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Commissario “tecnico”

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Sottotitolo:  ai tempi di Giordano Bruno non c’erano ancora i bei sistemi di censura democratica che abbiamo oggi. Fosse vissuto in questo bel tempo moderno non ci sarebbe stato bisogno nemmeno di inchiodargli la mandibola e bruciarlo vivo: bastava una leggina bavaglio.

Non v’è chi non veda che dopo i casi Regione Lombardia, Ilva, Mancino-Quirinale, la priorità della giustizia in Italia è la riforma delle intercettazioni. Ma se qualcuno si fosse distratto, ci ha pensato ieri il commissario tecnico Mario Monti a ricordarlo. Insomma: anziché prevenire gli scandali, si continua a preferire prevenire le indagini sugli scandali. Ovvero: quando fra ammirata tecnica e pessima politica non c’è differenza. [Piero Ricca]

Monti annuncia un intervento del governo sulle intercettazioni. “Il caso Napolitano è grave” (leggi)

Scorte di Stato: una spesa da 250 milioni di euro. Ecco quelle “eterne”

La vicenda delle guardie del corpo di Fini in vacanza ha consentito di riaprire la questione del costo della protezione offerta dallo Stato a circa 600 personalità italiane sotto tutela. Un reparto che impegna circa 4 mila uomini e 2mila macchine.

Giusto per rispondere al professor Monti;  se qualcuno vuole il 50% di quello che guadagno senza fare nulla, senza svegliarsi alle sei di mattina, senza macinare migliaia di chilometri ogni anno, senza salire su un ponteggio sotto la pioggia e con quaranta gradi all’ombra, senza saltare i pasti per non sacrificare tempo al lavoro nel mio linguaggio si chiama magnaccia,  se a farlo è lo stato che poi non restituisce nulla in termini di servizi e strutture ma, al contrario toglie diritti, toglie sicurezza ai lavoratori,  toglie e taglia sulle necessità che i cittadini si pagano anticipatamente proprio con le tasse significa che a gestire lo stato fino ad ora sono stati e sono degli emeriti incapaci, disonesti e delinquenti.

Con una pressione fiscale come quella che hanno sempre imposto i governi di tutti i colori questo paese dovrebbe viaggiare come una barca a vela col vento a favore. Ma è chiaro che se, ad oggi, ancora si spendono 250 milioni di euro solo per le scorte, se i cittadini italiani sono obbligati a sovvenzionare con le loro tasse benefit e privilegi ai politici, alle varie caste e sottocaste  come non si fa in nessun altro paese democratico al mondo, se un sottosegretario italiano guadagna quando il presidente degli Stati Uniti a me pare ridicolo che si dia la colpa di tutto all’evasione fiscale.

Per una questione d’immagine, poi.

E già che ci sono ripropongo la domanda che avevo fatto qualche mese fa aggiornata ai fatti di oggi:  è normale che un governo si debba occupare, in un momento tragico come questo, di intercettazioni, è normale che un presidente della repubblica apra uno scontro feroce con la Magistratura,  è normale un governo di uno stato democratico [si fa per dire] che fa la voce grossa coi cittadini onesti,  è normale imporre ai cittadini di dimostrare la propria innocenza – con un centinaio, contati male,  di pregiudicati presenti in parlamento per i quali non è prevista nessuna legge speciale finalizzata a spazzarli via – utilizzando sistemi fascisti, da comunismo sovietico facendo leva sulla debolezza dell’italiano piccino che è ancora convinto che combattere l’evasione significhi andare a controllare e sanzionare il barista che non rilascia lo scontrino del caffè perché, poverino, non sa o fa finta di non sapere che i grandi evasori, quelli che lo stato e i governi di tutti i colori hanno sempre protetto, hanno sistemato i loro patrimoni in altre sedi altrove da qui e che nessun governo italiano di nessun colore li andrà mai a controllare, disturbare né tanto meno, intimorire

Intercettazioni, quando la politica vuole il bavaglio. Dai ‘furbetti’ alla Trattativa

Da destra a sinistra ogni volta che un politico è stato intercettato si è gridato allo scandalo. Commissioni di inchiesta e disegni di legge, la regolamentazione della questione ha messo sempre d’accordo tutti. Ultimo capitolo: il deposito del capo dello Stato di un ricorso alla Consulta. Ecco una cronologia dai “furbetti del quartierino” a oggi.

ZAGREBELSKY AL COLLE: “NO A CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE, BASTA LA LEGGE”

I Monti non tornano –  Marco Travaglio, 18 agosto
Vi eravate mai accorti che “siamo in stato di guerra” contro gli evasori fiscali? No? Ora lo sapete: lo rivela dall’Engadina Mario Monti. Il sospetto è che ci creda poco anche lui, se per l’annuncio ha scelto il settimanale formigoniano Tempi, un modo come un altro per entrare in clandestinità. Sia come sia, il premier ha scoperto che l’evasione “produce un grosso danno”, e sapete perché? Non perché sottrae ogni anno alle casse dello Stato 150 miliardi di euro, costringendo i soliti fessi a pagare al posto di chi non paga. Bensì perché guasta “la percezione del Paese all’estero: la notorietà pubblica del nostro alto tasso di evasione contribuisce molto a indisporre nei confronti dell’Italia quei Paesi da cui potremmo aver bisogno di assistenza finanziaria”, perché “dicono: l’Italia ha un fortissimo debito pubblico che magari richiederà domani di aiutarla a rinnovare; eppure ci sono italiani ricchi o medi che non pagano le tasse”. Cioè: l’evasione non è un male in sé, ma perché si viene a sapere in giro e ci rovina l’immagine. L’importante, comunque, è che ora Monti dichiari “lo stato di guerra” e preannunci “strumenti forti”. À la guerre comme à la guerre. La prima misura draconiana è la conferma di Corrado Passera, indagato per frode fiscale, come ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture, Trasporti, Comunicazioni, Industria e Marina mercantile. Una cura omeopatica. Di fare una legge che mandi in galera gli evasori fiscali, come in tutti i paesi che sono in guerra contro l’evasione o non lo sono più perché l’hanno vinta, non se ne parla neanche. E tantomeno di approvare la legge anticorruzione, ormai dispersa nei cassetti del Parlamento. L’unica vera guerra dei grandi partiti, e dei tecnici al seguito, è quella ai magistrati. Infatti, sempre al samizdat ciellino, Monti confida un’altra scoperta sensazionale: le intercettazioni indirette di Napolitano sul telefono di Mancino nell’indagine sulla trattativa Stato-mafia sono “episodi gravi”. Purtroppo non spiega perché “gravi”. Perché uno Stato non tratta con la mafia e, nel caso in cui venga scoperto a trattare, il Capo dello Stato non parla al telefono con chi è coinvolto nelle indagini? Perché Mancino ha trascinato il Quirinale nel fango delle sue beghe processuali? O perché i pm hanno stralciato le telefonate Napolitano-Mancino ritenendole irrilevanti, in attesa che il gip ne decida la distruzione dopo averle fatte ascoltare agli avvocati? Se, come sembra, la risposta giusta è la 3, Monti è fortunato, casca male: propri ieri su Repubblica il presidente emerito della Consulta Gustavo Zagrebelsky ha spiegato che i pm di Palermo hanno applicato la legge e l’unica cosa grave è il conflitto di attribuzioni scatenato dal Quirinale contro di loro. Sfugge comunque il nesso fra tutto ciò e il preannuncio di un'”iniziativa del governo” con “novità legislative” in materia perché “è evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi”.  Ecco, siccome per noi questi “abusi” non sono affatto “evidenti”, gli saremmo grati se ce li volesse illustrare con nomi, cognomi e indirizzi: quali magistrati li hanno commessi, e quando, e dove e perché. Siccome poi chi abusa di intercettazioni commette reato e illecito disciplinare, e il ministro della Giustizia è titolare dell’azione disciplinare, può spiegarci il prof. Monti perché la signora Severino non ne ha avviata alcuna contro i magistrati autori dei presunti abusi? Delle due l’una: o questi abusi non esistono, e allora il premier farà bene a ritirare la sua generica denuncia; oppure esistono, dunque le norme attuali già li prevedono e li sanzionano (altrimenti non sarebbero abusi), e allora che bisogno c’è di una nuova legge per punire ciò che è già punito? È sicuro il premier di sapere quel che dice?  E, se no, perché non tiene la bocca chiusa?
 
 
 

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