tutti di altro, forse e perché no, di politica.

L’ultima cosa che ha fatto berlusconi da presidente del consiglio prima di dare le dimissioni per il bene del paese e cioè il suo è stata riunirsi coi figli, il socio in affari e malaffari Confalonieri e Ghedini per escogitare il piano che avrebbe ridotto le inevitabili conseguenze sulla “robba”, la sua, ecco, questo chiarisce bene il concetto di “conflitto di interessi”.

 Purtroppo però in Italia i conflitti non riguardano solo berlusconi né tantomeno, come ci raccontano le cronache giudiziarie tutti i giorni,  gli interessi, non conviene a nessuno risolvere l’anomalia berlusconi in Italia.

Meglio lamentarsi poi dell’occupazione delle tv, della disparità di mezzi in campagna elettorale, di un  paese destabilizzato e rincoglionito dalle tv, vaneggiare e delirare che berlusconi vince le elezioni perché ha i giornali e le tivvù e poi non fare un cazzo per togliergli i giornali e le tivvù:  nessuno in tutti questi anni lo ha mai obbligato a fare una scelta fra la politica e l’imprenditoria visto che le due cose in un paese civile e democratico non possono coincidere, il controllato non può fare il controllore; ed è  inutile parlare di degenerazione oggi come ha fatto Bersani riguardo la probabile ricandidatura di berlusconi, Bersani fa parte di  un centrosinistra  che non è in parlamento dall’altra settimana,  lui come tanti altri, tutti quelli della sua parte politica hanno  partecipato attivamente alla degenerazione non avendo mai fatto nulla per togliere potere ad un uomo solo con gli strumenti che una democrazia mette a disposizione.

Per permettere a berlusconi di entrare in parlamento E’ STATA VIOLATA LA LEGGE,  quell’articolo della Costituzione che impedisce ai possessori di media di poter intraprendere carriere politiche, e a farlo è stata PROPRIO  la politica, quelle istituzioni che invece avrebbero dovuto garantire per tutti gli italiani, non per uno solo come invece hanno continuato a fare in questi ultimi vent’anni consentendogli TUTTO,  soprattutto di fregarsene di leggi e regole, di potersi riparare dietro l’immunità per mezzo di leggi fatte su misura per lui rendendolo inattaccabile e impunibile.

Senza una legge sul conflitto di interessi è inutile mantenere questo esercito di finti controllori, tipo l’antitrust, tipo l’agcom, che dovrebbero essere istituzioni “terze” ma  nulla fanno se non glielo ordina la politica perché chi le compone è scelto dalla politica, di destra, di centro e di sinistra.

In un paese NORMALE è altrettanto NORMALE che si regoli il mercato televisivo e delle comunicazioni non permettendo ad una persona sola di prendere possesso di troppa roba, così come è altrettanto NORMALE che non si conceda l’ascesa politica ai possessori di media e TV, specialmente poi se lo dice anche la legge. 
In un paese NORMALE. 
Appunto. 
Chi non ha capito che il problema più grave di questo paese in questi ultimi [quasi] vent’anni è stato proprio la mancanza di una legge seria sul conflitto di interessi, con buona pace di Violante il mediatore e di Fassino, il quale disse che una legge così “non dà da mangiare”, non ha capito NULLA.

E pensare che c’è qualche emerito DEFICIENTE che pensa sia meglio privatizzare la Rai, ché così sarebbe più libera.

Massì, fategli comprare pure la7 al farabutto, mica per niente, solo per il gusto poi di sentire i piagnucolii della cosiddetta opposizione quando si lamenta che  occupa le tv.

 
 L’azienda del biscione è interessata all’acquisto della rete che ospiterà Santoro.
TelecomMedia
Marco Travaglio, 16 settembre
Toh, Mediaset vuole comprarsi La7 da Telecom Italia Media. Direttamente o tramite una testa di legno. Chi l’avrebbe mai detto. Alla vigilia della campagna elettorale in cui si gioca tutto come nel

 ’94, B. vorrebbe neutralizzare la riserva indiana in cui si sono rifugiati gli artisti e i giornalisti cacciati da Mediaset e Rai. Ma sarebbe una notizia se non volesse farlo: vorrebbe dire che non è più lui. Invece è sempre lui, dunque non c’è notizia. Infatti gli unici a stupirsene sono quelli che lo davano per morto, anzi trovavano comodo darlo per morto. Per rimuovere il problema, evitare esami di coscienza e nascondere un fatto imbarazzante: cioè che da nove mesi governano con lui. Stiamo parlando del Pd, dell’Udc, dei fan acritici del governo Monti e dei loro house organ. Avete mai sentito le parole “antitrust” e “conflitto d’interessi” nelle bocche capienti di Bersani, Renzi (il suo spin doctor è Giorgio Gori e ci siamo capiti), Casini, ma pure Vendola? Le avete più lette su Corriere, Stampa, Repubblica, Unità? Nominarle significa infrangere un tabù, agitare il drappo rosso dinanzi al Caimano, rinfocolare l’antiberlusconismo (non sia mai), turbare la quiete dei tecnici. E resuscitare vecchi interrogativi che è meglio lasciar sepolti: perché il centrosinistra nel biennio 2006-2008 e il governo tecnico da novembre a oggi non han neppure tentato di riformare la legge Gasparri? Troppo pericoloso, meglio lasciar perdere. L’ultimo a parlarne, a parte noi del Fatto e il solito Di Pietro, fu Beppe Grillo nel V-Day del 2008, quando lanciò un referendum (poi bocciato dalla Cassazione) contro la Gasparri: il solito populista antipolitico che fa il gioco della destra. Mica come il compagno Violante, che nel 1995 confessò alla Camera di aver “garantito a Berlusconi e Letta che non gli sarebbero state toccate le tv”. Ora la questione non è se B. riuscirà a papparsi La7 (ovviamente per spegnere un piccolo ma pericoloso concorrente delle sue reti e soprattutto un focolaio d’infezione, cioè di informazione più libera o meno asservita del lazzaretto Raiset): se non lo farà, sarà solo perché il suo gruppo è alla canna del gas. La questione è che, a norma di legge Gasparri, potrebbe farlo. Lo spiega, sul sito del Fatto, Nicola D’Angelo, già membro Agcom: “In base all’art. 43 della Gasparri, Mediaset può acquistare La7 in quanto il limite antitrust è che nessun soggetto può avere ricavi superiori al 20% del sistema integrato delle comunicazioni (Sic). Nel calderone infinito del Sic, Mediaset detiene circa il 13%” e anche con La7 resterebbe sotto il tetto. Anche perché la pubblicità non è computabile nel Sic. Del resto, nel 2007, quando Tronchetti-Provera annunciò di voler vendere Telecom (con La7 in pancia) a una cordata messican-americana, il centrosinistra riattaccò la litania dell'”italianità” da difendere, anche a costo di darla a Mediaset, magari in tandem con l’amico Colaninno. Disse Fassino: “Mediaset è un operatore del settore, quindi può fare un’offerta”. Il Foglio svelò “incoraggiamenti dalemiani” a B. tramite il solito Latorre. Entusiasta, ma che sorpresa, anche Violante: “C’è un Berlusconi imprenditore e un Berlusconi politico: se, come imprenditore, investe le sue risorse in un settore di importanza strategica per il nostro Paese, non ci trovo niente di male”. Il 19 aprile B. accolse l’invito all’ultimo congresso Ds di Firenze e naturalmente parlò d’affari, i suoi: “Mediaset è pronta a entrare in Telecom per difenderne l’italianità… Siamo stati richiesti: il mio è un atto di generosità patriottica”. Poi, siccome era all’opposizione, propose un bel governo di larghe intese. E nessuno osò contestarlo. Poi Telecom finì alla cordata italo-spagnola Intesa- Mediobanca-Telefònica.  Ora che Mediaset ci riprova, stupisce soltanto lo stupore dell’Unità, che titola sdegnata “Amici di Berlusconi su La7” e lancia l’allarme per “il pluralismo informativo”. 
Ma mi faccia il piacere.

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Una risposta »

  1. Sai, ieri mi son sentito dire da una persona intelligente che vota PD (lo so, è un ossimoro) che è normale “i tg devono fare propaganda e si dovrebbero comprare tutti i giornali per farsi un’opinione.” Ecco, la tv è arrivata al punto di far rincoglionire o non vedere anche a persone istruite, edotte. Per colpa di B e dei suoi sodali.

    Perché sentirmi dire che non c’è molta differenza tra il tg4 e RaiNews è veramente abominevole

    Rispondi

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