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Come se niente fosse

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Sottotitolo: “L’espressione “fare demagogia” indica l’arte di accattivarsi il favore delle masse popolari con promesse di miglioramenti economici e/o sociali difficilmente realizzabili. Il termine si è poi esteso ad indicare più in generale i metodi e le strategie adottate in ogni campo, non solo politico, da chi per un proprio tornaconto personale cerca l’appoggio di qualcuno, allettandolo con false promesse.” [cit.]

 Chi accusa di fare demagogia le persone che cercano di contrastare la presa in giro continuata e reiterata, il vilipendio, quello sì,  lo è, nei confronti di cittadini costretti a subire ogni giorno cose e situazioni dalle quali non possono sottrarsi perché gli è stato tolto ogni strumento democratico per poterlo fare, chi si oppone a quelli che per ruolo e istituzione ma soprattutto per l’ammontare del loro stipendio non fanno quello che sono chiamati a fare, obbligati a fare, non foss’altro perché HANNO SCELTO di volersi occupare delle cose di tutti dice una cazzata.

Una sesquipedale cazzata.
Demagogia, come antipolitica, non significa nulla nel dibattito politico italiano, entrambe sono parole buttate ad arte della discussione da chi vuol darsi un tono, dimostrare una superiorità morale, intellettuale che non ha.

Da chi deve e/o vuole a tutti i costi difendere l’indifendibile e gl’indifendibili spesso [sempre] per trarne un vantaggio personale.
Quando gli argomenti finiscono si può passare all’insulto o buttarla “in caciara”; parlare di demagogie, populismi, qualunquismi e antipolitica in un periodo storico come questo per il nostro paese, è fare entrambe le cose.

 

Ha fatto benissimo Napolitano a invitare al ricevimento – sobrio –  della festa della repubblica anche Malinconico e Zoppini,  entrambi coinvolti in inchieste giudiziarie   [sicuramente grazie a complotti orditi dai soliti demagoghi, antipolitici e  “…isti …isti …isti” che infestano questo paese,  vogliono il male della politica e di questa gloriosa repubblica] e che per questo hanno dovuto abbandonare momentaneamente gli scranni parlamentari nonché Denis Verdini,  ormai un abituée dell’avviso di garanzia.

 Perché la repubblica va rappresentata bene o per niente. Festeggiare la repubblica italiana senza nemmeno una piccola rappresentanza di “onorevoli” indagati, inquisiti, imputati e condannati pareva brutto, non avrebbe descritto l’immagine reale di questo paese, di chi lo governa e lo amministra: bravo Napolitano che, con viva & vibrante soddisfazione,  ci tiene sempre a farsi portavoce dei valori importanti e degli italici sentimenti.

Buona fortuna a chi riconosce l’unità nazionale nelle facce di questi signori.

 

Come se niente fosse – Antonio Padellaro, 3 giugno 2012 – Il Fatto Quotidiano

Cosa hanno in comune la decisione di tenere ugualmente il ricevimento e la sfilata del 2 giugno (malgrado il disastroso terremoto dell’Emilia ne suggerisse la sospensione) e la scelta di procedere, comunque, con la spedizione degli Azzurri agli Europei (malgrado lo scandalo delle scommesse mieta avvisi di garanzia e sgradevoli sospetti tra i divi della Nazionale)? Le fanfare? Il tricolore? Ovvero, quel patriottismo di facciata televisiva che si serve delle piume dei bersaglieri e dei calciatori che fanno finta di cantare “l’Italia s’è desta s’è cinta la testa”?

Ieri, abbiamo letto su Repubblica una solenne reprimenda “in difesa del 2 giugno” e contro “i virus che infettano la rete”, la “disinformazione”, “la demagogia e la divisione”, con l’accusa di avere (caspita!) “strumentalizzato i morti del terremoto”. Insomma, chi ha osato domandare al Quirinale se non fosse meglio devolvere i soldi delle cerimonie alle popolazioni colpite o impegnare i militari nelle operazioni di soccorso è stato sistemato per le feste (della Repubblica e di Repubblica). Per carità, ci adeguiamo deferenti ai moniti del presidente Napolitano impegnato, leggiamo, “a garantire una cerimonia sobria in costante connessione sentimentale con le popolazioni terremotate”. Il fatto che poi le suddette popolazioni non siano entrate troppo in connessione sentimentale con il Colle (si ascoltino in proposito le irate dichiarazioni raccolte da SkyTg24) sarà certamente dovuto ai virus infetti. Così come chi ha segnalato la presenza, al sobrio pic-nic del Quirinale, degli ex sottosegretari Malinconico e Zoppini, costretti alle dimissioni da disavventure giudiziarie, e dell’esimio on. Verdini, coinvolto nelle inchieste su varie cricche, persegue certamente demagogia e divisione.

Sulla tragicommedia pallonara, poi, non ci azzardiamo ad aggiungere una virgola dopo le robuste cazziate subìte da Monti e da Prandelli per aver preso entrambi atto che il giocattolo si è rotto e che forse bisognerebbe ricominciare tutto da zero. “Altro che modelli”, ha scritto con esemplare cinismo il Corriere della Sera definendo i calciatori “gladiatori tatuati” a cui “non tocca prosciugare lo stagno riducendo i soldi e lo spettacolo” e pazienza se a segnare i gol ci pensa la malavita organizzata. A questo punto, urge modificare l’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica fondata sul come se niente fosse”.

 

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  1. Cara Rosa…. si chiama: “non disturbate il manovratore!”. Che lo sanno loro quello che va bene per noi… dove dobbiamo andare, con chi e sopratutto CHI siamo.
    Un’accozzaglia di menefreghisti senza memoria.

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    • Appunto, ma quello che mi fa specie è che queste operazioni le faccia anche la gente comune, i simpatizzanti, i cosiddetti militanti, quelli che al posto delle loro facce su FB ci mettono quella del segretario di un partito. Io non mi svenderei per la buona politica, ché per quanto possa essere buona sempre politica è, e figuriamoci per questa.

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