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Il lavoro non è un diritto e trattare con la mafia non è reato

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Se trattare non è reato allora di che parliamo? è tutto a posto, mi pare, c’è chi si paga la vigilanza privata per tutelare la sua proprietà e chi il pizzo alla mafia.

O chi promette alla mafia di non essere troppo severo onde evitare pericolose ribellioni.

Non risulta che la mafia usi sistemi di persuasione diversi dalle minacce.
La storia di berlusconi non la sa soltanto chi non si è mai interessato di sapere chi è berlusconi.

Se fossi un magistrato non concederei mai  un’intervista ad uno dei giornali  di proprietà di chi insulta i magistrati tutti i giorni da decenni perché evidentemente li ritiene più pericolosi della mafia sulla quale non ha mai detto, invece,  una parola di condanna.

Insomma, ma che dice pure Ingroia, berlusconi vittima della mafia? berlusconi paragonato al piccolo imprenditore, al negoziante che si umilia per paura che la mafia tolga l’unico sostentamento sul quale può contare? Ingroia forse ha caldo, e dimentica che la mafia per la famiglia berlusconi è un vizio di famiglia, una tara che si eredita di padre in figlio. Che suo padre, assunto da impiegato alla banca Rasini, la banca di Totò Riina, di Bernardo Provenzano, di Vittorio – l’eroe – Mangano e di Pippo Calò ne uscì da direttore. E chissà perché fu premiato con l’avanzamento di carriera: forse perché in questo paese il merito viene sempre prima di tutto?
La vogliono smettere questi funzionari dell’antimafia di contestualizzare, chiedere premi per berlusconi per la sua lotta antimafia come ha fatto nientemeno che il procuratore nazionale Grasso? ma perché non se ne stanno TUTTI un po’ più zitti che tanto quando parlano, dalla fornero a Grasso passando per Ingroia, fanno SOLO danni? Per non essere sottoposti alle pressioni della mafia basterebbe denunciare, lo ha fatto gente molto meno potente di berlusconi che, non risulta abbia mai rinnegato le sue amicizie personali, fra le quali anche quella con dell’utri.

Trattativa, Ingroia: “Trattare non è reato. Perseguiamo chi la impose con le minacce”

Il magistrato di Palermo in una intervista a “Libero riflette: “Noi accertiamo i reati, la verità storica non tocca a noi… Come cittadino e come magistrato auspico che faccia gli accertamenti necessari senza scaricare tutto sui pubblici ministeri. Gli italiani hanno diritto alla verità giudiziaria, ma anche a quella storica”

«L’ho scritto nella mia requisitoria. Non ricordo se usai il termine vittima consapevole o compiacente. Comunque vittima che, sottoposta a queste pressioni, com’è spesso abitudine italica, preferì trovare un accordo con i boss anziché rivolgersi alle autorità». Il ruolo di Berlusconi si esaurisce lì, per quanto riguarda i rapporti con la mafia? «Qui entriamo nel merito dell’indagine in corso e preferisco non parlare. Però posso dire che accanto all’estorsione di cui abbiamo parlato, ci sarebbe stato un altro tentativo di “estorsione” politica, quando Berlusconi era già presidente del Consiglio. Dell’Utri si fece portatore di questa minaccia e per questo è indagato».

E’ Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, a spiegare in una intervista  perché pezzi delle istituzioni sono sotto inchiesta.

Fornero: il lavoro non è un diritto?

“A job isn’t something you obtain by right but something you conquer”. (Mrs Elsa Fornero per il Wall Street Journal)

[più o meno: il lavoro non è un diritto ma va conquistato]

Peccato per la fornero ma per fortuna per noi il diritto al lavoro è sancito dalla Costituzione che, sempre per fortuna è nata prima della fornero e dell’esercito dei guastatori che stanno facendo tabula rasa dei diritti in questo paese. E ripropongo le domande di ieri, magari qualche giornalista coraggioso che le faccia alla fornero lo troviamo pure in Italia: così, per curiosità, che ne pensa la fornero dei redditi superiori ai 70.000 euro (che è già una cifra scandalosa per un paese in recessione)? e che ne pensa della spending review che salva le pensioni d’oro ma riduce di due miserabili euro i buoni pasto dei lavoratori? e inoltre cosa pensa del salvataggio del monte dei paschi di siena, una banca PRIVATA a cui sono stati concessi 4 miliardi di soldi pubblici? e che ne pensa che chi ha causato il tracollo di MPS invece di andare in galera per i prossimi 350 anni come accade nei paesi normalmente civili tipo l’Islanda sia stato promosso invece presidente dell’ABI?

  Come bisogna rispondere a questi oltraggi reiterati? ma soprattutto, CHI risponderà in un paese in cui non c’è più nessuno a difendere i diritti della gente?

La parola all’esperto, Marco Travaglio – 28 giugno

Pensavamo di aver visto tutto, sulla trattativa Stato-mafia: politici che trattano con Cosa Nostra facendo ammazzare Borsellino per salvarsi la pelle; carabinieri che negoziano con i mafiosi invece di arrestarli; politici che ritrovano la memoria vent’anni dopo perché costretti dal figlio di un mafioso; un magistrato consigliere del Quirinale e lo stesso capo dello Stato che s’immischiano nelle indagini per darla vinta a un ex ministro a sua insaputa che non riconosceva nemmeno Borsellino; intellettuali e giuristi sempre pronti a denunciare le interferenze politiche nelle indagini che tacciono o financo le legittimano; commentatori “p rogressisti” che negano la trattativa o addirittura la giustificano. Invece mancava qualcosa: Paolo Cirino Pomicino che spiega la vera storia della trattativa sul Foglio di Giuliano Ferrara. Essa – rivela il Cirino – non iniziò, come ingenuamente si pensava, nel 1992, quando politici e carabinieri si affidano a Ciancimino perché li metta in contatto con Riina. Bensì nel ’93, quando governa l’unico premier della storia colluso con la mafia: Ciampi, “un signore garante di quella borghesia azionista che ideò e spalleggiò la destabilizzazione degli assetti democratici dal ’91 al ’93 con la doppia tenaglia della criminalizzazione dei finanziamenti elettorali non dichiarati (la criminalizzazione di un reato, roba da matti eh?, ndr) e delle presunte contiguità mafiose”. Quel Ciampi che era pure colluso col “Pci di Occhetto”, “vero azionista” del suo governo e fautore della “scorciatoia giudiziaria”. Prima e dopo Ciampi, invece, l’Italia fu governata da fieri avversari della mafia, tipo Andreotti e Berlusconi, naturalmente estranei a qualsivoglia trattativa. Il Cirino, per chi non lo ricordasse, era il capocorrente di Andreotti in Campania ed è ora un pregiudicato per corruzione e finanziamento illecito dei partiti per le mazzette incassate dall’Eni e dalla Montedison. Parte della mazzetta Enimont la girò lui stesso a Salvo Lima, mafioso e capocorrente di Andreotti in Sicilia. Andreotti è stato giudicato colpevole di mafia fino al 1980, ma prescritto, dalla Cassazione. Manca lo spazio per enumerare tutte le balle che il Pomicino riesce a infilare in una pagina del Foglio , con una densità sconosciuta persino agli standard pur ragguardevoli di quel giornale. Pochi esempi. “Un terribile fuoco di sbarramento della sinistra politica e giudiziaria impedì a Falcone di assumere la guida della Direzione nazionale antimafia” (falso: il primo ad assumerne la guida fu Bruno Siclari nell’ottobre ’92, quando Falcone e Borsellino erano già morti). “Il 41-bis fu esteso ai mafiosi dal governo Andreotti nel giugno ’92 subito dopo la strage di Capaci” (falso: il decreto Scotti-Martelli sul 41-bis, varato dopo Capaci, non fu convertito in legge dalla maggioranza che sosteneva il governo, Pomicino incluso: dovette morire Borsellino perché diventasse legge). “Nel novembre ’93 Conso libera dal carcere duro 300 mafiosi e s’intensificano i benefìci della legislazione premiale sui pentiti che nei 10 anni successivi metteranno fuori 4000 criminali fra cui gli assassini di Falcone e Borsellino… il più grande servizio alla mafia” (la revoca dei 41-bis fu un tradimento delle leggi antimafia volute da Falcone e Borsellino; i benefìci ai mafiosi pentiti furono il risultato della legge sui pentiti voluta da Falcone e Borsellino, e non c’entrano nulla con la trattativa, anzi: nel “papello” di Riina si chiedeva di abrogare proprio quella legge). “Il Pci di Occhetto vero azionista e architrave del governo Ciampi” (falso: il Pci, anzi il Pds, ritirò subito i suoi ministri per la mancata autorizzazione a procedere contro Craxi, mentre ne facevano parte la Dc di Pomicino, il Psi, il Psdi, il Pri, il Pli). “A proposito: ma perché indaga Palermo e non Roma, visto che la trattativa si condusse nella Capitale?”. Pur comprendendo le ragioni che rendono preferibile, per Cirino, la Procura di Roma a quella di Palermo, siamo spiacenti di informarlo che la trattativa si condusse a Palermo, non a Roma. O Pomicino sa qualcosa che noi non sappiamo?

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