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Il danno, la beffa e l’oltraggio

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I poliziotti condannati insultano la madre di Aldrovandi su Facebook

“Se avesse saputo fare la madre non avrebbe allevato un cucciolo di maiale”, e ancora “faccia da culo (…) speriamo non si goda i risarcimenti dello stato”. Paolo Forlani, fresco di condanna in Cassazione (tre anni e mezzo), si scatena sul social network nella pagina di Prima Difesa, contro Patrizia Moretti. E lei lo querela.

Sottotitolo:  sarebbe troppo semplice rispondere a questo rifiuto subumano che se sua madre avesse fatto la madre probabilmente non avrebbe allevato un criminale,  ma voglio essere più comprensiva ed evitare di scendere al livello di un assassino tutt’altro che pentito. Può darsi, anzi è sicuro che ci siano genitori inadeguati al ruolo. Ma è altrettanto sicuro che se questo fosse un paese normale un assassino sarebbe in galera, senza nessuna possibilità di scarabocchiare stronzate offensive su facebook.
Tre anni e sei mesi condonati dall’indulto. Questo vale la vita di un ragazzino in Italia se ad ammazzarlo è un poliziotto, anzi quattro.
Sarebbe opportuno non dimenticare.
Mai.

La politica dovrebbe esigere, anziché farsi mandante delle violenze compiute dalle forze dell’ordine [se questo è ancora un paese con qualche possibilità di diventare normale, sano, un posto sicuro dove far crescere i propri figli], dei test più approfonditi, ripetuti ciclicamente per chi decide di voler far parte di quella categoria di lavoratori che troppo semplicemente viene poi definita dei “tutori dell’ordine”.

Perché è altrettanto troppo facile parlare poi di “schegge impazzite” o di “qualche mela marcia”.

Chi compie azioni come quelle dei quattro criminali di Ferrara soffre di turbe psichiche, serie, gravi, ed è quindi un pericolo per sé ma soprattutto per gli altri, impossibile che persone così non abbiano mai dato prima segni di aggressività in eccesso; io non ci credo che si possa trattare di raptus come non credo che non ci si possa rifiutare di rispondere ad un ordine, come accadde al G8 di Genova, in Valsusa e come accade puntualmente ogniqualvolta si esprima dissenso per mezzo di manifestazioni pubbliche, se quell’ordine prevede l’esercizio della violenza.
Altrimenti davvero bisogna scappare da questo paese, e pure di corsa.

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  1. non so se sia possibile capire prima chi darà di fuori, so che non si fermeranno se ogni volta sono coperti, protetti, indultati, magari anche promossi o comunque lasciati in servizio fino a sentenza definitiva (nei rari casi in cui si arriva al processo) gli autori di certe barbarie (e i responsabili di massacri, non scordo mai Genova). Il senso di impunità per i prossimi “scheggia impazzita” e “mela marcia” è conseguente

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    • Il dramma, la tragedia è che in queste condizioni/situazioni non sarà mai più possibile avere fiducia nelle istituzioni. Due più due fa sempre quattro, le forze dell’ordine ricevono ordini dalla politica. Ed è sempre la politica che fa poi le leggi che consentono a quattro assassini di cavarsela con una pena ridicola per un omicidio così efferato, di promuovere funzionari colpevoli di aver ordinato [e partecipato] i massacri del G8, quelli contro i Notav. E questo dovrebbe essere abbastanza per capire in che mani siamo.

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  2. cREDO che non ci siano mai le parole giuste per commentare certi fatti. IUno vorrebbe dire tante cose ma in fin dei conti le parole rimangono sospese nello sgomento

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  3. Sì, sgomento è la parola giusta, è quello che ho provato leggendo di questi ultimi insulti alla madre di una vittima assassinata dalla polizia. Viene da pensare che a volte l’animo umano è un abisso nero e profondo, una pece nella quale qualcuno resta invischiato per sempre. Dicono che dal male nasce il male: compiango sul serio quei genitori così coraggiosi, che stanno provando di tutto per spezzare quella catena e trasformare la morte del figlio in qualcosa di “utile”. Dobbiamo infinita riconoscenza a queste persone. Anche per questo, gli assassini dovrebbero essere messi nella condizione di non causare più ferite. Come dici tu, se questo fosse un Paese degno del nome…

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