Non facciamoci fregare: antipolitica, non significa nulla

 

Antipolitico è chiunque definisca “antipolitica” la libera concorrenza elettorale, nonché la denuncia della malapolitica. (Piero Ricca)

Antipolitica è una parola inventata, creata ad arte  al solo scopo di confondere le idee.

Come  fu anche per l’antiberlusconismo, una cretinata simile poteva venire in mente solo a certi cervelli a brandelli impegnati solo a ricercare sistemi per mantenersi tutti i loro privilegi e niente più.

Oggi voterei qualsiasi partito o movimento (esclusi ovviamente quelli di matrice fascista) che facesse affondare definitivamente la politica tradizionale: unica artefice di questa immonda stronzata definita antipolitica, quella che, fra vacanze, case, viaggi, diamanti, lingotti d’oro a loro insaputa, passando per  orge in bordelli definiti sedi istituzionali e come tali mantenuti da noi cittadini e ruberie a getto praticamente continuo ci ha gioiosamente condotti al baratro, che ha costretto al suicidio, anzi no, ad un’esperienza dolorosa come ci fa sapere l’egregio nonché sobrio professorissimo che fa benissimo e che trova sempre la parola buona per il tutto e l’oltre, centinaia di persone,  quella che sta cancellando man mano per meri interessi economici (non i nostri ma sempre i loro) tutti quei diritti dei quali non si sarebbe dovuto nemmeno più discutere.

Chissà perché in America non c’è l’antiobamismo, né in Francia l’antisarkozynismo, forse perché, di poco, ma la gente è più intelligente di tanti italiani e prenderebbe a pernacchie chi non capisce il semplicissimo concetto che se si è PRO qualcosa è normale e fisiologico essere CONTRO il suo contrario senza la necessità di coniare una parola che lo ribadisca?
Se la politica dei professionisti è quella che ci ha portato fino a qui, allora mille volte meglio, un milione di volte meglio quella che viene definita antipolitica da chi ha come unico interesse quello di mantenersi ben ancorato non solo alla poltrona ma a tutto quel seguito di cose che quella poltrona consente di avere e di ottenere.
Non ho capito chi è che decide che la politica dei cosiddetti professionisti debba essere quella buona, universalmente riconosciuta mentre quella che fa un gruppo di gente motivato da buone intenzioni, senza nessun interesse particolare, senza nessuna azienda da salvare, senza nessuna ambizione di avere una banca, deve essere quella cattiva, quella “anti”.
Si attacca Grillo laddove si può,  si va a cercare il punto debole in quello che è DAVVERO qualunquismo e populismo allo stato puro.
Grillo è ricco, c’ha la barca, si mette le dita nel naso, prima di andare a dormire non si lava i denti, ha usufruito dei condoni (che scandalo!) – come migliaia di altri cittadini avranno sicuramente fatto, se quei condoni erano stati ufficializzati e legalizzati in parlamento, e tutta una serie di cose che se riguardano i politici di professione o questi nuovi guastatori della società, i tecnici, sono normali, giuste, legittime ma addosso a Grillo non fanno mai pendant con la buona fede e chissà perché.
Come ha detto Erri De Luca l’altra sera dalla Guzzanti  bisognerebbe ringraziare Grillo che ha offerto un’alternativa dando la possibilità alla gente comune, ai noi, di attivarsi per il bene comune.

Gente di cui non si parla perché l’imperativo categorico è solo quello di diffamare e screditare l’ideatore, l’ispiratore di quel progetto.

Meglio dare dello stronzo populista a Grillo piuttosto che discutere di quelle idee, è più facile e meno impegnativo.

La dignità della Persona

È bello che il ministro dell’Interno, Cancellieri, abbia notato come sia lesivo della dignità della persona, essere imbavagliati con nastro adesivo da pacchi. È ancora più bello, che la ministro abbia riconosciuto che se pur tunisini da rimpatriare, i due uomini dello scandalo sono delle persone.

Certo, ha dovuto consultare i manuali di procedura di rimpatrio per rendersi conto che la norma disumana non era né prevista, né tantomeno autorizzata.

Mi vengono in mente altre foto, quelle per esempio delle truppe americane democratizzanti, che posano accanto ai cadaveri delle vittime afghane. Un po’ come Re Juan Carlos e gli elefanti; ma almeno il Re, conscio d’aver offeso la dignità dei pachidermi, si è sentito in dovere di chiedere scusa al suo popolo, nonostante la giustizia divina fosse già intervenuta procurandogli la frattura dell’anca.

Ma va tutto bene, d’altronde noi abbiamo la fortuna di appartenere a quella porzione di mondo occidentale, assai evoluto, avanti nel futuro rispetto a tutto il resto. A noi la dignità della persona è cara, ne abbiamo cura. Ci facciamo sopra le guerre per darne anche a chi non ne ha.

Per portare la democrazia in Libia, abbiamo dovuto pressare i governi colonizzatori, che non ci volevano intorno. La nostra presenza in Libia, l’abbiamo pretesa, nonostante Gheddafi fosse un caro amico a cui abbiamo dato fabbriche, banche e danari, pur di riprendersi indietro gli animali che si traghettavano a Lampedusa. Animali, perché a vederli così, cadaveri rinsecchiti nel deserto nel quale venivano abbandonati, non somigliavano molto alle persone proprietarie di quella dignità da salvaguardare. E alla fine, sempre ligi alla salvaguardia di quella dignità, abbiamo sterminato un’intera famiglia, visto i filmati del macello in TV o su Youtube (con l’avviso che le immagini avrebbero potuto disturbare gli animi troppo sensibili), e poi venduto o acquistato i cimeli zuppi di sangue su Ebay.

Il mondo non è nuovo al disgusto per la lesione della dignità della persona. Mi ricordo l’impiccagione di Saddam Hussein, un altro mostro che andava eliminato, ripresa con i cellulari di ultima generazione, e caricato direttamente sul web. Si sentì anche il rumore dell’aprirsi della botola, proprio come nei film quelli che descrivono la barbarie dei secoli passati: quando non eravamo evoluti.

Sì, l’Italia fa parte di quel meraviglioso mondo occidentale, impegnato a civilizzare i poveracci degli altri mondi. C’è persino chi ne va fiero e orgoglioso, santificando ogni eroe che ci torna indietro dentro quattro assi di legno. Per esempio i marò che in India hanno ucciso i pescatori. Grazie alla meritoria opera del nostro ministro degli esteri, siamo riusciti a garantire una carcerazione umana, sebbene non si comprenda ancora come sia possibile la pretesa dell’India di processare i due per omicidio: in fondo, erano là per proteggere il petrolio dall’assalto dei pirati, mica in vacanza! È proprio vero, fai del bene e vai in galera.

La dignità della persona. È una lotta alla quale partecipo volentieri, e visto che il ministro Cancellieri si è mostrata così sensibile all’argomento, magari le si potrebbe chiedere di rivedere la storia della polizia italiana, da quando il fascismo ne ha favorito l’imbarbarimento. Il ministro potrebbe rivedere i fatti della scuola Diaz, o farci sapere che ne sarà dei barbari assassini di Federico Aldovrandi, Stefano Cucchi, Niki Aprile Gatti, e tutte le altre dignità offese in questo paese che ci fa vergogna.

(Mi dispiace per tutti coloro, ammazzati dallo stato, che non ho nominato. Ma son tutti qua, in queste poche righe)

Rita Pani (APOLIDE)

2 thoughts on “Non facciamoci fregare: antipolitica, non significa nulla

  1. Chi parla di “antipolitica” tende a confondere due aspetti, che andrebbero invece tenuti ben distinti.
    Da un lato c’è in democrazia l’esigenza di avere sulla scena politica più opinioni, più programmi, più classi dirigenti (ecc.), e quindi più “partiti” che si confrontino davanti all’opinione pubblica e ai cittadini (se infatti non avessimo questa pluralità, non avremmo nessuna democrazia).
    Dall’altro lato, però, ci sono i partiti concretamente esistenti, che possono essere o non essere all’altezza del loro compito – e in Italia in questo periodo è purtroppo vera la seconda possibilità. Infatti, l’attuale sistema di partiti è sempre più staccato dalla società, sempre più centrato solo sull’“autoconservazione” ad ogni costo, cioè sulla propria necessità di conservare le “posizioni” (di privilegi, potere, ecc.) raggiunte; inoltre, uno dei compiti fondamentali di un partito politico – ovvero la selezione del personale che si candida a governare (a tutti i livelli) – non viene oggi svolto in maniera appropriata dai partiti italiani, perché questi non si aprono realmente alla società, non scendono più realmente “nelle strade”, non fanno praticamente nulla per stimolare i giovani, e i cittadini in genere, a partecipare: oggi, chi prova da neofita a entrare in un partito tradizionale, si sente perlopiù messo ai margini, se non obbedisce alle logiche “di corrente” interne alle varie formazioni politiche, e si accorge presto di non poter partecipare davvero alla formazione delle idee e dei programmi, perché il dibattito interno è “ingessato” e sapientemente gestito e orchestrato “dall’alto”, in un modo o nell’altro, per impedire che gli equilibri di potere interni vengano minimamente messi in discussione “dal primo venuto”.
    Certo, questa è una descrizione di massima, e qualche dettaglio può variare da caso a caso… Però, in una situazione del genere non viene ovviamente premiato il “merito”, e la classe dirigente che i partiti formano è fatta soprattutto di persone “allineate” e propense alla conservazione della situazione esistente.
    C’è quindi una crisi che si può definire approssimativamente “della politica”, ma in realtà è una crisi di questo sistema di partiti. E’ giusto e necessario affrontare questa crisi, i cittadini lo sanno e lo percepiscono, e in assenza di proposte provenienti dai partiti stessi, è inevitabile che aumenti il consenso dei cittadini stessi nei confronti di gruppi politici nuovi che comprendono il malessere diffuso ed esprimono critiche radicali al presente stato di cose.
    I partiti “tradizionali”, arroccati nella difesa dell’esistente, incapaci di comprendere le ragioni e i “toni” della critica, piuttosto che rivedere le proprie posizioni (se non con timidi tentativi di facciata), lanciano grida d’allarme sull’“antipolitica” o sul “populismo”, come se l’unico modo di “essere un partito” fosse il loro e come se all’infuori di questo ci fosse soltanto il “diluvio”, la catastrofe, la fine del ruolo dei partiti. E invece dovrebbero concentrarsi una buona volta su ciò che non va nel loro modo di intendere la “politica”. Ripeto, i partiti servono, sono indispensabili, ma non devono, non possono più permettersi di considerare i cittadini come “non addetti ai lavori” da tenere a distanza con sospetto. Solo così possono ritrovare il loro ruolo. Altro che “antipolitica”…

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