Populismi

Sottotitolo: Ricominciare, certo, ma da dove? penso a quella gente che è venuta a Roma sperando di essere ascoltata, considerata, cose che non accadranno perché come ci ha detto il molto onorevole indagato ministro Passera non ci sono i soldi per poter consentire alla gente di mantenere il proprio posto di lavoro e sono sempre più convinta che sia tutto inutile anche quello che molti, me compresa,  fanno in Rete.

Preambolo: Ma quanto mi piacciono quelli che accusano di teppismo gente che NON STA commettendo alcun reato ma cerca semplicemente di difendere il suo lavoro, e lo fanno al riparo delle loro sicurezze. Chi sono i veri teppisti, quelli che si difendono o quelli che nel tempo, sobriamente e non hanno deprivato e privato questo paese del benché minimo diritto ai diritti? Li vorrei vedere, in situazioni estreme, se non farebbero come e peggio di chi ha avuto l’ardire di pensare che un governo [uno qualsiasi] serva per garantire diritti e sicurezza, non certo per ordinare l’ennesimo pestaggio. Chissà se la Cancellieri avrà già pronto il commento pro forze dell’ordine.

Qualcuno che sia dalla parte dei cittadini, specialmente di quelli offesi e vilipesi e non solo a chiacchiere ci sarà rimasto in questo paese?

Protesti per tentare di salvare il futuro dei tuoi figli e ti menano.
Protesti per non far invadere la TUA terra da scempi architettonici che a nulla servono se non a far guadagnare altri soldi alle solite cricche di malavitosi e ti menano.

Protesti pacificamente, ti ignorano e ti menano. Butti due bombe carta, ti menano e ti dicono che stai dalla parte del torto [ma se ammazzi ragazzini a calci e botte oppure ordini massacri per conto terzi e cioè dello stato che chiede di eseguirli indossando una divisa hai il bonus della scelta della pena da scontare e nessuno ti licenzia dal posto di lavoro;  e comunque c’è sempre una prescrizione che annulla la pena da scontare e un ministro che esprime la sua solidarietà].

Lanci un estintore, ti menano e ti danno tre anni di galera quando non ti sparano.

Protesti per il diritto a respirare aria pulita e ti menano.
Protesti per il diritto laico sacro e santo di voler vivere in un paese dove la legge è uguale per tutti, dove i primi a rispettare la Costituzione dovrebbero essere [ma non lo fanno] quelli che OBBLIGANO per mezzo di regole spesso ingiuste, inique, inesatte, a comportarci come piace a loro e non a noi e ti menano.

Protesti per difendere il tuo lavoro, quel lavoro che la nostra Costituzione onora e celebra al PRIMO articolo della Costituzione e ti menano. Ma il pericolo è il populismo.

 Populismo:  il male assoluto. La parolina magica con la quale terrorizzare la gente che non sa, non capisce, si spaventa.

 Volevano la guerra fra poveri, fra padri e figli e l’hanno ottenuta.

Cos’altro vorranno per radere al suolo anche l’ultimo dei diritti non è dato sapere.

Quando la politica smette di fare gli interessi della gente un sano populismo, un’energica e rumorosa ribellione al dominio asfissiante del potere che annienta, toglie lavoro, diritti, possibilità e speranza sono strumenti di legittima difesa, altroché un pericolo.

Senza le ribellioni dei popoli saremmo ancora all’età della pietra.

Alcoa, scontri tra operai e polizia. “L’azienda chiuderà, ma vuole trattare”

Alta tensione al corteo dei lavoratori davanti al ministero dello Sviluppo a Roma, dove è in corso un vertice tra governo e sindacati: forze dell’ordine e lavoratori sono venuti più volte a contatto, petardi e bombe carta contro gli agenti. Per il momento si contano 6 feriti. Contestato Fassina.

500 operai a Roma

Un paio di candelotti falsi sotto un traliccio non servono a salvare il lavoro.

Non servirebbero nemmeno quelli veri, in realtà; ci vorrebbe altro, meno pericoloso, meno cruento, forse persino più bello da vedere. 500 operai dell’Alcoa in questo momento saltano e strillano, incazzati a Roma.

Sono là – recitano i giornali con enfasi – per seguire la trattativa. Quale trattativa? Quella che stabilirà di che morte devono morire, in base ad accordi in precedenza assunti con la proprietà della fabbrica.

 

Se oggi, in Italia, nemmeno l’ultima fabbrica di chiodi fosse stata aperta, se fuori da ogni cancello di ogni fabbrica piccola o grande, ci fossero stati gli operai a simboleggiare la solidarietà con gli operai dell’Alcoa, forse …

Se oggi per le strade fossero rimasti fermi i TIR che trasportano le merci in entrata o in uscita dalle fabbriche, a simboleggiare la solidarietà fattiva con un mondo destinato all’estinzione …

Forse se in questa sfida all’ultimo sangue si invertissero le parti, facendo sì che a condurre il gioco fossero gli ultimi, le cose potrebbero cambiare.

 

So da me di aver scritto delle idiozie, delle cose che odorano di antico; quei concetti superati dalla nuova visione politica delle cose, che stranamente ha dovuto inventarsi un mondo “globalizzato” per insegnare ai cittadini dello stesso mondo a diventare individualisti o settari. La classe operaia è stata abolita a suon di decreti avvallati dai sindacati, che a loro volta sono stati sostituiti da gruppi collaborazionisti asserviti ai padroni, e non più impegnati a tutelare il lavoratore e la sua dignità. Così siamo arrivati alla battaglia finale, quella di uno che vale uno che è contro uno, che pensa globalizzato, ma è pronto a salvare sé stesso pur sapendo che il suo salvataggio lo renderà schiavo.

 

500 operai dell’Alcoa sono a Roma. Sul web corre la solidarietà un tanto al chilo. C’è persino la diretta TV su Web che ognuno di noi potrà guardare con occhi diversi: chi pronto ad esultare ai primi tafferugli, chi pronto a sbraitare quando la Polizia dovesse attaccare  chi, alla fine elogerà la dignità di queste persone che pure incazzate, non hanno arrecato né danni, né disturbo alla città.

 

Poi riprenderanno la nave con una mezza promessa che li condurrà a Natale, o forse nemmeno quella, perché ormai è chiaro che anche l’industria in Italia debba finire di esistere. Staranno in piedi i camini della Marcegaglia, o di quelli come lei. Quelli che poi si incontreranno ancora a Cernobbio per il pranzo di gala. C’è di buono che tutto intorno, in quest’Italia solidale, si puliranno i cieli e nei campi nascerà ancora la cicoria.

 

Rita Pani (APOLIDE)

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