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Di interni ed esterni (non sono complementi d’arredo, purtroppo)

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Sottotitolo:  La domanda è “Pisapia lo sa?” e se lo sa perché non interviene?
Bastano cinque minuti per risolvere questa faccenda. Non c’è bisogno di nessuna riforma condivisa né dello stravolgimento della Costituzione; basterebbe che il sindaco chiedesse immediatamente spiegazioni ai responsabili, a chi ha rilasciato questi “permessi” e perché. E un secondo dopo facesse carta straccia di questo provvedimento ( io lo farei anche coi contratti di lavoro dei suddetti responsabili, ma solo perché sono moderata, ecco). Non sono solo le grandi cose a fare la civiltà, ma sono proprio le tante “piccole” inciviltà quotidiane a fare di questo paese una burletta internazionale, a prescindere da chi lo rappresenta.

 Milano, pass facili per utenti “vip”in corsia preferenziale

Sottotitolo 2:  Chissà perché Veltroni non interrogava (né SI interrogava) quando era sindaco di Roma. Un benefattore è un benefattore, e chi se ne frega da dove arrivano quei soldi.  I familiari non si opporrebbero ad un eventuale spostamento della tomba di codesto galantuomo: uno che per trovare spazio fra santi e papi deve aver fatto nella sua vita cose indubbiamente migliori. Il metro di giudizio della chiesa cattolica è: “fuori Piergiorgio Welby e dentro Pinochet e Renatino De Pedis”.

Questo, ci ha detto la chiesa.

E questo dovrebbe bastare e avanzare per disertare in massa chiesa e religione cattolica.

Chi era Enrico, detto “Renatino” De Pedis

Cancellieri: “Il permesso di seppellire De Pedis in S. Apollinare? Arrivò dalla Cei”
Il ministro dell’Interno risponde con una lettera all’interrogazione di Walter Veltroni che chiedeva conto della sepoltura del capo della banda della Magliana nella basilica. “Fu il cardinal Poletti a firmare l’autorizzazione”. I nuovi documenti trasmessi all’autorità giudiziaria. L’avvocato della famiglia del boss della Magliana: “I familiari non si opporrebbero a un eventuale spostamento della tomba”

La propaganda spicciola, d’accatto, non è mai una buona cosa, nemmeno quella tesa ad esaltare capacità e bravura che, se fossero realmente tali non avrebbero bisogno della scia di bava (giornalistica) che insegue il governo di Monti da quasi cinque mesi. Scrivere una cazzata, una cosa non vera sui giornali nell’era di internet è quanto di più patetico possa fare un professionista dell’informazione che sa perfettamente che c’è chi lo smentirà un quarto d’ora dopo e coi fatti, non con chiacchiere inventate per fare il gioco di chi comanda. Quando una cosa è davvero ben fatta non ha bisogno di chi la descrive in ogni modo possibile e, nel frattempo, tagliuzza, omette e tace su quello che, invece, non è bello né buono, e nemmeno di chi in tutto questo tempo ha pensato  di farci credere che Cristo sia morto davvero di freddo.

Che meglio di così non si poteva né si potrebbe fare.

Un giornale, dei giornalisti non sono bravi quando accomodano, aggiustano, e, peggio ancora, tacciono o inventano, specie poi se sono gli stessi giornali (e giornalisti) che per mesi, anni, hanno imbastito vere e proprie campagne mediatiche contro berlusconi, la qual cosa, intendiamoci, andava fatta perché berlusconi doveva essere controllato a vista, ma serietà e coerenza  vorrebbero che lo stesso rigore, la stessa attenzione venissero rivolti nei confronti di chiunque sieda ai posti di comando.

Anche se si chiama Mario Monti, ché di intoccabili in questo paese non se ne può davvero più.

Obamonti
 Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 1 aprile

Passano i giorni, ma il giallo dell’elogio di Obama a Monti sul finire del summit mondiale di Seul sulla sicurezza nucleare non accenna a trovare soluzione. In un vortice di indiscrezioni, dichiarazioni, precisazioni, puntualizzazioni, smentite, conferme, rettifiche dell’ampio staff del premier italiano, aggravate dal fuso orario e dal jet lag, due sole cose sono certe: il panegirico non è avvenuto nel discorso ufficiale del presidente Usa, come invece hanno scritto l’Ansa, il Corriere, Repubblica e altri giornali imbeccati dai portavoce di Palazzo Chigi; e sul sito della Casa Bianca le lodi sperticate dal Presidente all'”italian prime minister” non risultano, né in video né in testo.

Non un accenno all’italian, né al prime, né al minister. E neppure sui siti degli oltre 50 governi presenti al vertice. Se Obama ha elogiato il Professore, l’ha fatto all’insaputa degli americani, dell’intero pianeta e forse anche di se stesso.

Eppure i portavoce del premier, dalla mitica Betty Olivi all’ambasciatore Pasquale Terracciano, consigliere diplomatico, giurano che l’elogio c’è stato eccome: il Prof, proprio in quel momento impegnato dietro una tenda in una decisiva telefonata con Cicchitto che l’aveva strappato al tavolo dei relatori, ne ha appresa l’esistenza addirittura “dall’Interpol”.
“È la prova che non ho mangiato funghi allucinogeni”, aggiunge Terracciano, corso al salvamento della Olivi che si stava intorcinando in spiegazioni lambiccate, ai limiti del paranormale (“forse ci siamo fatti prendere dal troppo entusiasmo… nei video del discorso di Obama non si possono vedere tutte le parole”). Dunque il video sarebbe attendibile, ma si riferirebbe al discorso ufficiale, mentre poi Obama ne avrebbe tenuto un altro, a telecamere spente: “Un intervento a braccio, breve, un minuto e mezzo non di più”, sollecitato dal presidente coreano Lee che gli avrebbe chiesto il bis. Come ai matrimoni o alle feste di compleanno: “Di-scor-so! Di-scor-so!”. Ed è lì, nel simpatico bis conviviale, che Obama avrebbe citato estasiato “the italian prime minister”. E perché mai proprio e solo lui, su 50 presenti? “Per la sua politica dei piccoli passi”. Gli altri 49 statisti, infatti, attuano notoriamente la politica dei lunghi passi, mentre l’unico che i passi li fa piccoli è il nostro. Obama, quando gli ha parlato a quattr’occhi, s’è fatta illustrare per filo e per segno la sua politica, poi s’è battuto ripetutamente il palmo della mano sulla fronte: “Ecco dove sbagliamo, noi del resto del mondo! Continuiamo a fare i passi lunghi! Meno male che sei arrivato tu, con i piccoli passi! Ora esco di qua e ti cito. Così tutti gli altri imparano. Ma lo dico alla fine, parlando a braccio, un minuto e mezzo non di più”. Il peana ai piccoli passi montiani è divenuto così il clou del vertice mondiale: dovevate vederli gli altri 49 che prendevano appunti e chiamavano frenetici i rispettivi paesi per impartire disposizioni urgenti: “Ragazzi, d’ora in poi solo piccoli passi: l’ha detto Monti a Obama”. Resta da capire perché nessun sito o giornale mondiale si sia accorto della cosa. Varie ipotesi.

1) Obama ha sussurrato l’elogio all’orecchio dell’ambasciatore italiano, che gli sta simpatico, senza farsi sentire dagli altri.
2) Obama parlava dei Monthy Pyton, ma lo staff di Monti ha capito “Monti”.
3) Obama ha inviato un sms sul cellulare di Monti, ma ha sbagliato numero e il messaggio è arrivato all’Interpol.
4) Obama stava parlando con la sua pedicure di un durone al piede cagionato da una camminata in alta montagna: la callista ha suggerito di scalare i monti con piccoli passi e così è nato l’equivoco.
 5) C’è un sosia di Obama che si diverte a incasinare i vertici mondiali, seminando elogi a questo e a quello con frasi sconnesse, tipo “piccoli passi”: è lo stesso burlone che, travestito da Emilio Fede, avrebbe portato in Svizzera 2,5 milioni in una valigia spacciandosi per lui e facendogli perdere la direzione del Tg4.

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  1. secondo me nei loro templi tutti i proprietari sono liberi di fare ciò che più gli aggrada, quello che non tollero di veltrons, come rappresentante della gente che lavora, che produce reddito, il fatto di non aver abolito l’8 per mille, abbassando quindi di 1 punto la ritenuta irpef sui lavoratori e che poi non abbia disdettato i patti lateranensi con relativa abolizione di stipendi per parroci, insegnanti di religione, pagamenti vari, abbassando come minimo di altri 2 punti l’irpef sempre nelle tasche dei lav.
    ciao

    Rispondi
  2. Beh no, perché se la setta che si mette i criminali in casa poi influenza anche la mia vita per colpa della politica che non si smarca da essa, a me rode abbastanza il culo farmi fare la morale, farmi impedire cose, diritti eccetera da chi, appunto, si è SEMPRE messo i criminali in casa.

    Rispondi

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