Di censure, censurati, libertà di espressione, fatti, quotidiani, varie ed eventuali

In questo paese fare informazione è difficile, non solo per colpa del conflitto di interessi di berlusconi  che ha avuto solo “il merito” di peggiorare una situazione già complicata in precedenza ma  perché nonostante e malgrado quello che riguarda berlusconi sia il più gigantesco e insopportabile per una democrazia i conflitti di interessi sono molteplici, ed ecco spiegato il motivo per cui una legge per regolare controllati e controllori in questo paese non la pensano i governi di destra ma nemmeno quelli (cosiddetti) di sinistra.

Perché non è conveniente alla destra ma nemmeno alla (cosiddetta) sinistra.

Come ho scritto varie volte amo leggere i quotidiani in versione cartacea,  e – a malincuore – ho sempre detto che il finanziamento pubblico è una garanzia di libertà, perché finanziando anche cartaccia come Libero e Il Giornale ad esempio possiamo però avere la possibilità di leggere anche quei quotidiani che, sebbene con fatica (e infatti sono sempre meno) cercano di non perdere di vista che il dovere del giornalismo sarebbe, è, quello di informare, di raccontare le cose che accadono in modo corretto, preciso,  in maniera tale da poter consentire ai lettori (che poi saremmo noi cittadini che paghiamo) di formarsi delle opinioni il più possibile attinenti ai fatti, al modo in cui si fa politica, al pensiero dei politici circa tutto quello che la politica ha il dovere di regolare.

Scrivere, come hanno  fatto Il Giornale e Libero ieri che i PM e Il Fatto Quotidiano sono assassini in riferimento alla scomparsa del dottor D’Ambrosio non è solo una porcata ma un crimine, contro il quale tutta l’altra stampa, quella cosiddetta liberale (Repubblica, Unità, Stampa, Corriere) si sarebbe dovuta mettere di traverso anziché metterci il carico da undici. Il Giornale e Libero non sono nuovi a queste campagne denominate “macchina del fango”, si sono sempre distinti – nel senso peggiore – per aver diffamato chiunque fosse contrario e si sia opposto al progetto di distruzione etica, morale, democratica e civile voluta dal padrone di quello e molti (troppi) altri quotidiani, riviste, padrone di case editrici, tv private e, come se non bastasse avendo piazzato i suoi yesmen nella tv di stato (che nessuno ha rimosso, anzi il ministro Passera ha pensato di fargli un ulteriore regalo a proposito di frequenze televisive nel silenzio complice della presunta opposizione)  quando era presidente del consiglio ed è quindi in grado più di altri, più di tutti in questo paese, di orientare le opinioni comuni in tutti i modi che vuole. E nessuno, del Giornale né di Libero, ha mai pagato concretamente in sede civile e penale il modo mostruoso con cui credono di fare informazione.

Io difendo e difenderò sempre chi alle porcate e ai crimini, non solo intellettuali si oppone. L’ho sempre fatto anche in tempi meno sospetti di questo, quando ad esempio l’Unità metteva a disposizione dei suoi lettori un forum on line che un bel giorno venne chiuso dopo che i moderatori, sempre assenti quando c’era da dirimere risse che spesso oltrepassavano il limite della denuncia penale, operarono un “ban” collettivo che colpì, vado a memoria, una sessantina di utenti e ovviamente me compresa. Tutto questo perché sul forum di un giornale di sinistra qualcuno si era permesso di scrivere un post su papa Wojtyla considerato evidentemente irricevibile anche in un contesto come quello.

In quel periodo Marco Travaglio scriveva le sue dieci righe di “Bananas” proprio su l’Unità e spesso ci ritrovavamo a parlare di lui nel forum, anche allora, malgrado fosse meno presente di oggi era molto criticato, ed io mi ricordo che spesso scrivevo che sì, nessuno è incriticabile, cosa che penso anche oggi e anche a proposito di Travaglio ma che comunque andasse in qualche modo protetto e difeso perché era già allora una spanna sopra a molti suoi colleghi molto più famosi e conosciuti di lui.

Ed io continuo a pensare che un giornalista che si pone con lealtà va rispettato, e criticato sì ma SEMPRE  nel merito di quello che dice o scrive, cioè del suo lavoro, invece, e questo capita SOLO con Travaglio,  le critiche e i giudizi cui viene fatto oggetto sono di tutt’altro genere: “è antipatico, è di destra”, e queste sono le cose più banali che mi vengono in mente – perché spesso è davvero difficile poter confutare quello che scrive –  come se il dovere di un giornalista fosse quello di essere simpatico a tutti e di nascondere il suo orientamento politico invece di dare notizie.

Ora, evidentemente qualcuno da qualche parte deve avermi ascoltata quando, in altri periodi dicevo che un giornalista come lui anziché essere osteggiato e criticato sul piano personale si meritava la direzione di un quotidiano prestigioso: oggi infatti Travaglio – dopo varie vicissitudini fra cui l’esclusione da l’Unità voluta per lui, Antonio Padellaro e Furio Colombo dal pd, prima di quella più recente che ha riguardato Concita De Gregorio colpevole di non essersi allineata ai desiderata del partito, un giornale, Il Fatto Quotidiano, lo dirige davvero. Un giornale che non riceve finanziamenti pubblici e quindi si presume che possa agire davvero in libertà a beneficio e vantaggio dei suoi lettori/acquirenti. Soprattutto perché quel giornale ha fatto della lotta alle censure e della libertà di espressione le sue bandiere.

Quando però si parla di libertà di espressione bisogna includerci non solo la propria ma anche quella degli altri, e se un giornale che dispone anche di un’edizione on line mette i suoi articoli a disposizione dei lettori per poterli commentare, questa possibilità deve essere estesa a tutti, cosa che purtroppo Il Fatto Quotidiano non fa. I gestori di siti, dei blog, i responsabili delle versioni on line dei quotidiani hanno tutto il diritto di prendere gli opportuni provvedimenti tesi a contrastare chi crede di poter imbrattare ogni sede virtuale coi suoi delirii, apologie, diffamazioni, ingiurie e offese ma non hanno lo stesso diritto  di togliere la parola a chi invece di quelle sedi virtuali ne ha sempre fatto e ne fa buon uso, né tantomeno hanno quello di poter decidere chi – per diritto divino? può scrivere senza passare per le forche caudine di una  moderazione che doveva essere provvisoria e dalla quale gli utenti registrati dovrebbero essere esenti come da avviso e chi no, perché come dico sempre la censura è una cosa molto stupida e danneggia molto di più chi la applica  rispetto a chi suo malgrado, non avendo la possibilità di potersi sottrarre ai censori né ricevendo spiegazione alcuna, la deve subire.  

 A domande, poste sempre con la massima educazione mettendoci una faccia e un nome, si risponde.

Fino a qualche mese fa lo facevano, scusandosi, anche, prendendo a pretesto le solite questione ‘tecniche’.

Ora loro sono liberissimi di non sentirsi obbligati a rispondere ma così facendo non rendono onore alla coerenza con cui dicono di portare avanti le loro battaglie a favore della conoscenza dei fatti. Io per le questioni di principio mi faccio ammazzare piuttosto,  figuriamoci cosa me ne può fregare di sconosciuti maleducati.

Non è affatto una cosa di poco rilievo  un giornale che fa della massima espressione della libertà di espressione la sua bandiera metta in pratica la censura lui per primo. E non si tratta di censure a caso ma di esclusioni circoscritte a determinati utenti, sono mesi che si leggono lamentele, ma nessuno fa niente e nessuno pensa che sia il caso di dare delle spiegazioni sul perché ci siano utenti che possono e altri che NON possono pur non avendo mai mancato di rispetto a nessuno. I principi o si rispettano sempre o mai: il qualche volta non è previsto.

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