Ci vorrebbe un miracolo, altroché

Severino: detenuti per ricostruire

  Non sapevo che le carceri italiane fossero stracolme di architetti, ingegneri, geometri, esperti muratori, abili artigiani e operai specializzati tutti colpevoli di reati minori, peraltro e dunque “non pericolosi”: chissà il ministro Severino dove avrà trovato l’ispirazione per questa ennesima boutade, per questa botta di sensazionalismo di cui questo governo si nutre a partire dal suo primo ministro.
Ovvio che se si dice “sospendiamo il calcio” il giorno dopo gli ennesimi scandali nel calcio, oppure “mandiamo i carcerati a lavorare gratis” una ola non si nega a nessuno, ma come sempre tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare; in questo caso un oceano di sciocchezze buttate nella discussione politica giusto per distrarre un po’ l’attenzione. 

La detenzione a scopo rieducativo non è un privilegio, un’opzione che si può applicare o meno: è un diritto costituzionale; quindi se i governi non la attuano compiono un’illegalità.

Far stare otto, dieci persone in tre metri quadrati è un crimine contro l’umanità che non si risolve certamente a colpi di battute, di propaganda né con i famosi indulti,  indultini  e amnistie tanto cari anche alla politica di sinistra [parlando sempre con pardon].

Ai terremotati non servono spalatori di immondizia, serve gente qualificata coadiuvata e coordinata possibilmente  da una politica che dica meno sciocchezze ma agisca. Questa non solo è una proposta irrealizzabile per mille motivi, fra i quali appunto la mancanza di competenza,  ma è anche abbastanza miserabile proprio perché fa leva sulla ricerca di consensi, così come è successo qualche giorno fa con la proposta di Monti di sospendere il calcio. Tutti a battere le mani, poca la gente che abbia provato almeno a ragionare, ma si può andare avanti così?
La Severino è riuscita a dare dignità perfino a calderoli che ha detto forse la prima cosa intelligente della sua vita.
E questi sarebbero i salvatori della patria.
Per dire.

Ci vorrebbe un tecnico
Marco Travaglio, 5 giugno

Non manca molto al giorno in cui la parola “tecnico”, da positiva e rassicurante che era, diventerà un insulto.
I “tecnici” del governo Monti ce la stanno mettendo tutta perché ci si arrivi nel minor tempo possibile. Non passa giorno senza che uno di loro, a turno, dia aria alla bocca con esternazioni estemporanee, annunci mirabolanti, proposte irrealizzabili, gaffe e cazzate. Dalle sparate delle allegre comari Fornero, Martone, Mazzamuto e Polillo alle dimissioni di Malinconico e Zoppini alle non dimissioni di Patroni Griffi, dall’inutile indultino svuota-carceri che le ha riempite vieppiù all’acquisto subito ritirato di 400 auto blu, dalle boutade sul tassare gli sms, i cani e i gatti alle promesse mancate sulla riforma Rai, dalla controriforma del Csm subito revocata ai pasticci sull’anticorruzione, dai conti sbagliati sul numero degli esodati a quelli impossibili sul calcolo dell’Imu giù giù fino all’appello agli italiani perché segnalino via mail gli sprechi da tagliare. Ora ci si mette pure la ministra Paola Severino con un’idea bislacca da film di Stanlio e Ollio: utilizzare i detenuti “non pericolosi” e “in regime di semilibertà” per ricostruire l’Emilia terremotata. Naturalmente non se ne farà nulla neanche stavolta, ma la trovata un risultato l’ha già sortito: quello di trasformare Calderoli in un genio, con la sua proposta di ovvio buonsenso di “usare invece i nostri militari ritirandoli dall’Afghanistan”. La ministra Severino deve aver visto troppi film americani sulle ferrovie della Nuova Frontiera del Far West o sui galeotti con la palla al piede nelle piantagioni di cotone. Alle popolazioni colpite dal sisma non serve manodopera purchessia, visto che c’è poco da scavare. Servono operai e muratori altamente specializzati per ricostruire edifici e centri storici e riedificare case e fabbriche sicure da rischio sismico. Una manodopera che non si trova nelle carceri, ma nelle aziende, a cominciare da quelle emiliane, che sarebbero prontissime a ripartire e a ricostruire se avessero il denaro per farlo. Se c’è una cosa che in Italia non manca sono i volontari della Protezione civile e di altre organizzazioni laiche e religiose, collaudatissime sul fronte delle catastrofi naturali. Occorrono soldi, non braccia. E poi chi sarebbero i detenuti “non pericolosi”? Quelli in semilibertà un lavoro già ce l’hanno, visto che la condizione per accedere a quel beneficio è, appunto, l’esperienza lavorativa fuori dal carcere. Restano quelli in cella. Ma in Italia, com’è noto, scontano la pena in cella solo i condannati a pene superiori a 3 anni, che tra l’indulto del 2006 e l’indultino del 2012 superano addirittura la soglia altissima di 7-8 anni. Quindi in media i detenuti in espiazione pena sono tutti pericolosi. Per trasferirli nelle zone terremotate occorrerebbe uno spiegamento straordinario di forze dell’ordine (già oggi sotto organico) per controllare che non si diano alla fuga o magari allo sciacallaggio (attività diffusissima anche tra gli insospettabili): almeno un agente di guardia — anzi, almeno due, con i turni — per ogni detenuto. Se è giusto che i reclusi lavorino in carcere, per garantirsi un’occupazione qualificata in vista del reinserimento nella società, sarebbe assurdo mandarli a fare esperienza in Emilia, trasformando i terremotati in cavie. E poi, finita la giornata di lavoro, essendo impossibile riportarli nei penitenziari di appartenenza, si porrebbe il problema dell’alloggio. Dove andrebbero a dormire? Nelle tende o nelle case sfitte che nonbastano nemmeno per gli sfollati? In hotel? E a spese di chi? Un governo decente la pianterebbe con le sparate demagogiche e inventerebbe soluzioni un po’ più serie del solito aumento della benzina. Tipo farla finita con le cattedrali nel deserto tipo Tav in Valsusa, per recuperare 15-20 miliardi da destinare al riassetto idrogeologico e alla messa in sicurezza degli edifici pubblici e storici.
Ma, per questo, ci vorrebbero dei tecnici.
Veri, però.

2 thoughts on “Ci vorrebbe un miracolo, altroché

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...