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E’ sempre colpa di feisbùck

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Sottotitolo: questo blog, a meno che non succedano cose importanti o gravi, si ferma per un po’.

“Non è Facebook ad impedirci di incontrare un amico al bar”

Fumo, alcool, ludopatie, sex addict, le droghe, sono tutte dipendenze che esistevano già prima dell’avvento del web e dei social network. Eppure nessuno ha mai pensato di impedire a nessun altro di giocarsi stipendio e pensione al gratta e vinci (anzi, lo stato incentiva però dice di farlo “responsabilmente”), nessuno va a controllare se nel cassetto della scrivania degli impiegati c’è una bottiglia di liquore e le sigarette, altre dipendenze che proprio lo stato attraverso i monopoli mette a disposizione dei cittadini e anche qui, ma che carino, ti avverte che fumare fa male, provoca il cancro e, udite udite, anche bere fino ad ubriacarsi non è un comportamento socialmente esatto visto che molti degli incidenti stradali che provocano morti e feriti sono causati dall’assunzione di alcool. Così come nessuno va a controllare quante volte e con chi fa sesso il singolo cittadino. Un bel giorno qualcuno s’inventa i social network e subito questi diventano la peste bubbonica del terzo millennio; i coniugi si cornificano allegramente? è sempre colpa del web, i figli crescono senza valori e principi morali? è sempre colpa di facebook, come se prima fosse tutto rose e fiori, come se prima nessuno tradiva nessuno, come se prima non c’erano genitori incapaci di educare i propri figli. Dei danni, quelli sì visibili  che hanno anche nome e cognome che invece ha prodotto certa televisione chissà perché non si parla mai abbastanza come della cosiddetta dipendenza dal web.

La vera psicopatologia è imputare al web e ai social network la responsabilità di tutto, capri espiatori utilissimi visto che non essendo fisicamente presenti ed esistenti non possono rispondere, altrimenti ce lo spiegherebbero loro che l’assenteismo [così come i tradimenti  e la maleducazione]  esiste da sempre nei posti di lavoro, e purtroppo la colpa non è delle distrazioni che offre la Rete ma della mancanza di responsabilità di chi al posto di svolgere il suo lavoro fa altro.

E lo farebbe comunque a prescindere da facebook.

L’asocialità non è un fenomeno da terzo millennio, e con un computer collegato alla Rete si può invece ridurre la solitudine di tanta gente, ma per quale motivo deve essere meglio uscire e stare fra la gente per tutti? chi lo ha detto che una passeggiata all’aria aperta sia meglio di conversare con amici lontani o di scriversi una pagina del blog? e, soprattutto, chi lo ha detto che non si possono fare tante cose insieme?

La colpa di quel che succede in Rete non è mai della Rete e dei servizi che offre ma  dell’uso che se ne fa. La Rete e anche facebook mettono a disposizione tutti gli strumenti per preservare la propria privacy, se poi c’è gente che va a scrivere tutto di sé  in una bacheca virtuale non penso che la responsabilità sia del mezzo.

Qui – come scrivo spesso – basterebbe non scrivere di noi quel che non vorremmo vedere pubblicato sui giornali, basta avere una carta punti di un supermercato per vedersi invadere la privacy, e,  personalmente io questa ‘fissa’ della privacy non ce l’ho, internet e privacy è un ossimoro, tutti sanno che si perde ogni diritto alla riservatezza totale col semplice invio di una mail o mettendo una firma su uno delle migliaia di appelli che circolano in Rete.

 Sono stata vittima di cyberstalking per anni, ancora oggi so che c’è sempre qualcuno che mi segue di dove in dove, eppure su facebook mi sono presentata con la mia faccia, il nome e il cognome.

Perché l’obiettivo non deve essere quello di criminalizzare la Rete e i servizi che offre ma di pretendere tutela così come avviene nel quotidiano dove nessuno aspetta nessun altro fuori dalla porta di casa per prenderlo a calci o a schiaffi e la fa franca. Perché questa è la stessa sensazione che si prova quando entrando nel proprio blog, nella propria bacheca e nella casella email si trovano insulti, minacce e quanto di altro si può fare da qui.

L’obiettivo comune di chi frequenta spazi web deve essere principalmente quello della tutela della PERSONA, perché qui ci sono persone, non entità astratte da usare come bersagli grossi delle  proprie frustrazioni. 

 I cattivi maestri sono fra noi, non viaggiano in internet.

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  1. Sono perfettamente d’accordo con te. Spero (per me e i tuoi lettori) che le vacanze durino poco, ma abbastanza per riposarti come meriti.

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  2. L’asocialità non è un fenomeno da terzo millennio, e con un computer collegato alla Rete si può invece ridurre la solitudine di tanta gente, ma per quale motivo deve essere meglio uscire e stare fra la gente per tutti? chi lo ha detto che una passeggiata all’aria aperta sia meglio di conversare con amici lontani o di scriversi una pagina del blog? e, soprattutto, chi lo ha detto che non si possono fare tante cose insieme?

    Bravissima, condivido al 101 %

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