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Di molestie virtuali, trollismo e cose così

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Fenomenologia di un troll

(Federico Mello – Il Fatto Quotidiano)

Quello delle molestie via web è un problema da sempre sottovalutato.
Perché per molti la Rete è una sorta di zona franca dove tutto deve essere concesso in virtù della libera espressione/diffusione dei pensieri che secondo il parere di tanti qui non deve subire nessun tipo di controllo perché altrimenti sarebbe censura.
Invece non è affatto così, perché il confine che separa il consentito dalla diffamazione e dall’ingiuria è molto labile.
Io, da donna che si espone ho subìto spesso attacchi volgari dei quali non mi sono preoccupata finché non si sono trasformati in stalking vero e proprio.
Come ho scritto varie volte ormai,  avevo un blog molto letto, apprezzato e seguito su una piattaforma definita scherzosamente libera, la cosa suscitava parecchie invidie in un portale che fa la lista dei bravi e dei meno bravi e dove i bravi ci vanno a finire anche loro malgrado, anche quando il loro unico interesse è scrivere e non far parte della gabbia di uno zoo,  per mezzo di algoritmi che fanno salire e scendere la classifica anche se  un blog viene usato per scriverci buongiorno, buonasera e buonanotte a ripetizione.
C’è gente che per “vedersi” su una pagina web sarebbe disposta a vendersi madri e figli.
Dopo tre anni, tremila post (la maggior parte dei quali miei, non scopiazzature di altri né copiaincolla di gossip e amenità superficialmente inutili come spesso si usa fare nei blog personali), i responsabili di quel portale anziché agire, come sarebbe stato giusto fare contro chi molestava, perseguitava, insultava e minacciava hanno  pensato bene di risolvere il problema alla radice cacciando me.
Oltre il danno la beffa: ci ho messo mesi per metabolizzare quella porcata, una vigliaccata simile sarebbe stata impossibile perfino da immaginare e invece è accaduta davvero.
Ero assolutamente tranquilla perché pensavo che in una piattaforma che vive anche di visibilità ottenuta grazie alla sua community (in realtà un covo di serpi), nessuno avrebbe mai pensato di perdere uno dei suoi ‘prodotti’ migliori. E invece li avevo sopravvalutati, gente incapace che non ha nessuna capacità manageriale e che si affida allo strumento della delazione trasformando gli utenti in spie.
E in questo ambiente non è difficile trovare gente frustrata che si presta al gioco, anzi, che si fa usare prestandosi ad operazioni disgustose come lo  strumento obbrobrioso della segnalazione anonima, bastano tre o quattro persone alle quali si è antipatici per vari motivi [diversità di opinioni, capacità di catturare consenso e apprezzamento, insomma tutta quella serie di cose positive che in un ambito come quello della piattaforma in questione non fanno pendant con tutto il resto],  che si organizzano per segnalare a oltranza e il ban scatta d’ufficio senza una verifica attenta, senza dare  la possibilità di rimuovere eventualmente  solo i materiali “incriminati” e salvare tutto il resto: nessuno mi ha mai più restituito niente.

In Rete purtroppo ogni argomento può essere usato contro chi lo tratta, se scrivi di politica e sei donna ma soprattutto se lo sai fare in modo intelligente, ironico il massimo del complimento che può arrivare è il solito consiglio a fare più sesso, anzi, a farselo fare.
 Se racconti di un tuo disagio, e sei donna, specialmente una donna adulta il massimo della considerazione che la gente può avere di te è che sei una che fa poco sesso, una frigida, un’insoddisfatta.
Comunque una che per risolvere i problemi deve fare più sesso.
Insomma, il quoziente intellettivo di certuni che è pari a quello di una tartaruga in letargo non offre molte alternative.
Sono malati mentali, gente che non troverebbe residenza in nessun contesto civile. Invidiosi solo del fatto che una persona sa vivere anche i suoi spazi virtuali senza incarnare il ruolo dello sfigato, di quello che sta qui per colmare solitudini eccetera.

C’è gente che vive nell’ossessione di altra gente.
Di me sono arrivati perfino a mettere in dubbio la località delle mie vacanze dopo che avevo inserito nel blog alcune foto dal posto in cui ero.
Si chiamano fake, persone che s’identificano in altre e siccome non lo sono tentano di esaltarne solo il lato negativo allo scopo di diminuirne prestigio, valore e farle scadere quindi agli occhi della gente.
Questi sono fatti piuttosto frequenti in quei portali dove esiste una qualsivoglia ‘comunità’, dove ci sono persone costrette, bene o male ad incrociarsi tutti i giorni, e quando la vita non è così cortese con qualcuno è facile poi che venga bersagliata quella di chi decide per scelta personale di portare in rete il suo meglio, lasciando da parte drammi personali, sconfitte amorose, quelle cose che nelle blogosfere fanno audience.
Se una persona dimostra di essere “normale” a molti questo non va giù, non può esistere qualcuno che sa vivere uno spazio virtuale serenamente, che ogni giorno sa trovare un argomento coinvolgente del quale tante persone vogliono parlare.
E quella persona deve sparire, per farne apparire altre, on line c’è ancora il blog dove si è organizzato il complotto ai miei danni  e dove ci si è vantati della missione compiuta, tutti lo hanno visto, centinaia di persone avrebbero potuto testimoniarlo, molte lo hanno fatto, meno però i cosiddetti responsabili, quelli che avrebbero dovuto evitare che una schifezza simile potesse avvenire in casa loro.

 Il problema è che ci sono affermazioni che non possono essere considerate libera espressione del proprio pensiero.
 E allora no, io difenderò sempre il diritto ad una libera espressione del pensiero quando viene esposta civilmente, anche in modo duro, ironico,  ma mai quello che molti pensano sia un loro diritto e cioè insultare, dileggiare, offendere e diffamare chi scrive.
Perché la diffamazione è ancora e per fortuna un reato.
Ecco perché penso che delle regole anche minime devono esserci, non basta la netiquette né delle faq molto spesso insufficienti e ridicole: bisogna tutelare chi fa del web un uso consono, chi non dimentica neanche qui il rispetto e l’educazione.
Un conto è la critica anche dura, vivace nei confronti della politica, di quei fatti che inevitabilmente suscitano sdegno, indignazione e rabbia, e un altro è la diffamazione, il discredito gettati sulle persone  che la esprimono da altre persone che possono farlo perché sanno di non rischiare praticamente  nulla.

Così non funziona, non può funzionare.

La domanda unica da farsi e alla quale qualche autorità dovrebbe dare una risposta è solo una: può una persona essere lasciata tranquilla quando i suoi comportamenti non nuocciono? perché io devo fare a meno di un blog, della mia partecipazione ad un social network se so di fare un buon uso dell’uno e dell’altro? perché è questo alla fine che conta, il poter vivere ognuno i propri spazi – che siano reali o virtuali – come e quanto vogliamo, se sappiamo di farlo bene, di non violare nessuna regola.

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  1. mi dispiace per quello che ti è capitato e, non so se sia peggio chi ti ha molestata, o quelli che gestiscono la piattaforma..

    Rispondi
    • Infatti, non l’ho ancora capito nemmeno io, una mezza idea però, ce l’ho..:-))

      Rispondi
      • Chi permette certi scempi continuati e reiterati senza intervenire a favore della vittima ma tutelando solo i suoi carnefici è complice di chi li fa, senza però nulla togliere a quelli che io considero veri e propri criminali del web. Ché se fossero persone normali non farebbero quello che fanno.

  2. Condivido tutta la tua riflessione.
    In un’era “geologica” antecedente a quella dei blog, e quindi quasi agli albori del Web, ho avuto anch’io la ventura di imbattermi nel fenomeno troll, fake, o come vogliamo chiamarli…
    Si era ai tempi di Usenet, e ricordo in particolare una volta in cui, nel corso di uno scambio di commenti, uno di questi soggetti, sbucato dal nulla, tirò fuori il suo armamentario di affermazioni discutibili, condite con insulti gratuiti, per mettersi in mostra. Replicai con calma, dimostrandogli che le sue affermazioni non stavano in piedi; non sapendo a sua volta cosa dire, il soggetto provò a mettere in dubbio la mia conoscenza dell’italiano; ancora una volta con calma, recuperai da un sito attendibile (anzi istituzionale) del Web un testo che dimostrava come avessi ragione io, e come a ignorare le regole della grammatica italiana fosse il mio saccente e arrogante interlocutore. Per tutta risposta, il soggetto, vista sminuita la sua credibilità (ma il confronto l’aveva cercato lui…), si lasciò semplicemente andare agli insulti, ultimo rifugio di chi non ha nessun argomento sostenibile da opporre in una discussione; ma a quel punto, fortunatamente, furono gli altri utenti a ribellarsi e a dirgli di sgombrare il campo.
    Da questa e da altre esperienze, mie e altrui, ho ricavato l’idea che il Web, per determinate condizioni ambientali (fra le quali la facilità con cui a volte si può lanciare il sasso e nascondere la mano, celati dietro un nick; o la possibilità alquanto codarda di “segnalare anonimamente” questo e quello, come tu giustamente ricordi nel post…), incoraggia la maramalderia che si annida in certe persone, e che può essere segno o di personalità disturbata (ed è il caso dei mitomani della Rete, che si auto-rappresentano al pubblico con identità immaginarie spacciate per vere, o dei maniaci e dei paranoici, i quali neppure mancano sul Web) oppure di frustrazioni che vengono “scaricate” su alcune persone prese di mira per qualche insondabile motivo (mai giustificabile, comunque).
    L’esistenza di questa “maramalderia” dimostra che la Rete, come altri settori della nostra vita, anche se rappresenta uno spazio importante di libertà, non può affatto “autoregolarsi”, o meglio l’autoregolazione non è sufficiente; non ci deve essere censura – questo è chiaro – però ci devono essere princìpi chiari, validi per tutti, e li si deve far rispettare, senza arbitrii e abusi. E purtroppo il tuo caso personale, che racconti nel post, dimostra che invece proprio chi dovrebbe far rispettare un minimo di regole molte volte si fa complice proprio degli abusi che dovrebbe impedire.
    E questo è un altro “vizio” della Rete, tuttora non risolto: anzi, a quanto ne so è ricorrente anche su certi social network.
    E concludo sottolineando queste tue parole:
    “Il problema è che ci sono affermazioni che non possono essere considerate libera espressione del proprio pensiero.
    E allora no, io difenderò sempre il diritto ad una libera espressione del pensiero quando viene esposta civilmente, anche in modo duro, ironico, ma mai quello che molti pensano sia un loro diritto e cioè insultare, dileggiare, offendere e diffamare chi scrive.
    Perché la diffamazione è ancora e per fortuna un reato.”

    Rispondi
    • Ma guarda Ivan, io avrei anche potuto capire se ci fossero stati davvero motivi legati chessò, ad una diversità di opinione, e che da questi si sia scatenato il tutto, ma, semplicemente non c’erano motivi, o meglio c’erano ma con la libertà di espressione, con l’esposizione di un pensiero proprio anche contrario a quelli miei non c’entravano nulla. La rovina di quella piattaforma è proprio quella community e quelle classifiche insulse che premiano il nulla, cioè il numero dei commenti in un post per esempio, anche se quei commenti non significano nulla e spesso non c’entrano niente nemmeno con l’argomento di un post. Lì viene premiato chi apre cinque, sei, dieci post al giorno anche se poi i contenuti sono nulli, giusto per riempire e scarabocchiare una pagina web. E lì dentro ho fatto ogni giorno la mia piccola rivoluzione dimostrando che si può dare un senso utile anche alle pagine di un blog, questo, in una piattaforma che dà spazio solo all’inutile, al futile e al superficiale è stato un errore madornale. C’è gente che faceva e fa apologie di ogni tipo, ci sono blog e profili con chiari riferimenti al ventennio fascista che non vengono oscurati né censurati.Ci sono post dai contenuti che rasentano la denuncia penale ma sono sempre in bella mostra e nessun moderatore, responsabile sembra accorgersene. Questo significa che si vuole dare ad un portale un chiaro riferimento, un orientamento preciso e chi non lo rispetta deve stare fuori. Non può in alcun modo dare la propria linea editoriale alle sue pagine, E allora in quel caso bastava dire: ‘signora, ci scusi ma lei non è funzionale al nostro progetto’, avrei sospeso quel blog, avrei salvato i miei materiali e poi lo avrei chiuso. Io non dovevo, e per nessun motivo subire quella mortificazione semplicemente perché non l’ho meritata.

      Rispondi
      • Comprendo perfettamente la situazione che descrivi.
        Tra l’altro su quella stessa piattaforma aveva aperto un blog, un po’ di tempo fa, una mia amica, anche lei con l’intento di usarlo in modo creativo e non banale.
        Ma alcuni utenti cominciarono a copiare spudoratamente i suoi contenuti, senza citare la fonte [altro vizietto non da poco…], e di sicuro non lo fecero in buona fede, perché nonostante le proteste della mia amica, perseverarono con arroganza nel loro modo di fare, spalleggiati peraltro da altri utenti (il che faceva pensare a una vera “combine”, o a un’azione di squadra). Risultato: la mia amica, dopo essersi resa conto che ogni suo tentativo di difendere le sue ragioni non solo era vano, ma produceva derisione e scherno nei suoi confronti (arrivarono a dirle che era un’esagitata, e cose del genere), e che i gestori della piattaforma non davano alcun peso alle sue lamentele, chiuse disgustata il blog. Ora l’esperienza che tu racconti non fa che confermarmi certe impressioni che ebbi allora.

      • Ecco: mi fa piacere, perché se quello che è accaduto a me me lo avessero raccontato senza il supporto di prove io non ci avrei mai creduto, e invece le prove ci sono, e sono in quei blog che sono stati censurati e bannati a loro volta solo perché avevano aperto post di solidarietà nei miei confronti, e sono nella quantità smisurata di solidarietà che ho ricevuto in giro per il web dove per mesi si è parlato della mia vicenda in blog e siti che io nemmeno frequentavo. La potenza della rete è anche in questo, che nulla si può fare di nascosto e niente che sia sbagliato può esser fatto passare per giusto. Mi dispiace soltanto per chi ogni giorno è costretto a subire soprusi di ogni tipo e non ha mezzi e strumenti per difendersi. La chiusura del mio blog ha fatto molto rumore perché quello era un blog che ‘si vedeva’, io conosco un mucchio di gente nel web, sono tanti anni che lo frequento e frequento spazi dove per fortuna la maggioranza della gente non è come quella che fa certe azioni, e tutti quelli che mi conoscono hanno capito. Questo a me, basta e avanza.

  3. che peccato non averti conosciuta prima, quando mettevi tutto il tuo entusiasmo nei posts e beltà splendea.
    Spero che poi tu abbia recuperato, sessualmente parlando
    p.s. ma su quella piattaforma, non si possono moritorare i commenti?
    Vabbè, non pensiamoci più.

    Rispondi
    • Io detesto il sistema della moderazione ma detesto anche avere l’ossessione di dover controllare ogni minuto se qualche idiota viene a farmi la pipì sul pianerottolo, perché poi, mi tocca pulire e disinfettare. In questo senso wp, questa piattaforma è perfetta, perché giustamente è lei che previene non facendo passare una virgola senza l’approvazione del gestore di in blog. Ecco perché i sistemi di tutela devono esserci ma a monte, non bisogna costringere la gente a crearsi spazi di nicchia, a comprarsi un dominio, il web DEVE continuare ad essere libero ma senza trasformarsi nella terra di nessuno.
      Io sessualmente non sono mai rimasta indietro, è una settore della mia vita che curo con particolare attenzione, ecco..:-)))

      Rispondi
  4. Poveri sciocchi (per esser buoni). Le persone intelligenti spaventano sempre.
    A me non possono scrivere di fare più sesso ma oltre 90 commenti non pubblicati con scritto “sei pazza, fatti curare” o similari direi che in 3 mesi di blog è un bell’andare. Le persone si appigliano a quello che possono. Le persone mediocri però.. quelle che vivono del riflesso degli altri perchè non sono capaci di splendere di luce propria. Io non la vedo sempre come te, anche politicamente, però questo non impedito di avvertire un’immediata sintonia. E’ che questo accade a persone dotate di senno, capaci di stare al mondo. Insomma.. una rarità! Un sorriso

    Rispondi
  5. Poveri sciocchi (per esser buoni). Le persone intelligenti spaventano sempre.
    A me non possono scrivere di fare più sesso ma oltre 90 commenti non pubblicati con scritto “sei pazza, fatti curare” o similari direi che in 3 mesi di blog è un bell’andare. Le persone si appigliano a quello che possono. Le persone mediocri però.. quelle che vivono del riflesso degli altri perchè non sono capaci di splendere di luce propria.

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