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La politica, da destra a sinistra, ha salvato i ladri

Davigo: la politica salvò i ladri
Legge anticorruzione al palo

Ma questa Europa che ci ha chiesto tutto, non avrebbe dovuto chiederci anche di fare piazza pulita del marciume, dei corrotti, corruttori, puttanieri, mafiosi di tutti i colori, non avrebbe dovuto opporsi a tutte le leggi fatte e regolarmente fatte passare da un presidente della Repubblica distratto o inconsapevole per difendere i criminali di tutti i colori, la delinquenza, il malaffare di tutti i colori? non avrebbe dovuto obbligarci a sottoscrivere nei fatti la legge anticorruzione come hanno fatto gli altri paesi ma dimenticata chissà come mai anche dai sobrii professori che però non si sono dimenticati di assicurare la salvezza ai delinquenti prossimi futuri col decreto cosiddetto ‘svuotacarceri’? per tutto questo non vale l’unione, ognuno può fare quel cazzo che vuole? lo stato è sovrano solo quando deve difendere i suoi cittadini peggiori? all’Europa interessa solo la nostra pelle, quella dei cittadini onesti? Unione significa altro, significa che se una legge viene sottoscritta dai paesi cosiddetti membri poi quei paesi la devono anche mettere in pratica, perché allora che ci stiamo a fare, in un’Europa così: a che serve l’unione se poi non fa la forza?

Slitta il decreto anti corruzione. Strano!

Ecco, finalmente anche il pdl si accorge che forse al suo interno c’è il rischio di infiltrazioni mafiose, e per ovviare a questo pericolo è stata istituita una commissione col ruolo di vigilanza. A capo della commissione è stato messo Denis Verdini.

L’articolo potrebbe finire qui. Perché non c’è tanto da aggiungere senza correre il rischio di essere prolissi e inutilmente ridondanti. Il partito della mafia, creato da dell’utri, il senatore condannato per mafia, sospetta di avere infiltrazioni mafiose e lascia il compito della vigilanza a un ladro patentato, socio di dell’utri e …

Siamo a vent’anni da mani pulite. In TV si vede spesso un giovane Di Pietro. Com’era buffo in quel suo modo di fare! L’ex poliziotto che ce l’aveva fatta, che aveva indagato craxi, che aveva scoperto le porcherie che tutti sapevano, di quei ladri che governavano, ma che però, a differenza di questi non erano così ingordi da risucchiare anche le briciole.

Vent’anni. Poi venne quel tizio, quello del partito della mafia, il palazzinaro rozzo, che si era arricchito con i soldi di craxi e le sue televisioni, lo stesso che per anni ci ha oltraggiato governando un paese come se fosse cosa sua, e che ha cambiato le leggi perché si potesse alla fine rubare e restare impuniti.

 Vent’anni, ma è ora di cambiare. Roma 2020 non si farà, per i costi che non si potrebbero sostenere, dicono in italiano elegante, senza il coraggio della verità. Roma 2020 è un rischio che non si può correre perché la corruzione è così dilagante che in otto anni, i soliti imprenditori mafiosi o collusi, ruberebbero pure i camion con l’asfalto scadente, o i il cemento armato senza ghiaia che verrebbe utilizzato per le opere faraoniche destinate a creparsi sotto la prima pioggia.
Roma 2020 è stato il primo no alla mafia di stato che è diventata insostenibile per lo stesso stato, ma senza velleità moralistiche, solo per le congiunture astrali sfavorevoli, e per altro dobbiamo ancora iniziare a pagare alla mafia la penale per il  “Ponte sullo stretto” che la mafia non farà.

La Corte dei Conti ha stabilito che la perdita dello stato, attribuibile alla corruzione si aggira intorno ai sessanta miliardi di euro. Bruscolini. Eppure la seduta del parlamento del prossimo 27 febbraio, che avrebbe dovuto iniziare a discutere del problema non si farà. Sono stati presentati 7000 emendamenti, la data quindi è slittata.
Potrei smettere qua di scrivere le ovvietà che scappano dalle dita.
Non c’è nulla di strano in fondo. Siamo un paese in cui un partito mafioso affida una commissione interna di vigilanza a un malavitoso. Siamo un paese in cui in parlamento siedono i malavitosi; un paese che ha partiti politici nati da costole di bande criminali, gente che riderebbe in faccia a Craxi per la sua ingenuità, gente che è andata oltre il furto per il partito, ma ruba per se stesso (anche se a volte a sua insaputa) e allora, di grazia, avrebbe senso far discutere di cibo a un anoressico? Davvero siamo così ingenui da poter pretendere di affidare la nostra salute alimentare a Giuliano Ferrara? L’educazione delle nostre figlie alla Santanchè?
Ma chissà, forse avremo davvero un giorno una legge contro la corruzione, una legge seria che aprirà le galere. Magari l’avremo il giorno dopo del decreto che farà pagare l’ICI alla chiesa.
Sognare è ancora gratis.
(Walff il presidente tedesco si è dimesso per un mutuo agevolato. Quel tizio pluripregiudicato continua a strillare come una vecchia isterica per la persecuzione dei giudici.)

 

Rita Pani (APOLIDE)

Lo spread morale – Marco Travaglio, Il Fatto quotidiano – 18 febbraio

Il caso Tedesco, in Italia, è il Parlamento che salva due volte l’ennesimo parlamentare dall’arresto per corruzione, concussione, falso, truffa, turbativa d’asta, associazione per delinquere. Il caso tedesco, in Germania, è il presidente della Repubblica che si dimette per un prestito agevolato. Lo spread che divide Italia e Germania è tutto qui: il diverso rendimento dei titoli di Stato è solo una conseguenza. E chi, in questi mesi, si è molto divertito a sbeffeggiare Angela Merkel perché “fa gli interessi della Germania”, dovrebbe vergognarsi e andarsi a nascondere. Che dovrebbe fare un capo di governo, se non gli interessi del suo paese? E che dovrebbe fare un capo di Stato coinvolto in uno scandalo se non dimettersi e consegnarsi alla Giustizia? Lo stupore di noi italiani alla notizia delle dimissioni di Wulff è la nostra irredimibile dannazione. Siamo così abituati alle cazzate dei politici sull’immunità parlamentare, sulla presunzione di innocenza, sull’accanimento giudiziario, sullo scontro fra politica e magistratura, sulle toghe politicizzate, sul “così fan tutti” e sull’“a mia insaputa”, da non capacitarci dinanzi al gesto normale di uno statista chiacchierato che se ne va a casa. Con il candore disarmante del bambino che urla “il re è nudo ! ”, la Merkel ha commentato: “Il presidente non poteva più servire il popolo”.

Qualcuno in Italia penserà che si sia convertita al maoismo: invece è e resta una robusta democristiana. Ma lo spread fra Italia e Germania è tutto qui: in quel “servire il popolo”. Non si può servire il popolo quando si è sospettati di comportamenti scorretti, né quando ci si deve dividere fra i palazzi delle istituzioni e quelli di giustizia. Checché ci abbiano raccontato i trombettieri di regime a ogni lodo Maccanico-Schifani, a ogni lodo Alfano, a ogni legittimo impedimento sulla necessità di importare la celebre “immunità per le alte cariche” che sarebbe già “prevista in tutto il mondo”, scopriamo che quella immunità, come la pensano i nostri ladri della patria, non esiste da nessuna parte. In pochi paesi, come la Francia, è prevista solo per il capo dello Stato e solo finché resta in carica. E in Germania nemmeno per lui: spetta al Parlamento, come per qualunque parlamentare, concedere o negare l’autorizzazione a procedere: ma solo sulla carta, perché nella realtà il Parlamento tedesco l’autorizzazione ai giudici la concede sempre.

Wulff sapeva che avrebbe presto perduto lo scudo protettivo. E, dinanzi alla prospettiva di fare il presidente e l’imputato, s’è dimesso da presidente. In Italia, dovendo scegliere, si dimettono da imputati. E, si badi bene, Wulff non ammette affatto di essere colpevole, anzi: si proclama innocente. Ma vuole difendersi come un comune cittadino, senza i privilegi connessi alla carica. Esattamente come fece il suo omologo israeliano Katsav, accusato di molestie sessuali: pur potendo avvalersi dell’i mmunità presidenziale, non la invocò neppure (gli veniva daridere all’idea che molestare segretarie fosse un reato connesso alla carica). Così le democrazie vere si difendono dalla corruzione: dando l’esempio dall’alto.

Da ieri B. ha un motivo in più per detestare la “culona” (mentre Wulff si dimetteva, il Pdl nominava il plurimputato Verdini commissario a Modena per ripulire il partito inquinato da infiltrazioni malavitose: come nei film western, quando il bandito diventa sceriffo). Ma il caso tedesco (con la t minuscola) mette in mora tutta la classe dirigente italiota: i nostri partiti, ma anche i tecnici alla Severino, che continuano a baloccarsi con la famosa e fumosa “legge anticorruzione” di rinvio in rinvio, per far scadere anche questa legislatura senz’aver fatto nulla contro il cancro che ci trascina verso il baratro. C’è da sperare che la Merkel perda le prossime elezioni e dunque, come si usa nelle democrazie serie, vada in pensione: quando anche Monti alzerà bandiera bianca, sconfitto dal partito trasversale del malaffare, potremo sempre prenderla in prestito

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