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Disastro Italia

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Sottotitolo (rubato ad un amico).

[Bisognerebbe imparare a leggere, non soffermarsi su una singola parola senz’aver capito un accidente di quello che una persona stava comunicando: non tutte le parole si usano per offendere  né chi le pronuncia o le scrive è necessariamente una  persona che abitualmente offende, in questo paese si è perso da un bel po’ il senso delle cose, troppa gente non capisce più da cosa si deve difendere e  quello che invece non danneggia nessuno].

FB mi chiede come un allocco: a che stai pensando? Penso a cose banali. Quant’è bella l’alba; come è forte l’amore; quanto sono meravigliosi i bambini; cor cazzo che pago il tuo debito, ladro. È una banale questione d’amore. Sorry.
Quanto sono banale. Mi piace l’alba. Mi piacciono gli spaghetti al pomodoro. Cose semplici. Banali per un pubblicitario. Per un ‘creativo’. Non vado in cerca di cose speciali. Anche perché neanche il creativo più frocetto del mondo riesce a fare una cosa più speciale di un’alba. Sono banale. Sarò banale. Però devo credere a una cosa speciale tipo: se non pago i tuoi debiti io affonderò… io? O tu?

Io guardo l’alba tutti i giorni. Mi alzo prima del sorgere del sole. Ammiro e ringrazio il vero miracolo della natura. Tu invece sei solo un miracolato che si crede furbo. E io il tuo debito lo pagherò quando farai una cosa più bella dell’alba, caro il mio frocetto creativo del terrore altrui altrimenti detto accumulatore di denaro.

Dici che so’ scemo io? Chissà.
(Dario)

Ecco chi detta l’agenda politica: e chi si dovrebbe opporre non lo farà perché il baratto conviene anche a loro.

Sento che sto per cadere in un profonda crisi di rigetto. Non solo per colpa della lega della quale, sinceramente, vorrei che nessuno parlasse più per i prossimi duemilacinquecento anni ma proprio per tutto. Per un governo di tecnici che si è dimostrato ampiamente al di sotto delle eccezionalità che qualcuno, con viva e vibrante soddisfazione, gli aveva attribuito, per quei giornali e giornalisti che con berlusconi a palazzo Chigi avevano sempre il colpo in canna ma da quando è arrivato il team dei guastatori hanno deciso di caricare a salve i loro cannoni, spesso e volentieri mettendo al posto dei proiettili petali di rosa. Non sopporto più l’ipocrisia vigliacca di chi accusa di populismi e qualunquismi le persone che non ce la fanno più a sopportare, che pensano che se questo fosse stato un paese normale ci sarebbe stato senz’altro qualcuno che avrebbe messo già da un po’ la parola fine allo scempio, reiterato ogni giorno, che un manipolo di DELINQUENTI, politici e non, ha potuto compiere in tutta tranquillità (e non è ancora finita qui) danneggiando in modo irreversibile un paese intero, la sua gente e la sua storia.

A che serve Monti?
 Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 13 aprile

A che serve il governo Monti? Sappiamo bene perché è nato: perché quello precedente, guidato (si fa per dire) da B., era capace di tutto ma buono a nulla; e persino quando fu commissariato dalla troika Merkel-Trichet-Sarkozy continuò a fare il furbo con finte manovre finanziarie piene di niente. Serviva un governo presieduto da una persona autorevole agli occhi della comunità internazionale e dei famosi “mercati ” (e non era difficile trovarla, visto chi c’era prima), ma soprattutto disinteressato al consenso elettorale, cioè in grado di imporre sacrifici a chi, o per numero (lavoratori e pensionati) o per peso specifico (le grandi lobby), spaventava i partiti e li dissuadeva da misure sgradite a questo o a quello.
Monti è autorevole, o almeno molto più di chi c’era prima e, più in generale, di tutti i leader politici italiani. Le misure impopolari contro pensionati e lavoratori le ha prese. Non quelle contro le lobby, ben protette da vari ministri. Ma tanto è
bastato per domare lo spread per un po’ e quindi garantire un buon collocamento dei nostri titoli di Stato. Ma questo valeva fino alla settimana scorsa. Poi lo spread è risalito oltre i livelli di guardia (di pari passo col risveglio dei partiti, i primi stop su art. 18 e anti-corruzione, le prime critiche della stampa finanziaria internazionale) e l’ultimo collocamento dei titoli è andato male. Segno che gli speculatori non si contentano più di un altro al posto di B.: ora vorrebbero vedere un governo nel pieno delle sue funzioni, con una maggioranza omogenea e compatta, cioè in grado di decidere senza piatire e mercanteggiare ogni giorno in Parlamento i voti dell’una o dell’altra banda. Se il consenso del governo resta alto, anche se ben sotto i livelli di due mesi fa, è perché tutt’intorno si agita una galleria di mostri da paura: la sola prospettiva che possano tornare “quelli di prima” (tutti i politici) basta a terrorizzare gli italiani, inducendoli a preferire, tutto sommato, i tecnici. Ma più per rassegnazione che per convinzione. Tantopiù che i partiti non riescono nemmeno a tagliarsi dell’1% i rimborsi elettorali, mentre ogni giorno finisce indagato un leader o tesoriere ladro per uso privato della sua carica o dei nostri soldi. Ed ecco la domanda: a cosa serve, di qui alla scadenza naturale della legislatura (aprile 2013: fra un anno), il governo Monti? Cosa dovrebbe fare, lo sappiamo tutti: un elenco infinito di riforme.
Ma cosa può realisticamente fare, con questa maggioranza Brancaleone, divisa su tutto fuorché sulla paura fottuta del voto? Dopo la Finanziaria, le finte “liberalizzazioni “, le pensioni e l’art. 18, il piatto di Monti piange: a parte le famose e fumose “misure per la crescita” (per cui s’è già capito che non c’è un euro), nulla di fattibile risulta all’ordine del giorno. La patrimoniale non si fa: B. non vuole. La Rai non si tocca: B. non vuole. I tagli alla casta sono tabù: i partiti non vogliono. Di anti-corruzione manco a parlarne, così come di prescrizione, falso in bilancio, manette agli evasori. Il rischio anzi, toccando la giustizia ora, è risvegliare gli zombie: bavaglio anti-intercettazioni, responsabilità civile dei giudici e abolizione della concussione (cioè dei processi Ruby e Penati). Una volta piazzati gli ultimi titoli di Stato (a maggio), il governo rischia di girare a vuoto per i successivi 10 mesi. Facendo ciò che Monti dice di aborrire: il “tirare a campare” di andreottiana memoria. Se è così, tanto vale sciogliere le Camere tra un mese e votare in autunno. Spetta a Monti dimostrare che non è così, inventandosi una o due mission forti che giustifichino la sua sopravvivenza fino all’anno prossimo.
Presenti in Parlamento, “prendere o lasciare “, senza concordarle con nessuno, una legge che cancelli la Gasparri e disinfesti la Rai dai partiti e un pacchetto di norme contro la criminalità finanziaria. Se avrà i voti, avrà reso un servigio al Paese. Se non li avrà e cadrà, darà comunque degna sepoltura ai partiti-cadavere e sarà comunque un bel modo di morire, per una giusta causa.
Risparmiandosi e risparmiandoci un anno di inutile agonia.

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  1. Paolo, por supuesto

    magari c’era un altro termine oltre frocetto per descrivere le capacità autoconsolatorie o predatorie.

    Rispondi
  2. Bella l’introduzione, mi piacciono le cose semplici!
    Evviva la banalità. L’articolo su monti e i manigoldi delinquenti anche. I debiti di monti se è per me vanno in protesto …

    Rispondi

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