Quattro “mele marce”

Sottotitolo: Povere tutte le persone in attesa di avere almeno il conforto di una giustizia giusta nella causa infinita contro uno stato che ammazza per mano dei suoi funzionari ma poi non sa, non vuole, non può garantire un giusto risarcimento legale e morale alle vittime e alle loro famiglie. Penso ai massacrati al  G8 di Genova [e ai loro massacratori promossi con avanzamenti di carriera], a Stefano Cucchi, alla lista infinita di morti di stato, agli offesi, mortificati, defraudati del benché minimo diritto civile da parte di chi dovrebbe invece  garantirli i diritti e mi viene un nodo in gola. Io non mi riconosco in uno stato che quantifica la vita di mio figlio meno importante di una vetrina sfasciata e di una macchina bruciata. E non ho niente da festeggiare, oggi.

Come scriveva Grillo quattro anni fa, cosa sarebbe successo se quattro privati cittadini avessero picchiato un poliziotto fino ad ammazzarlo, se la sarebbero cavata col trasferimento, e nel frattempo avrebbero potuto mantenere il loro posto di lavoro? è tutto a posto in Italia, dottor Manganelli? e Napolitano,  solitamente così prodigo di esternazioni e moniti non ha mai niente da dire a proposito di queste cose? Presidente,  quanto vale la vita di un ragazzino in Italia, nemmeno una richiesta di pena esemplare?

Quattro poliziotti ammazzano di botte un ragazzino, vengono condannati a tre anni e sei mesi per omicidio colposo ma non rischiano il carcere visto che tre anni sono stati già condonati dall’indulto.

A condanna definitiva  [oggi] scatteranno i provvedimenti disciplinari, cioè “i poliziotti condannati definitivamente sono ancora in servizio ma non più nella città dove sono accaduti i fatti.”
Causare la morte per percosse perché deve essere considerato omicidio colposo e non volontario? quattro persone, fra cui una donna [non è irrilevante per niente questo], massacrano di botte un ragazzino e questo reato viene derubricato e giudicato come omicidio COLPOSO? un omicidio considerato alla stessa stregua di un incidente stradale?

Colposo un cazzo.

Quei quattro sono criminali che, se non avessero indossato una divisa di anni di galera ne avrebbero rischiati 21 e scontati almeno la metà, e allora dov’è questa strepitosa vittoria della giustizia?
 Mi piacerebbe sapere, inoltre,  come fa un poliziotto a potersi permettere di essere difeso nientemeno che da Niccolò Ghedini.
Quello che lo stato italiano ieri ci ha detto – praticamente – è che i cosiddetti tutori dell’ordine possono tranquillamente trasformarsi in “schegge impazzite”, malmenare una persona fino a causarne la morte e la pena massima per questo è un trasferimento.
Oggi possiamo dire che quei quattro sono assassini, ma non si può né si dovrebbe  dimenticare che quattro assassini sono ancora in servizio per lo stato italiano.
Come se niente fosse accaduto.
E qualcuno oggi ha anche il coraggio di dire e scrivere che giustizia è stata fatta? possiamo ancora e davvero pensare che questo sia un paese normale?

Assassini colposi

C’è qualcosa di ammirevole e sconvolgente, in una madre che in lacrime è felice per aver visto finalmente condannati gli assassini del proprio bambino. C’è qualcosa di terrificante in una condanna a 3 anni e mezzo per aver tolto la vita a un bambino, soprattutto quando gli assassini sono gli stessi che noi paghiamo per tutelare la legge. C’è qualcosa di abominevole in questa condanna ridicola che festeggiamo per la sua eccezionalità, abituati come siamo, in questi paese, ad assistere impotenti ai soprusi dello stato, che ancora vogliamo definire democratico, per non aggravare ancor di più le nostre coscienze.

 È colposo, l’omicidio, quindi non volontario dice la legge che dobbiamo comunque rispettare. Hanno esagerato con gli anfibi e i manganelli, tenendo un ragazzo ammanettato per terra, colpendo alle cieca perché “lui” sembrava una furia. Non volevano uccidere, dicono, e l’avvocato di una degli assassini, noto per essere un deputato del Parlamento Italiano a servizio di sua maestà,si dichiara dispiaciuto perché non è stato possibile sapere “quanta” droga avesse ingerito il furioso bambino. Quasi a dire che, più fosse stato drogato, meno pietà dovremmo avere. Non volevano uccidere, ma hanno comunque cercato di depistare – come fa lo Stato, in Italia – hanno provato a rendersi zelanti fautori della Pubblica Sicurezza, paladini del bene contro il male: un ragazzo. Poi, siccome è stato un omicidio capitato per caso, un atto scaturito dall’eccesso di zelo di una pattuglia di esaltati, è subentrato anche l’indulto ad alleggerire una pena ridicola; ma anche questo, che ci piaccia o no, è una legge dello stato, per la quale più volte ringraziammo l’allora ministro Mastella, su cui è meglio tacere.

Ora, la felicità per questa singolare vittoria del bene sul male, la si deve non solo alla magistratura, ma a una madre e una famiglia che fin da subito ha reagito e alla società civile (quel poco che ne resta) che non ha mai voltato la testa dall’altra parte, e non ha permesso che l’omicidio “andasse prescritto” nella memoria collettiva. Questo pare sia diventato il nostro compito ultimo: partecipare perché almeno si conservi  la memoria, in un paese che è spinto quotidianamente all’oblio di tutte le cose e di tutte le nefandezze, e l’oblio è un seme che attecchisce facilmente, concimato abbondantemente da un’informazione deviata.

 Per esempio questa fotografia di Federico, salvata questa mattina (22.06.12) dalle pagine del Corriere della Sera dall’articolo sulla condanna definitiva dei poliziotti assassini. La didascalia è emblematica: “morto in circostanze ancora da chiarire”, casomai qualcuno anziché leggere l’articolo si fermasse alla fotografia. E mi chiedo: “Sarà una devianza colposa, o c’è del dolo?”

 Non so. So però che son differenti gli articoli sul “mostro” assassino di Melissa. Ci hanno mostrato tutto di lui, persino la barca sulla quale – scrivono abbondantemente i giornali – passava i suoi periodi di riposo. Ci mostrarono le prime immagini dalle quali era impossibile comprendere il suo volto, alla fine svelato come un felice coupe de theatre. Brutto, scuro, rugoso e arcigno; rassicurante come solo un mostro può essere; soprattutto per noi che da tempo ci guardiamo le spalle soprattutto dalla Polizia.

Non scordiamo di essere società civile, non scordiamoci dei mostri e degli assassini. Non scordiamoci mai delle vittime e delle loro famiglie che attendono il giorno di poter piangere di sollievo in un’aula di tribunale. Stefano Cucchi, per esempio: non scordiamoci di lui.

 Rita Pani (APOLIDE)

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