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Debelliamo la piaga dell’onestà

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Di Rita Pani

 

Un giorno mi sono messa di buzzo buono e ho iniziato a contare tutti gli scarti del danaro che avevo in giro per casa, fin sopra alla lavatrice dove posavo quelle che restavano impigliate alla guarnizione dell’oblò, dopo aver finito il lavaggio. 9 euro e 75 centesimi. Le misi tutte in una bustina di plastica e andai al tabacchino per comprarci un paio di pacchetti di sigarette. Dissi al ragazzo l’importo della sporta: “Ti fidi?” Certo che si fidò; gli bastò guardarmi in faccia.

 

L’onestà è la piaga da combattere in quest’epoca fasulla.

 

A Dicembre ho scritto un articolo per un giornale nazionale. A giorni mi pagheranno: 100 euro. Quel coglione di emilio fede è arrivato in Svizzera con una valigia piena di banconote: 2 milioni e mezzo di euro. In contanti. Quale lavoro che lasci estenuati dalla fatica può valere tanto? Quale professione possiamo sperare facciano i nostri figli per avere certo il futuro?

 

Il ricattatore.

 

Perché solo il silenzio, ormai, è merce pregiata di valore inestimabile, e io me la figuro la trattativa: “Sai che c’è? Io le bambine imputtanite te le ho cedute, ma tu non me le hai nemmeno lasciate masticare, che possedere ormai, col pene avvizzito come ce l’ho non avrei potuto. Quindi mi accingo ad andare davanti ai giudici ai quali, volendo, potrei anche raccontare, tanto son vecchio e in galera non mi ci metteranno mai. Quanto sei disposto a pagare per il mio silenzio?”

 

Ad essere onesti questa carriera non la si potrà mai fare.

 

C’è di più, che qualunque cosa fossero quei danari, l’unica pena al quale il coglione del servo infedele, potrà essere di dover smontare il letto per nascondere il bottino sotto il materasso. Non è previsto sequestro (quanti disabili potrebbero essere assistiti con un fondo di due milioni e mezzo di euro?) non è previsto nemmeno l’esproprio, né la galera. Anzi! Lo stato spenderà ancora danaro nostro, perché l’indagine s’ha da fare.

 

Fine pena mai.

 

Così è detto l’ergastolo, in vero sempre meno comminato in fase di giudizio, se non in casi eccezionali. Di delinquenza eccezionale. In due giorni, leggo stupita (ma anche no) sui giornali, almeno due casi in cui la minaccia è grave. Si prospetta per silvio berlusconi, il tizio le cui gesta han fatto vomitare almeno due generazioni di italiani, e proprio quel coglione di emilio fede. Si dice che il primo avrà da scontare la pena al Quirinale assumendo il ruolo di Presidente della Repubblica; per il secondo, gli esperti politologi e giuristi paventano addirittura la certificazione dell’ergastolo con un rito brevissimo, che lo vedrà condannato alla carica di Senatore a vita.

 

La gente si dà fuoco.

 

La gente onesta. Quella che non è mai stata sfiorata dall’idea che se proprio devo andare, sarebbe bello portarne molti con me. Il più possibile, i peggiori possibili, o pescando nel mucchio che tanto di feccia ce n’è. La gente onesta muore, e a noi non resta che quel flebile senso di colpa, per essere impotenti e in qualche modo, ancora abili a campare.

 

Rita Pani (sconfortata)

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  1. il vero problema è che abbiamo demandato nelle mani dei più furbi le nostre vite.
    Cosa vuoi che conti la voce di un giusto, quando poi il suo voto ha lo stesso valore del voto del prete, della monaca, del vecchietto, delle mignotta, dell’impiegato statale, dell’ambulante, del drogato, del militare, del bamboccione, dello scemo, del delinquente, del mafioso, del politico e tutta la sua casta, del tassinaro e di tutte le altre caste
    basta essere bravi venditori, disporre di moneta per affittare ore nelle televisioni, anni di esperienza in psicologia umana e questo sarebbe il momento giusto per scendere in campo

    Rispondi
    • Esatto, abbiamo sacrificato anche l’idea di civiltà, di democrazia ad un’uguaglianza che nei fatti non c’è e non può esserci, di questo avevo già scritto: il mio voto, il tuo, quello di chi non demanda, non delega, non può essere annullato da quei decerebrati che hanno permesso a uno come berlusconi di mettere piede in parlamento.

      Rispondi

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