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Inammissibile il ricorso contro la 194

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 Aggiornamento ore 17:10:

Legge 194, la Consulta non tocca legge sull’aborto. No al ricorso giudice Spoleto

La Consulta non tocca la legge 194. La Corte Costituzionale ha oggi dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge n. 194 sull’aborto, sollevata dal giudice tutelare del Tribunale di Spoleto per il caso di una minorenne che voleva abortire senza coinvolgere i genitori.

Gl’italici talebani, quelli dalla morale doppia e tripla, quelli che si sono lasciati sedurre da un mafioso pervertito puttaniere ma che poi trovano sconveniente che una donna perbene, non un’assassina ma una donna in difficoltà, di quelle che il pervertito puttaniere non aiuterebbe certamente con una paghetta di 47.000 euro a settimana possa decidere liberamente cosa fare di sé e della sua vita che, fino a prova contraria vale molto di più di un ammasso di cellule che vita non è ancora, nonché i loro mentori, uomini, sempre e solo uomini che tutto hanno perdonato e contestualizzato ai distruttori dei diritti civili e della democrazia che da tre lustri siedono in parlamento possono sontuosamente e molto femminilmente andarsene a fare in culo. E se ci restassero renderebbero un servizio davvero utile alla società CIVILE.

Sottotitolo: cito da wikipedia: “prima del 1978 (ovvero 34 anni fa), l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato.
In particolare: causare l’aborto di una donna non consenziente (o consenziente, ma minore di quattordici anni) era punito con la reclusione da sette a dodici anni (art. 545);
 causare l’aborto di una donna consenziente era punito con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto che alla donna stessa (art. 546);
procurarsi l’aborto era invece punito con la reclusione da uno a quattro anni (art. 547);
istigare all’aborto, o fornire i mezzi per procedere ad esso era punito con la reclusione da sei mesi a due anni (art. 548).”

Preambolo: Sostanzialmente i diritti non sono mai a tempo indeterminato ma vanno difesi, a tempo indeterminato, bisognerebbe avere però anche la possibilità di difenderli. In Italia sta venendo meno proprio questa possibilità, perché non c’è più una politica di riferimento che impedisca che i diritti già acquisiti possano essere messi in discussione di continuo. In parlamento siedono la peggior destra e la peggior sinistra  il cui unico impegno sembra essere quello di somigliarsi in tutto. E quando c’è disorientamento può succedere qualsiasi cosa.

Vi piacerebbe vivere in un paese in cui quelle leggi ottenute grazie all’impegno sociale di milioni di persone che hanno ritenuto fosse opportuno e necessario avere quelle leggi per rendere un paese più civile non vengono mai più ridiscusse perché hanno reso DAVVERO un paese più civile? beh, spiacente, perché quel paese non è l’Italia.
Oggi, 20 giugno 2012, la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sul diritto ad interrompere la gravidanza. Nella fattispecie se l’articolo della legge 194 che permette l’aborto entro i 90 giorni sia in contrasto con un supposto “diritto alla vita” dell’embrione.

 L’aborto, l’ho scritto migliaia di volte,  esiste da quando esiste l’umanità e  continuerà ad essere praticato con e senza leggi che tutelino la salute delle donne. Come si faceva quando la legge non c’era e le donne morivano sotto ai ferri di comari compiacenti.

Vogliono questo, i signori prolife del cazzo? costringere di nuovo le donne ad abortire di nascosto senza garanzie né sicurezza? quelle ricche all’estero o nelle cliniche private dove operano molti di quei medici  che per salvarsi la reputazione si dichiarano obiettori nel servizio sanitario pubblico gratuito  e quelle povere costrette ad affidarsi allo stregone di turno?  di quale diritto alla vita ma soprattutto di quale vita va blaterando chi nega alle persone, nella fattispecie alle donne, il diritto di potersi scegliere una vita il più possibile serena rifiutando l’idea che in  quella serenità deve essere compreso anche il diritto a non voler portare avanti  una gravidanza quando la condizione/situazione di quella donna non è la più favorevole ad una maternità?

Tutti gli anticoncezionali possono fallire e nessuna donna (NESSUNA) può essere obbligata a portare avanti una gravidanza quando ritiene che non sia possibile. Per mille e più motivi che non devono interessare la politica, specialmente la nostra che ha tollerato e sostenuto le peggiori immoralità, la chiesa,  che adotta da sempre una morale in base a quanto può guadagnare e che sarebbe meglio si occupasse più dei mostri che si tiene in casa  piuttosto che di faccende che riguardano uno stato indipendente e laico per Costituzione quale dovrebbe essere l’Italia,  e men che meno un manipolo di fondamentalisti IGNORANTI che non sanno o non vogliono capire che la 194 non è una legge contro la vita ma proprio il contrario.

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