Feed RSS

Ragion di che?

Inserito il

Sottotitolo: L’anzianità non fa sempre virtù,  con la scusa del rispetto per l’età non è possibile che si possa permettere tutto;  in questo paese ci si ostina a dare e a mantenere cariche a persone che, in una vita normale di e da persona normale potrebbero fare al massimo i nonni o i bisnonni e nemmeno a tempo pieno. E allora se qualcuno pensa che sia giusto, possibile continuare a fare il presidente della repubblica o il direttore, sebbene onorario, di un quotidiano a novant’anni, bisogna che prenda atto che sono giuste, fattibili e possibili anche le critiche.

Specie quando sono necessarie e doverose.

Preambolo: «Un consulente della Presidenza della Repubblica ha
cercato di far sì che i processi condotti dalla Procura di
Palermo che riguardano la trattativa venissero fermati o tramite
un’avocazione delle indagini stesse o tramite un accorpamento a
livello delle tre procure che si occupano delle stragi: Palermo,
Caltanissetta e Firenze. Probabilmente, la Procura di Palermo è
quella che preoccupa di più, perché si sta avvicinando di più
al vero motivo della strage di via d’Amelio».
[Salvatore Borsellino – Ansa]

Trattativa, Scalfari attacca i pm di Palermo e chiede provvedimenti disciplinari

Il fondatore de la Repubblica nel suo consueto editoriale della domenica se la prende con il Fatto e denuncia l’illegittimità dell’intercettazione telefonica della telefonata tra Mancino e Napolitano. Ma non n’è nessun abuso: ecco perché:

Trattativa, procuratore di Palermo: “Critiche di Scalfari sono infondate”

Il procuratore di Palermo Messineo commenta l’editoriale del fondatore de La Repubblica in cui venivano lanciate accuse contro la procura del capoluogo siciliano in merito alle intercettazioni che hanno visto chiamato in causa anche Napolitano. “Gravi quanto infondate accuse di avere commesso gravissimi illeciti”.

Una s’aspetta che certe cose le facciano “giornalisti” come feltri,
belpietro, gente a cui in un paese normale non verrebbe permesso
neanche di redigere gli elenchi telefonici.

E nemmeno sarebbero i soli, a
tutta la truppa dei servi berlusconiani che non ce la fanno proprio a rialzare testa e spalle, del resto sono pagati per non farlo,  va aggiunta la pattuglia dei cerchiobAttisti,  pompieri, minimizzatori, quelli che piuttosto di dare una notizia si  farebbero tagliare le palle, e che fanno i giornalisti, loro?
Ma che un personaggio come Scalfari si abbassi al livello di un
berlusconi qualunque per chiedere provvedimenti disciplinari nei
confronti di Magistrati che stanno semplicemente svolgendo il loro lavoro non è solo ridicolo, è proprio pericoloso, perché se nemmeno un anziano signore d’esperienza che ha vissuto e raccontato gli anni più bui di questo paese capisce o sa che ci sono confini che nessuno ha il diritto/dovere di oltrepassare significa che in questo paese tutto è possibile, anche quel che non può e non deve diventarlo mai: tipo che lo stato scenda a patti con la mafia per ovviare a quella che personaggi molto autorevoli chiamano “ragion di stato”.
Nessuno dovrebbe posizionarsi oltre la legge, che in uno stato di diritto è o dovrebbe essere, almeno, uguale per tutti,  quindi anche per Napolitano, e Scalfari non può, per prendere le parti di un vecchio amico, difendere un ex ministro che ha detto il falso in tribunale, e lo ha fatto di fronte ai parenti delle vittime delle stragi mafiose.
Lo stato non è il circolo della bocciofila.

Lei non sa chi ero io – Marco Travaglio, 10 luglio

Ogni giorno che passa, da quando s’è scoperto che il presidente
Napolitano e il consigliere D’Ambrosio si erano messi in testa di
dirigere le indagini sulla trattativa al posto della Procura di
Palermo, si spalanca una nuova frontiera del diritto.

Galli della Loggia s’intenerisce perché Mancino, nelle telefonate al
Colle, era “per nulla tranquillo”, anzi in preda alla “paura di essere
incastrato” dal lupo cattivo: ergo vanno riformati “i meccanismi
dell’Accusa” e “il modo di essere dei suoi rappresentanti” per
restituire a tutti i Mancini un po’ di serenità.

Sempre sul Corriere, il prof. Onida spiega che, siccome 20 anni fa
Conso e Mancino erano ministri, la Procura “deve trasmettere gli atti entro 15 giorni, ‘omessa ogni indagine’, al tribunale dei ministri” per “l’archiviazione o l’autorizzazione a procedere della Camera competente”.

E pazienza se i due sono indagati per aver mentito sotto giuramento nel 2011-2012, da pensionati: come il diamante, anche il ministro è per sempre.

Il famoso principio costituzionale del “lei non sa chi ero io”.

Ora Eugenio Scalfari bacchetta il Fatto per aver invitato Napolitano a render pubbliche le sue telefonate con Mancino intercettate
sull’utenza di quest’ultimo; e accusa la Procura di Palermo di delitti gravissimi, subito segnalati al Pg della Cassazione perché li punisca con “eventuali procedimenti disciplinari”.

Questi: “Quando Mancino chiese al centralino del Quirinale di
metterlo in comunicazione col Presidente, gli intercettatori avrebberodovuto interrompere immediatamente il contatto. Non lo fecero” e fu “un gravissimo illecito… ancor più grave quando il nastro fu consegnato ai sostituti procuratori i quali lo lessero, poi
dichiararono che la conversazione risultava irrilevante ai fini
processuali, ma anziché distruggerlo lo conservarono in cassaforte”.
Una “grave infrazione compiuta dalla procura la quale deve sapere che il Capo dello Stato non può essere né indagato né intercettato né soggetto a perquisizione. Si tratta di norme elementari della
Costituzione e trovo stupefacente che né i procuratori interessati, né i giudici, né i magistrati preposti al rispetto della legge, né gli
opinionisti esperti in diritto costituzionale abbiano detto una sola
sillaba”.

Purtroppo, almeno finora, le ricerche delle “norme elementari della Costituzione” che impongono all’intercettatore di fermare le macchine appena l’intercettato chiama il Quirinale, si sono rivelate vane.

L’ha spiegato a Scalfari uno stupefatto procuratore Messineo.

Quando il pm chiede e il gip dispone di intercettare un telefono, non sa chi chiamerà o da chi verrà chiamato. E l’“intercettatore” esiste solo nella “Concessione del telefono” di Camilleri: oggi c’è
un’apparecchiatura leggermente più avanzata, che registra in
automatico l’intero traffico su una linea telefonica per tutta la
durata del decreto (un mese e mezzo).
Per legge, nessuno – né l’agente, né il pm – può distruggere alcunché prima che lo dica il gip, a fine indagine, dopo aver messo a disposizione delle parti interessate tutto il materiale, penalmente
rivelante o irrilevante. Questo per evitare che venga distrutta una
telefonata utile al pm o alla difesa.

D’Ambrosio ha già chiesto a Palermo le trascrizioni delle sue
telefonate con Mancino.

E lo stesso può fare, volendo, Napolitano.

Va però riconosciuto che anche il Codice Scalfaritano ha il suo
fascino: si infila un omino piccolo piccolo armato di registratore nel telefono da intercettare e lo si allena a riconoscere la voce del
Presidentissimo, oltreché a vegliare giorno e notte senza mai
addormentarsi; così, appena si appalesa la Vox Dei, zac! L’omino
scatta sull’attenti, sventola il tricolore, intona l’inno di Mameli,
intanto spegne o distrugge l’aggeggio con agile mossa e si strappa le
orecchie per non sentire; se non è abbastanza lesto e gli capita di
auscultare qualcosa, si mangia il nastro e, per non lasciare
testimoni, s’inabissa nel triangolo delle Bermude.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...