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Salvate il soldato Embrione

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Sottotitolo (a proposito di “tensioni sociali”):   nulla vieta a un governo di premiare con promozioni e onori i responsabili di un massacro che verrà a lungo ricordato come un atto vigliacco e gratuito, di natura fascistoide, contro persone inermi.

Però la credibilità delle istituzioni si misura con la cura con cui combattono il marciume interno, quando si presentano casi come quello della Diaz, per cui la nomina è un atto che svilisce le istituzioni democratiche.  Credo che nei paesi civili abusi e crimini commessi dalle forze dell’ordine siano puniti in modo esemplare proprio per evitare che si perda la fiducia. Noi abbiamo una lunga e nobile tradizione di premio agli abusi e di punizioni alle persone per bene, tanto per ricordare ai cittadini che sono soltanto dei sudditi sottoposti all’arbitrio.

Preambolo: militia christi, forza nuova, tutta brava gente con cui la chiesa intrattiene simpatiche e amichevoli relazioni.

Dovrebbe bastare e avanzare per abbandonare (ormai lo dico tutti i giorni perché ogni giorno c’è più di una ragione per doverlo dire) questa setta di intolleranti, di ipocriti oscurantisti, questi spacciatori di ignoranza dalla morale prêt-à-porter. E un sindaco che sfila con la fascia tricolore in una pagliacciata mostruosa rappresentando così tutti i cittadini, non solo quella parte che ha eletto un fascista a primo cittadino di Roma, città medaglia d’oro alla Resistenza. Non so se i romani se ne sono accorti ma ieri alemanno ha deciso che tutta Roma è contro la legge sull’aborto.

Chissà se alemanno era a favore della vita anche quando andava in giro con le molotov sotto al braccio, mentre  i suoi compari di ideologia (fascista) piazzavano bombe in ogni dove facendo esplodere treni, stazioni, quando le stragi fasciste si facevano beffe della vita, di quella fatta e finita, non di un’ipotesi di vita? ci vorrebbe qualche giornalista serio e coraggioso che glielo chiedesse.

Salvate il soldato Embrione

Amo i bambini. Amo gli animali. Detesto il genere umano, ma ho rispetto della vita.

 Si può fare tutto ormai, in questo mondo folle. Sfilare per strada in favore della vita mentre tutto, intorno, muore. La vita intesa come l’embrione, ovviamente, quello che non si vede, che Dio ha creato e messo dentro la pancia della donna che poi partorirà con dolore. Quella vita non vita, sospesa, che si farà. Forse si farà, perché non è più certo che possa evolversi e farsi uomo. Non è detto che possa sopravvivere.

 È facile proteggere le vite non ancora nate. Impossibile pare poter salvare quelle ormai divenute adulte, che si impiccano e si sparano, che uccidono con armi intelligenti in nome di una pace che puzza di danaro. Piangere un aborto e tollerare l’eccidio infinito delle guerre, dichiarate e non.

 Queste manifestazioni che puzzano di fascismo, con quei valori fasulli che negano ogni libertà anche quella di scegliere – con tutto il dolore possibile – di non aggravare questo mondo di un altro essere che dovrà lottare per strapparsi i pezzi di vita a morsi, come il pane che probabilmente non avrà. In questo tempo in cui, responsabilità del genitore sarebbe quella di non procreare, per non provare il rimorso di non essere riuscito nemmeno a consegnare una vita degna di essere vissuta a quel bimbo a volte desiderato. Nemmeno più si corre il rischio di procreare, proprio per non essere costrette a confrontarsi con questo mondo che aggira le leggi costringendoti a volte alla clandestinità dei diritti ormai negati.

 Pure quel fascista del sindaco di Roma, in pompa magna, con la sua fascia tricolore e la rimpatriata con i suoi camerati, proibiti dalla nostra Costituzione, eppure vegeti e di nuovo pronti a trascinarci nel medioevo dell’inciviltà. Verrebbe da urlare l’ultimo insulto, ma questo è il mondo che confonde i valori con la demagogia, la dittatura con la democrazia. Non siamo nuovi a queste trovate, siamo in fondo il paese del family day, il giorno in cui sfilarono preti pedofili, presidenti pedofili, presidenti fedifraghi, nani, puttane e ballerine, per dare a noi la lezione di famiglia e moralità.

 Non posso neppure ridere per la loro incoerenza, per la loro ignoranza o strafottenza. Non posso ridere pensando a gente come questa, che la notte incendia i campi rom e di giorno salva l’embrione. Questa gente che per salvare la Patria ucciderebbe i clandestini, e poi sfila per strada per salvare l’embrione. Questa feccia immonda, che ha contribuito a creare il baratro in cui le vite umane sono finite, e ha così tanto a cuore una vita mai nata.

Ma ci sta, in questo paese indifferente, che non si guarda più negli occhi quando s’incontra per strada. Questa nostra epoca che fugge dall’odore della fatica della vita altrui, che nega l’altrui dolore, incapace di compiere un gesto caritatevole e che anche quando lo compie spera di trarne profitto. È un mondo in cui da lontano salviamo le vite ai cani, ai gatti e persino ai ratti, ma non dividiamo il cibo con nessuno.

 Amo i bambini, quelli già nati. Quelli malnutriti, quelli infreddoliti. Gli ultimi bambini del mondo, quello che non giocano alla guerra perché non ne hanno il tempo, dato che la guerra la fanno davvero. Amo i bambini che mitragliamo in tempo di pace. Amo i bambini, tutti i bambini, anche quelli molestati dal cattolicesimo che ci impone di non gettar via un embrione. Amo i bambini nati, e poi abortiti dalle barche, dispersi e dimenticati in fondo al mare.

 La vera marcia per la vita, sarà quella con i forconi, che salverà le nostre. Sarà da festeggiare il giorno in cui, spazzata via questa feccia, potremo di nuovo avere la libertà di desiderare un figlio, e poi, arrivata sera, farlo con serenità.

 

Rita Pani (APOLIDE)

A noi ce interessa propio ‘ a vita, dar concepimento aa nascita, un quarto d’ora dopo già ‘gne ne frega più gnente a nessuno.
Della vita conta solo il feto dar primo giorno, er parto e prima de’ morì, in mezzo ce sta solo un grandissimo chissenefrega.

 

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