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Il più grande spettacolo dopo il week-end

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Sottotitolo: Sarkò: sconfitta elettorale? “Colpa mia, mi ritiro”.

Una frase sconosciuta ai perdenti de’ noantri, questa.

Bravo Napolitano che, nella débâcle dei partiti intravvede solo dei motivi di riflessione.
Nessun desiderio di cambiamento.
Non è successo niente.
La sua lungimiranza politica ormai è ben nota a tutti. L’antipolitica più feroce l’ha fatta lui, nominando un governo di non eletti che ha  preso decisioni stravolgendo la Costituzione senza il consenso di noi cittadini  e difendendo quelli che più che partiti sono vere e proprie associazioni a delinquere.

Il suo discorso del 25 aprile  resterà una delle vergogne storiche di questo millennio.
Da quando non ha più niente da firmare va così, bisogna capirlo.
E’ tutto a posto, può tornare a riposare, il Presidente.

Perdere un po’ ovunque, specialmente per questioni di fiducia e di credibilità è il giusto trattamento che si merita questa classe politica che nonostante tutti i suoi errori dovuti in gran parte alla disonestà di molti dei suoi rappresentanti si ostina ancora e ancora a guardare tutti dall’alto in basso. Una classe politica sorda ad ogni richiamo, che ha ignorato puntualmente ogni richiesta che arrivava dagli elettori e che pensa che l’unico modo di fare politica, quello giusto, sia quello che ci viene imposto da chi ormai non ha proprio più nemmeno l’autorità per imporre niente a nessuno. 

Se fossero intelligenti oggi penserebbero tutti a rimboccarsi le maniche (e non solo per farsi fotografare sui manifesti pubblicitari), invece no, per loro non arriva mai il momento della riflessione, di un mea culpa qualsiasi.

La loro prima preoccupazione è andare a intasare le televisioni con le loro dichiarazioni ridicole.

Sono sempre a cercare le colpe altrove, mai che le cercassero in casa loro come sarebbe opportuno che facessero.

Passi per la destra più inguardabile che abbia mai messo piede in parlamento dopo il ventennio fascista ma io, da persona e da elettrice di sinistra pretendo che i partiti di sinistra si comportino diversamente.

Non lo vogliono fare? problemi loro, la gente guarda altrove.

La gente di sinistra è esigente, non si accontenta.

E soprattutto sa capire quali sono le derive davvero pericolose.
Per essere migliori di questi nostri arrogantoni autoreferenti incapaci non bisogna essere come Winston Churchill e nemmeno somigliargli; basta essere onesti e saper dire qualche volta “ho sbagliato”, “è colpa mia”.

Questi non lo dicono mai.

Vincono anche quando perdono.

Fantastica la dichiarazione di berlusconi che è in trasferta da putin forse per illustrargli le nuove tecniche per le gare  di burlesque: “credevamo peggio”.

Ora gliel’hanno detto in tutti i modi che quella dei cinque stelle non è antipolitica, anche un insospettabile moderato come  Gramellini,  gliel’hanno detto i preti di frontiera, i costituzionalisti, ieri sera perfino Ilvo Diamanti che non è proprio l’ultimo arrivato.
Vediamo quanto ci metteranno a capire che la gente non odia la politica ma detesta le loro facce tutte uguali, e non ne può più di chi si ostina a difendere l’indifendibile, cioè una politica che non è più tale.
La vera antipolitica, dice bene Don Gallo, sono loro.

Nota a margine:  Internet è l’arma più pacifica e allo stesso tempo rivoluzionaria in grado di cambiare il mondo e anche la politica.

Alfanité Bersanité Casinité
 Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 8 maggio

Il Pdl è estinto, la Lega rasa al suolo, il Terzo Polo non pervenuto. Il Pd, per acciuffare qualche assessore, deve nascondersi dietro candidati altrui (Doria) o addirittura combatterli (Orlando).
Vincono Grillo e Di Pietro, gli “antipolitici” cui la politica dovrebbe fare un monumento: senza di loro, non andrebbero più a votare nemmeno gli scrutatori.
Ce ne sarebbe abbastanza per una dichiarazione congiunta dei Tre Tenori ABC, magari copiata da quella di Sarkozy: “È tutta colpa mia, mi ritiro dalla politica”. Invece è tutto un “siamo primi quasi ovunque ” (Pd), “colpa dei candidati sbagliati” (Pdl), “sostanziale tenuta del Terzo Polo” (Terzo Polo).
In effetti per i partiti italiani non tutto è ancora perduto. In Italia non beccano più un voto manco a pagarlo. Ma in compenso vanno fortissimo all’estero, forse per via del fatto che lì non si candidano. Il Cainano è molto richiesto in Russia, dove ha preso parte ai baccanali per l’incoronazione dell’amico Putin, tra portali di oro massiccio e gare di burlesque a base di badanti travestite da mignotte e mignotte travestite da badanti, appena in tempo per evitare che gli crollassero in testa il Milan e il Pdl. Invece A, B e C vanno fortissimo in Francia. La vittoria di Hollande non deve ingannare: senza l’apporto delle mosche cocchiere Alfano, Bersani e Casini, l’Eliseo se lo poteva sognare, specie da quando l’ex sarkozista Ferrara si era inopinatamente schierato dalla sua parte, nonostante le diffide e gli scongiuri dello staff hollandiano.
Infatti Bersani ha espresso “grande soddisfazione”, a nome suo e dell’Europa tutta, per un trionfo che “non è solo una questione di rapporto personale tra me e Hollande”, ma “un dato politico, un’incredibile convergenza di idee e proposte”. Senza contare che è stato proprio Bersani a suggerire a Hollande “di non farsi condizionare dalla sinistra più radicale e a convincere i moderati come Bayrou”. Pazienza se i voti di Bayrou sono andati quasi tutti a Sarkozy, mentre Hollande ha incamerato quelli del sinistro Mélenchon; se la Francia ha il doppio turno e noi no (il Superporcellum di ABC prevede turno unico e inciucio postumo); e se Bersani sostiene Monti, che tifava Sarkozy come la Merkel. Mica si può sottilizzare sulle quisquilie. Non solo — per dirla con Fassina, che non è la moglie di Fassino ma il responsabile economico Pd “Bersani è l’Hollande italiano”, ma soprattutto Hollande è il Bersani francese. Chi ha seguito la campagna d’Oltralpe può
testimoniare con quale angoscia, dalle banlieue ai bistrot, i francesi s’interrogavano: “Mon Dieu, chissà che ne pensa Bersani di Hollande”. E con quale liberatorio entusiasmo hanno appreso che non solo Pierluigi, ma anche Piercasinando e Angelino stavano con Hollande: “Le jour de gloire est arrivé! Alfanité Bersanité Casinité…”. Ora infatti anche Casini e Alfano, che in Italia non battono chiodo, si godono il meritato trionfo parigino. Piercasinando, decisivo per il voto moderato francese (pare che Bayrou non vada nemmeno alla toilette senza consultarlo),esulta:”Hollande sarà salutare per l’Europa”. Alfano ha faticato un po’ a capire perchè mai, se lui è il leader del centrodestra italiano, dovrebbe esultare per il leader del centrosinistra francese, ma poi gliel’ha spiegato il Cainano: “Primo, tu sei il leader di ‘sta cippa. Secondo, Sarkozy è l’unico nano che si permette di essere meno basso di me e per giunta ha osato ridere di me in mondovisione con la culona inchiavabile. Terzo, di sinistra e destra non me ne fotte una mazza, infatti sto partendo per Mosca”. Allora Angelino ha capito che Sarkozy ha perso perché rideva di B. e ha diramato una dichiarazione da ernia al cervello: “Auguro buon lavoro a Hollande a beneficio dell’Europa “. Frattini Dry intanto lo scavalcava a sinistra: “Sarkozy mi ha colpito molto negativamente. Ora la Francia sarà più aperta e vicina a noi”. Solo a quel punto tutta la Francia s’è addormentata tranquilla, non prima di un ultimo grido di battaglia: “… et Frattinité!”.

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