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Facce da culo

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Poi dice perché una sta dalla parte del Fatto Quotidiano e di Travaglio.
Da Marco Travaglio si pretende tutto: si occupa di mafia? e perché no anche del signoraggio? scrive di politici corrotti? ancora non basta, per essere bravo si deve occupare di lavoro, economia, cronaca nera, bianca, gialla, rosa, di ricette di cucina, di recensioni cinematografiche e letterarie e magari gli vorremmo anche più bene, sarebbe più simpatico e charmant se ci facesse anche la lista della spesa. Ci fa la cortesia di pubblicare una conversazione privata e svoltasi in via amichevole con Beppe Grillo? è uno stronzo fazioso, perché a Grillo doveva chiedere questo, quello, l’altro e il talaltro. E chissà perché queste richieste, queste pretese  di completezza di informazione non si chiedono mai a quei giornalisti di quotidiani che sono in piedi grazie ai soldi dei finanziamenti pubblici, a quelli che le notizie, quelle importanti tipo la trattativa stato mafia, gli aggiornamenti e gli sviluppi di uno scandalo, di un crimine perpetuato per decenni da pezzi importanti dello stato –  quelli che dovrebbero difenderlo e non, invece, svenderlo alle mafie,  tutto e solo italiano –  la sbattono a pagina 22 (Corriere e Repubblica) o a pagina 10 (l’Unità) ché non si sa mai che a qualcuno possa venire in mente, accorgersi, che l’Italia è tutto fuorché un paese normale.

 

 Uomini che non devono chiedere mai
 Marco Travaglio – 17 giugno

 
Da quando abbiamo pubblicato un lungo colloquio con Grillo, riceviamo lezioni di giornalismo dai migliori servi del regime, tutta gente che non ha mai fatto una domanda in vita sua o, se gliene scappava una, correva a chiedere il permesso a Berlusconi o a Bisignani. Alcuni ci spiegano che le domande erano sbagliate, senza peraltro suggerirci quelle giuste; altri addirittura confondono l’intervista a Grillo con l’iscrizione del Fatto al movimento 5 Stelle. Come dire che, se un giornale intervista B. (non vediamo l’ora di farlo), diventa l’house organ di B. Premesso che siamo orgogliosi di quel colloquio e dell’invidia che ha suscitato in chi vorrebbe ma non può, è ovvio che la cattiveria di un’intervista è direttamente proporzionale alla negatività del personaggio intervistato. Se e quando Grillo sarà coinvolto in qualche scandalo o vicenda tangentizia o mafiosa, ne daremo e gliene chiederemo conto con più cattiveria di quella che riserveremmo ai politici di professione. Al momento, purtroppo per i servi, non risultano né scandali né vicende tangentizie o mafiose a carico di Grillo. Il bello è che la grande e la piccola stampa che
dà lezioni a noi si segnala in questi giorni per l’olimpica distrazione su una notiziola da niente: le telefonate di Mancino, appena interrogato a Palermo sulla trattativa Stato-mafia, al consigliere giuridico di Napolitano e il prodigarsi del consigliere e di Napolitano presso il Pg della Cassazione per soddisfare le lagnanze di Mancino, subito dopo indagato per falsa testimonianza.
La notizia l’han data due giorni fa Repubblica e il Corriere (entrambi a pagina 22: dev’essere quella riservata agli scandali di Stato). Così, quando abbiamo chiamato il consigliere Loris D’Ambrosio per chiedere lumi, lo immaginavamo assediato dalle telefonate di tutti i giornali, i tg e le agenzie. Invece il D’Ambrosio si è molto stupito per le nostre domande, visto che eravamo gli unici a porgliele. Ieri infatti siamo usciti in beata solitudine con la sua incredibile intervista, in cui non solo ammetteva le ripetute lagnanze dell’ormai indagato Mancino, ma si trincerava dietro l'”immunità presidenziale” su ciò che disse e fece in seguito Napolitano. Nessun giornale, men che meno quelli che avevano dato la notizia, ha pensato di disturbare il Quirinale per saperne di più.
La parola “Quirinale”, o “Colle”, viene infatti pronunciata, anzi sussurrata a mezza voce nelle migliori redazioni con sacro timore, anzi tremore riverenziale: un po’ come il nome della divinità che, in alcune religioni, è impronunciabile perché ineffabile. In più il Quirinale, il Colle, è anche infallibile: ogni monito è un dogma, ogni sospiro un soffio di Spirito Santo. Se ipse dixit, o fecit , avrà avuto le sue buone ragioni e non sta ai giornalisti sindacare. Poi arrivano quei rompiscatole del Fatto , D’Ambrosio risponde e ieri il Quirinale, il Colle è costretto a sputare il rospo: Napolitano trasmise le lagnanze di Mancino, ex ministro, ex onorevole, ex presidente del Senato, ex vicepresidente del Csm, da due anni privato cittadino, al Pg della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare contro i magistrati, per raccomandare senz’averne alcun titolo, né Napolitano, né il Pg un fantomatico “coordinamento ” fra le indagini di Palermo sulla trattativa e quelle di Caltanissetta su via D’Amelio (fatti diversi, su cui nessuna delle due procure ha mai sollevato conflitti di competenza).
Dunque d’ora in poi ogni privato cittadino interrogato in procura che voglia lamentarsi del suo pm potrà comporre l’apposito numero verde del servizio “Sos Colle”, una sorta di ufficio reclami per sedicenti vittime della giustizia.
Gli risponderà il consigliere D’Ambrosio in persona, che investirà del caso il Presidente, che attiverà ipso facto il Pg della Cassazione perché metta in riga il pm incriminato.
Pare che potranno chiamare anche i giornalisti che danno lezioni al Fatto,  sempreché sappiano cos’è una domanda.

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  1. Seondo me Travaglio poteva fare domande decisamente più serie, per esempio quelle pubblicate da il Nichilista (non so se le hai lette). Non vedo perché un colloquio privato dovrebbe essere pubblicato. Se è privato è privato. Evidentemente c’è stato un errore.

    Anche il fatto che dica che le interviste “toste” vanno fatte solo a chi è indagato/sospettato beh non è che sia un virtuosismo da parte sua, visto che si lamenta sempre di quello che (non) fanno i suoi colleghi

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    • No, lui lo ha spiegato benissimo l’altro giorno a La Zanzara su Radiuodue. Quello era un colloquio privato, solo dopo Travaglio ha ritenuto opportuno di condividerlo coi suoi lettori. Poteva scegliere di non farlo, io apprezzo, gli italiani sono abituati diversamente. Sì, ho letto il nichilista, ma perché non lo chiedono al giornalismo cosiddetto autorevole, di fare certe domande?

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