Forca Italia

Preambolo (che non c’entra niente col post): Due schiaffoni li meriterebbe anche chi ieri ha fatto circolare la notizia falsissima del figlio disabile di Delio Rossi che non c’è e non c’è mai stato. Io sono sempre favorevole al patentino per un uso consapevole della Rete. Bisognerebbe smetterla di usare il web ed ogni suo spazio come il cesso personale di chiunque ci voglia vomitare dentro tutto l’inutile, il futile, il volgare ma soprattutto il FALSO, perché così non si fa altro che prestare il fianco a chi vorrebbe controllare politicamente internet.
E controllo politico significa censura: chi non capisce questo dovrebbe limitarsi ad usare un computer per farci al massimo un solitario, o, come si faceva una volta, per masturbarsi davanti ad un sito porno; ché almeno questo non danneggia nessuno.

Sottotitolo: tutto è  “bene”, quel che  finisce “bene”.

Però ricordiamocele queste cose, perché ho la sensazione che succederanno ancora.
E ricordiamocele ogni volta che qualche eminenza, grigia e non, vuole farci credere che la colpa è della crisi e solo della crisi.
Perché quand’anche lo fosse, la crisi non si è autogenerata da se medesima. La crisi incombe, una crisi di cui non ha colpa, a quanto pare, nessuno ma che dobbiamo pagare (quasi) tutti.
Ma le colpe bisognerebbe darle a chi se le merita, non distribuirle a cascata su tutti.

***

Dunque par di capire che la risoluzione della crisi non si possa in alcun modo umanizzare.
Siamo in regime di “o la borsa o la vita”.
E questo non ha niente a che fare con quell’equità di cui si è parlato tanto e a sproposito, e nemmeno con questa “giustizia” sempre forte coi deboli ma molto, molto selettiva coi potenti: Equitalia non usa gli stessi sistemi con gli evasori ‘eccellenti’, anzi, lo stato spesso e volentieri ha graziato i grandi ladri a dispetto di quanto non abbia fatto e stia facendo coi disperati. Ma un paese non è composto solo dai Dolce e Gabbana: ci sono anche tanti signori Martinelli che avrebbero diritto ad essere trattati con lo stesso rispetto e la stessa considerazione.
A me questo fa molta più paura di eventuali altri gesti di gente che non ha più niente da perdere.
E allora, siccome, come scrive  Gramellini  stamattina siamo in una condizione di emergenza nazionale bisogna scegliere da che parte stare: io ho già deciso.

Ed è singolare che in un momento così drammatico non si dia il giusto  risalto a certe notizie,  ad esempio a quella dell’ avvocato che ha rinunciato alla difesa di Equitalia perché disgustato dai metodi utilizzati per il recupero dei crediti.
Perché c’è una grande differenza, proprio dal punto di vista umano, fra chiedere il pagamento del dovuto e umiliare la gente, spogliarla di tutto fino a togliere la dignità perché i debiti vanno onorati costi quel che costi.
E quando uno stato pretende di più di quanto in realtà una persona possa e debba dare significa che c’è qualcosa che non funziona e che va rivista.

Ecco perché le piccinerie da giustizieri dell’impossibile, quelli che dicono che volenti o nolenti BISOGNA pagare, anche quando quel che lo stato chiede è molto più di quanto gli si debba le lascio ad altri; a quelli che poi dicono che Grillo fa demagogia perché dice, giustamente, che ci sono cose, come la casa, quando è la prima e unica, che devono entrare di diritto nella categoria delle cose intoccabili da chiunque.

Perché se qualcuno venisse a togliermi la mia, anch’io sarei disposta a prendere un  fucile.

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4 pensieri su “Forca Italia

  1. Ancora una volta perseguiamo lo stesso obiettivo pur con parole diverse 🙂
    Proprio oggi ragionavo sui motivi per cui sia così difficile individuare le “cause” di un fatto.
    “la crisi non si è autogenerata da se medesima” è secondo me la frase centrale.
    Tutto il resto è un corollario.
    Ma quanto è dura spiegare questa cosa …
    Buona giornata 🙂

  2. “…ci sono cose, come la casa, quando è la prima e unica, che devono entrare di diritto nella categoria delle cose intoccabili da chiunque”.
    Hai ragione. Secondo me bisogna riflettere sul motivo per il quale molti italiani hanno la proprietà della casa in cui vivono. Per decenni – nella vituperata “Prima Repubblica”, per tanti versi in effetti “difettosa” – i cittadini sono stati incoraggiati, anche con politiche ad hoc e agevolazioni (più o meno efficaci), ad acquistare la casa in cui vivere. Era la maniera con la quale si cercava di soddisfare quello che veniva considerato un “diritto” sociale – il diritto a “un tetto” dignitoso.
    Col tempo, però, il fisco, a corto di “ossigeno”, ha “dimenticato” volutamente l’originaria finalità di quel massiccio investimento sulla proprietà della (prima!) casa, considerando *lusso* ciò che invece era stato inteso – dalla politica stessa che aveva agevolato in qualche modo il percorso verso la “proprietà immobiliare di massa” (o quasi) – come un modo di dare realizzazione a un *diritto*.
    Insomma, all’occorrenza in Italia le autorità cambiano le carte in tavola… e, nonostante tutte le giustificazioni che i “filo-montiani” possono addurre nel caso specifico, non è certamente una bella cosa. Posso anche capire la necessità di tassare *in qualche misura* la casa, come provvedimento di solidarietà in un momento di crisi; ma a mio avviso questa tassa, eventualmente, dev’essere commisurata al *reddito* effettivo del proprietario e alla sua condizione familiare. La casa – la *prima* casa in cui si abita – non può essere considerata, in astratto, come una fonte di reddito, *se* in origine la si è considerata un diritto.
    Certo, questo concetto è espresso qui schematicamente, e probabilmente va approfondito, accuratamente argomentato, ecc.; in ogni caso, anche intuitivamente, c’è qualcosa che non va in questo “cambiare le carte in tavola”, da parte dei governi: è come se un cartello ci invitasse ad entrare in un posto, in un locale ad es., dicendoci che non è obbligatorio pagare per accedere, e poi, sul più bello, i gestori, senza preavviso e *senza il nostro espresso consenso*, cambiassero le regole mentre noi siamo già dentro, chiedendoci di pagare *a posteriori* il biglietto d’ingresso.
    Che dire? Sarò tutto sbagliato, ma mi sembra proprio un paragone calzante.
    P.S.: inutile dire che sono perfettamente d’accordo anche sul preambolo, circa l’uso consapevole della Rete; chi usa il Web in maniera scriteriata, riempiendolo di notizie-spazzatura o di fantasie spacciate per dati “inoppugnabili”, non danneggia solo se stesso, ma anzi fa un inestimabile favore a chi cerca appigli e pretesti per istituire nuove forme di censura.

    1. Una casa in Italia non si compra per snobismo, o per smania di possesso; si compra per necessità, perché l’alternativa sarebbe quella di pagare, a vita, affitti esosi e allora come avevo già scritto un po’ di tempo fa buon senso vuole che anziché mandare quei soldi persi nel famoso fondo perduto si decida di investire un mensile per l’acquisto che molto spesso è perfino più basso di un affitto. Sono comunque sacrifici che andrebbero encomiati, rispettati, e non tartassati, perché lo stato non aiuta nessuno, ma poi pretende una marchetta sui sacrifici
      degli altri, come se non bastassero già le tasse che si pagano anche
      sulle case che si comprano. Una firma di un notaio può costare fino a ventimila euro, ma perché, cosa giustifica queste cifre? fanno meglio, allora, quelli che si mettono in lista per pretendere le case dei comuni,
      le case popolari e pretendono anche che il comune si occupi del loro mantenimento e della ristrutturazione altrimenti poverini, non possono parcheggiare le loro Mercedes sotto ai balconi? non ho capito perché
      in Italia essere onesti, autonomi, non essere un peso per la società
      debba essere un difetto da punire con le tasse e non un pregio da riconoscere a chi comunque ce l’ha fatta da solo tra mille altre rinunce.La casa di proprietà non dà nessun reddito ma solo costi, perché va mantenuta, curata, se si rompe la caldaia o un tubo non si chiama l’amministratore di condominio ma bisogna tirare fuori il proprio portafoglio e pagare.

      Questo è, non altro.

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