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“Indegni” d’Italia

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Napolitano: ”L’evasore è indegno della parola Italia” – Video Repubblica – la Repubblica.it

Sottotitolo: “C’è una consonanza tra la vostra attività e la mia funzione di volontario per la messa in sicurezza, assieme a tutto il sistema politico-parlamentare, del Paese” (Mario Monti, 13 aprile 2012)


Ma, mi chiedevo: un volontario non presta la sua opera, il suo aiuto GRATUITAMENTE? uno che si fa pagare, e anche profumatamente, non è un volontario, casomai è un mercenario.
Il problema è che questi ormai possono dire tutto, il contrario di tutto e ricominciare daccapo altre mille volte e nessuno si accorge dell’enormità di stronzate che esce dalle loro bocche.
Un milionario che si definisce volontario come se ci stesse facendo un favore a ridurci sul lastrico, quell’altro che lancia l’ennesimo monito contro i disonesti, ovviamente gli altri, i noi, mica quelli di cui si circonda tutti i giorni per “dovere istituzionale”, quelli a cui stringe la mano e ci si siede a tavola.

Dov’era il Napolitano di ieri quando quello di ieri l’altro firmava tutte le porcherie a vantaggio del primo delinquente d’Italia? lì firmava e non fiatava, il presidente, da quando c’è Monti gli è tornata la parola? 

Quand’è che lo sentiremo scagliarsi con la stessa veemenza (viva e vibrante) contro la corruzione nella politica?
Eppure, una gran parte di “dissociati” di stato, quelli che hanno
approfittato e approfittano dello stato a mani basse la manteniamo in parlamento.
E come mai Napolitano non ha mai lanciato un monito di questo tipo mentre alla presidenza del consiglio c’era il re degli evasori, degli speculatori, quello che poverino, è sceso in campo per il nostro bene e cioè il suo, quadruplicando i suoi guadagni mentre, a tempo perso, faceva il presidente del consiglio, quello che più di tanti altri, in questi ultimi vent’anni,  ha voluto e fatto il male di questo paese? un mistero, davvero, un’amnesia dovuta all’età, probabilmente.

Quando gli storici fra qualche decennio scriveranno dei fatti che hanno riguardato l’Italia degli ultimi trent’anni noi della nostra generazione non ci saremo più; e sarà un vero peccato perché sarebbe interessante capire come tutto quello a cui abbiamo dovuto assistere sia stato possibile, come sia potuto succedere un tale scempio di dignità e intelligenze attraverso la lobotomia di massa, l’inoculazione nelle teste delle persone di stronzate di ogni genere, di ragionamenti indegni perfino del peggior bar di Caracas che hanno ucciso, inibito, impedito ogni capacità critica e ogni potere di analisi, e grazie ai quali una puttana siliconata può essere paragonata ad un gigante della Resistenza e della politica italiana del dopoguerra e dopo non succede praticamente niente.


Io non sopporto più l’idea di vedermi accostare agli italiani quando si vuole descrivere ed evidenziare il loro peggio, non sono più disposta a tollerare (termine e concetto che peraltro odio da sempre perché penso che sia solo l’anticamera del razzismo più bieco), a farmi andar bene cose perché c’è una maggioranza che decide che quelle cose devono andare bene per tutti. Non sopporto più l’idea di dover subire gli effetti del suffragio, del voto concesso a tutti in virtù di un’uguaglianza che non c’è e non ci può stare se poi i risultati sono quelli che vediamo, che subiamo.
Chi si prende la responsabilità di mandare in parlamento gente che poi dovrà fare quelle leggi che TUTTI dobbiamo rispettare bisognerebbe che lo facesse con cognizione, conoscenza, qui va a votare anche chi non conosce nemmeno i primi cinque articoli della Costituzione. Guidare un’automobile non può essere più rischioso di affidare un paese nelle mani sbagliate. Ci sono ragazzini che imparano molto prima dei canonici diciotto anni e ci sono adulti che anche a cinquant’anni non hanno capito, imparato nulla, a proposito di doveri morali e coscienza civile.
E allora se vuoi votare ci vuole l’esamino, perché il mio voto non può essere annullato da un sostenitore della lega, di  scilipoti e della santanché, per esempio.

Grazie, un’altra volta
Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 14 aprile

Spiace per l’impegno profuso dalla ministra Severino che, dopo il pessimo inizio dell’indultino travestito da svuotacarceri, si sta dando un gran daffare per la legge anti-corruzione. Ma, se il punto di mediazione e di equilibrio fra gli appetiti e le paure del Trio Lescano (Alfano-Bersani-Casini) è l’abortino anticipato dai giornali, è meglio soprassedere e riparlarne un’altra volta: se e quando in Parlamento ci sarà una maggioranza interessata a combattere il malaffare e non a coprirlo. La cronaca politica cioè giudiziaria sforna a ogni minuto ottime ragioni per farla subito, domani anzi ieri, questa benedetta legge anti-corruzione, nel Paese che a ogni delitto fa seguire la prescrizione.
I funzionari di governo chiedono le mazzette (ovviamente tecniche) addirittura nei loro uffici al ministero. Gli amichetti di Formigoni (i famosi “casi isolati”) portano in Svizzera 50 milioni a botta. Persino il rivoluzionario Vendola colleziona un avviso di garanzia al giorno. Non c’è angolo d’Italia, dalla politica alla sanità al pallone, che non sia infestato dall’illegalità (a parte i rari angoli dove la gente perbene si ammazza per mancanza di lavoro). Ma non c’è niente da fare: la cosca dei politici più stupidi (o più compromessi) della terra continua a cincischiare, a parlarsi addosso, a grufolare nella propria inconcludenza. La legge-brodino sui “rimborsi” elettorali non si fa né per decreto né per emendamento, cioè non subito: c’è tempo, campa cavallo. Non si rinuncia nemmeno alla tranche estiva di 180 milioni, perché Pd e Pdl si sono già mangiati tutto: non solo la piccola parte documentata, ma anche il resto che non risulta speso. Se ne deduce che sono peggio amministrati della Lega, che almeno aveva avanzato un sacco di soldi, tanto da spedirli a Cipro e in Tanzania: potrebbero chiedere a Belsito come si fa a
risparmiare. Poi c’è la bozza di legge anti-corruzione, limata e leccata dalla Severino dopo le famose consultazioni separate con gli sherpa del trio ABC. Una barzelletta. I nuovi reati previsti dalla Convenzione di Strasburgo ’99 non ci sono (l’autoriciclaggio, chi l’ha visto?) o, quando ci sono (traffico d’influenze illecite e corruzione tra privati), sono puniti con pene finte: da 1 a 3 anni. Cioè si prescrivono prim’ancora della sentenza di primo grado. Poi c’è la corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, la più grave: la pena massima sale appena da 5 a 7 anni, cioè la prescrizione aumenta da 7 anni e mezzo a 8 anni e 9 mesi, troppo pochi per arrivare a sentenza definitiva. La soluzione è nota: sospendere la prescrizione al rinvio a giudizio. Ma così i processi giungerebbero in fondo e i colpevoli finirebbero dentro: dunque in un Parlamento di condannati, inquisiti, imputati, prescritti e avvocati, è meglio di no. Il falso in bilancio è desaparecido : non se ne può nemmeno parlare. Così come di aumentare le pene per la frode e l’evasione fiscale (così gli evasori, scoperti nei blitz, continueranno a farla franca, a parte il terribile monito di Napolitano che li chiama “indegni della parola Italia”: quando si dice la deterrenza). Infine la concussione, che resta punita fino a 12 anni. Ma tranne quella per induzione, che cambia nome (“indebita induzione a dare e promettere utilità”) e pena massima (non più 12 anni, ma 8, e niente interdizione dai pubblici uffici). Così la prescrizione per B. nel processo Ruby scende da 15 a 10 anni. E il Pdl osa pure protestare, reclamando l’abolizione tout court della concussione “come ci chiede l’Europa ” (che naturalmente non ha mai chiesto una boiata del genere). Le leggi penali durano anni, decenni.
Sarebbe assurdo infilare nel Codice queste norme criminogene che sembrano dire ai tangentari: rubate pure, tanto non vi facciamo niente. Ministra Severino, lasci perdere. Concordare la legge anti-corruzione con questi politici è come se Alfredo
Rocco, quando scrisse il Codice penale, avesse cercato le larghe intese col gobbo del Quarticciolo e la saponificatrice di Correggio.

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