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La sonda Curiosity è atterrata su Marte. Obama: “Gli Usa hanno fatto la storia”

Prime immagini da Marte

Il Fatto Quotidiano fa benissimo ad insistere sulla vicenda delle telefonate fra Mancino e Napolitano, visto che è l’unico giornale che lo fa.

Fosse dipeso da altre testate – comprese quelle che fanno lotte per difendere il diritto ad essere informati su tutto meno però, e chissà perché, sui comportamenti del capo dello stato – ogni riferimento a Repubblica, quella dei post-it antibavaglio “ad personam” [ma solo quando la personam è berlusconi] , ma anche a l’Unità, il fu quotidiano di Gramsci, quella degli articoli anti -Travaglio e al Corriere della sera dove scrivono, fra gli altri, gl’illuminati  Ostellino e Battista, esperti nei rovesciamenti di frittate, nessuno ne avrebbe scritto e parlato. 
In un paese normale ma soprattutto sano, nessuno è intoccabile né deve essere intoccabile, un giornale serio non organizza campagne di difesa della libertà in base a chi la mette in pericolo ma lo fa SEMPRE.
Se una porcata la fa la Severino non fa meno schifo di quelle che sarebbe piaciuto fare ad Al Fano.

Anzi.
Prima lo capiscono anche i Pigì, gli Ostellini, gli Scalfari e compagnia “calmierante” meglio è. 
Soprattutto per loro e per la loro reputazione, se le parole hanno ancora un significato.

 La presidenza della repubblica pensa che sia utile un’azione disciplinare contro i Magistrati di Palermo, colpevoli di fare il loro dovere e cioè INDAGARE? ecco, facciamo così allora:  io penso che ce ne vorrebbe una per ogni politico che tradisce il mandato dei suoi elettori non facendo quel che promette di fare, una per ogni politico che ruba, corrompe, abusa del suo ruolo, una per ogni politico amico della mafia o mafioso in prima persona, visto che questi non sono i doveri della politica ma per quella italiana sono sempre stati  la priorità.

E anche una nei confronti di chi per ruolo  dovrebbe stare al fianco della Magistratura, non farle la guerra per salvare la sua immagine, non certo quella dell’istituzione che rappresenta.

I presidenti  passano ma per loro resterà il giudizio della Storia.

E quello per fortuna non è soggetto a nessuna azione disciplinare.

La concessione del telefono
Marco Travaglio, 7 agosto
Massima solidarietà ai redattori del Corriere che, non bastando Piero Ostellino il sabato (giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato Ostellino), devono pure mettere in pagina ogni santo giorno le amenità di Pierluigi Battista (urge intervento dell’Ordine, o almeno del Cdr, per riconoscere ai malcapitati una doverosa “indennità Battista”). Ieri qu esto pozzo di scienza s’è avventurato, come spesso purtroppo gli accade, nel terreno del diritto. Con risultati rovinosi, soprattutto per sé. Ha sostenuto che “Travaglio si improvvisa incontinente inventore di formule giuridiche”: tutto perché ho osato ricordare che, fra i soggetti “terzi” coinvolti in intercettazioni, ci sono pure le “persone non ancora indagate” ma che presto lo saranno. Ossia — chiosa spiritoso il Ballista — “potenzialmente tutta l’umanità”. Freddura senz’altro pregevole, se non fosse che quella è esattamente la condizione in cui s’è trovato Mancino, intercettato quand’era solo testimone e solo dopo indagato per falsa testimonianza.  Non contento, il nostro giurista per caso ironizza sul “clima bollente” e il “calore africano” che mi avrebbe obnubilato la mente portandomi a scrivere che, se i costituenti avessero voluto vietare di intercettare il capo dello Stato, l’avrebbero scritto nella Costituzione: invece non lo scrissero, ergo il Presidente è intercettabile indirettamente (su telefoni altrui) e direttamente (se commette reati al di fuori delle sue funzioni). Secondo Ballista, l’assenza di accenni nella Costituzione alla non intercettabilità del Presidente si spiega così: “Nella seconda metà degli anni 40, senza telefonini e apparecchiature sofisticate”, i costituenti non potevano “parlare d’intercettazioni telefoniche come ne parliamo oggi” perché impossibilitati a “predire il futuro”. Battutona da scompisciarsi. Purtroppo al noto esperto del nulla sfuggono alcuni dettagli.  1) Le intercettazioni telefoniche non si fanno solo sui telefonini, inventati negli anni 80 del secolo scorso, ma anche sui telefoni fissi, inventati da Antonio Meucci fra il 1854 e il 1871 con buona pace di Ballista, convinto che nel 1948 si comunicasse con i piccioni viaggiatori, i messi a cavallo, i segnali di fumo e i messaggi in bottiglia lanciati in mare.  2) Il primo Codice di procedura penale a prevedere e disciplinare le intercettazioni telefoniche è quello del 1913, che ne attribuiva la facoltà alla polizia giudiziaria, al giudice istruttore e al Procuratore del Re; norma poi ripresa dal Codice Rocco del 1930.  3) Nel ventennio fascista il passatempo preferito dei capi della polizia (come il celebre Arturo Bocchini) e dell’Ovra era quella di intercettare i telefoni degli oppositori e dei gerarchi in odor di fronda, su su fino allo stesso Mussolini (se sapesse almeno leggere, Ballista troverebbe ottimi libri con le trascrizioni delle telefonate dei capi del regime, nonché quelle fra il Duce e la Petacci, conservate all’Archivio di Stato).  4) I padri costituenti, nella Carta del 1948, non si occuparono dell’immunità da intercettazioni non perché non esistessero telefonini e apparecchiature, ma perché all’art. 68 avevano già previsto l’autorizzazione a procedere per processare o privare della libertà personale i membri del Parlamento. Nulla del genere scrissero per il presidente della Repubblica, processabilissimo e privabilissimo delle libertà personali nel caso di reati commessi al di fuori delle sue funzioni: anche oggi il nuovo art. 68 richiede l’autorizzazione delle Camere per le intercettazioni (non più per i processi) ai parlamentari, ma non al Presidente: bisogna farsene una ragione. Ora, noi comprendiamo lo sbigottimento del Ballista nell’apprendere queste notizie tutte insieme, lui che non ne ha mai avuta una in vita sua e, se per caso l’ha avuta, fu a sua insaputa ed era sbagliata. Però, alla sua età, è venuto il momento che qualcosa lo sappia.

Dopo i 40 anni – diceva Dostoevskij, quello dell’Idiota – ciascuno è responsabile della faccia che ha. 
E anche delle cazzate che spara.

 

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Una risposta »

  1. Certo che Travaglio, per come e quanto è documentato, li smonta tutti

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