“Non ci deludete: abbiamo $commesso su di voi”

 

Euro ’12, Italia-Spagna 1-1.

Tifosi sbeffeggiano Buffon

Striscione «scommettiamo» per il capitano azzurro

Un lungo abbraccio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con Gigi Buffon. “Bravi”, ha detto Napolitano negli spogliatoi dopo la partita con la Spagna, pareggiata dagli azzurri per 1-1. “Lei – ha detto il Capo dello Stato al portiere – una volta al Quirinale ha fatto anche un grande discorso politico”.

Napolitano dice la sua prima di Spagna-Italia:
“Il calcio è una cosa positiva, incoraggia i Paesi che sono in difficoltà”.

Il paese non si unisce con le ipocrisie retoriche, né si può riabilitare, rivalutare  grazie alle eventuali prodezze della sua nazionale di calcio che, purtroppo per Giorgio The King non risolvono i problemi della vita dei tutti giorni, un po’ più seri di un gol mancato e di un calcio di rigore non assegnato: credo, voglio sperare almeno che questo un presidente della repubblica lo sappia fin troppo bene. Così come sapeva che fosse prevedibile che la scenetta con Buffon a pochi giorni dai fatti di cronaca giudiziaria che hanno riguardato il mondo del calcio non sarebbe stata gradita da molti.

Pochi giorni fa la visita degli azzurri ai campi di sterminio con relative scene di pentimento, di dichiarazioni sul genere di “io non sapevo, non avrei mai immaginato, anche i bambini?” [Auschwitz in effetti non è esattamente uguale ad un villaggio vacanze extralusso ma sarebbe bastato conoscere un po’ la Storia per saperlo] , ieri l’abbraccio di Napolitano e il riscatto sociale è servito, degli scandali nel calcio, dell’immoralità e dell’amoralità di calciatori e dirigenti chi ne parla più? solo i coraggiosi. E, se quello di Buffon è stato un ‘grande discorso politico’, quelli che facciamo noi tutti i giorni qui e altrove da qui  cosa sono? siamo mica più stronzi o meno rispettabili del Gigi nazionale, caro presidente, anzi.

Qualcuno dica al presidente Napolitano che c’è gente che tutti i giorni fa politica e discute di politica, solo però non facendo parte di nessuna élite di privilegiati ai quali lui dedica belle parole e abbracci, non se la fila nessuno.
Ed è piuttosto fastidioso  un presidente che pensa che tutti gli italiani debbano essere coinvolti nello stesso sentire.
Io la partita non l’ho nemmeno guardata, per dire.

 

Gli altri Europei di Buffon
di Marco Travaglio per l’Espresso – 8 giugno

Otto anni fa il portiere dell’Italia si indignò contro il pareggio ‘conveniente’ tra Danimarca e Svezia. Ora invece giustifica i risultati che ‘non fanno male a nessuno’. Ecco con quale capitano scendiamo in campo.

Il 22 giugno 2004, allo stadio di Oporto, Danimarca e Svezia disputano il quarto di finale degli europei di calcio in Portogallo. Se una delle due vince, passa il turno con l’Italia di Trapattoni. Se invece pareggiano, si qualificano entrambe e l’Italia torna a casa. Alla vigilia il portiere della Nazionale azzurra avverte: “Se fanno davvero 2-2, altro che Ufficio inchieste: direttamente le teste di cuoio in campo ci vogliono!”. Quella sera, sugli spalti di Oporto, le due tifoserie srotolano striscioni beffardi: “2-2 e ciao Italia”. In campo i calciatori scherzano sul pareggio annunciato e sugli italiani che sospettano il “biscotto”. Finisce puntualmente 2-2, dopo una partita molto combattuta, risolta però all’ultimo minuto con il gol dello svedese Jonson favorito da una mezza papera del portiere danese Sorensen. Seguono quattro minuti di melina, prima del fischio finale dell’arbitro. Le due squadre vanno in semifinale, gli azzurri sono eliminati.

Del Piero alla fine non vuol fare polemiche: “Non cerchiamo scuse”. Anche Trapattoni, subito esonerato, dice: “Non voglio credere a una combine”. Ma gli altri azzurri, da Panucci a Zambrotta, da Pirlo a Cannavaro, fremono di sdegno e sparano a zero sui colleghi scandinavi e il loro “biscotto” ammazza-Italia.

Il più indignato è sempre il portiere: “Il 2-2 è uno schifo, uno scandalo a livello mondiale. Ha perso soprattutto lo sport. Provo vergogna, ma non per noi: per gli svedesi e i danesi. L’hanno fatta proprio sporca. E pensare che il calcio, non essendo solo soldi e business, dovrebbe dare insegnamenti ed esempi. Ma dopo questo pareggio che cosa penseranno i giovani? Che è giusto mettersi d’accordo anche a 13 anni per vincere la coppa della parrocchia”.

E chi è questo portiere, autentica reincarnazione di Catone il Censore? Gianluigi Buffon: toh, lo stesso che l’altro giorno se l’è presa con i pm che indagano sul calcio scommesse e con i giornalisti che lo raccontano denunciando la “vergogna” della presunta giustizia a orologeria. Poi ha giustificato i pareggi in saldo da fine stagione: “Se a due squadre va bene il pareggio, possono anche pareggiare. Sono affari loro. Alcune volte, se uno ci pensa bene, che cosa devi fare? Meglio due feriti che un morto. E chiaro che le squadre le partite se le giocano. Ma ogni tanto anche qualche conto è giustificato farlo”.

Ohibò: pareggiare per convenienza non è più uno schifo? E, dopo queste dichiarazioni, che cosa penseranno i giovani? Che allora è giusto mettersi d’accordo anche a 13 anni per vincere la coppa della parrocchia? Anziché convocare Buffon e dargli qualche ripetizione di lealtà sportiva, il presidente della Figc Abete s’è affrettato a giustificarlo: “Buffon ha sempre adottato una linea di trasparenza: un conto è la necessità di vincere o pareggiare, altro l’accordo che non è accettabile”. Sarà, ma in un paese meno smemorato, Buffon dovrebbe spiegare a cosa si deve e a quando risale la sua improvvisa conversione al cinismo machiavellico. O aggiungere: “Il pareggio di convenienza va bene solo se conviene a me”. In attesa delle prove sulla giustizia a orologeria, ecco una bella prova di moralismo a orologeria.

P.S. Nell’ultima giornata del campionato 2004-2005, il Parma pareggiò a Lecce 3-3: la Fiorentina si salvò e, dopo lo spareggio, il Bologna retrocesse. Molti giocatori leccesi, tra i fischi dei tifosi e gli urli dell’allenatore Zeman, s’impegnarono ben poco. Nel processo di Calciopoli, per quel biscotto, il tribunale di Napoli ha condannato i fratelli Della Valle, il designatore Bergamo e l’arbitro De Santis. Sentito come teste, Zeman ha spiegato: “Secondo me qualcuno del Parma ha pregato i miei giocatori di desistere, questo capita spesso. Ma salvare qualcuno per condannare un altro non è nella mia mentalità e quindi volevo che la mia squadra, che aveva giocato bene per un’ora, continuasse a giocare”. Sarà mica per questa mentalità deviata che Zeman ha allenato in serie A da dieci anni?

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