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Residenza della repubblica

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QUIRINALE: L’OBIETTIVO DI B.

[La nuova strategia del Caimano: offre l’inciucio e dialoga con tutti. L’augurio del sottosegretario Polillo: “Spero di vederlo al Colle”. Molti berluscones confermano: “Il nuovo capo dello Stato sarà eletto nel 2013, quando si celebrerà il ventennio del Cavaliere”.]

 

Ci sarà un’anima buona capace di rassicurarci sul fatto che berlusconi non sarà MAI il presidente della repubblica italiana? perché dopo l’arroganza al potere il disonore a capo delle istituzioni sarebbe davvero troppo, insopportabilmente, troppo.
Diventare presidente della repubblica dovrebbe essere un premio: il coronamento di una carriera politica SPLENDIDA di qualcuno che ha rispettato sempre lo stato come fu quella di Pertini, per esempio, non certo il modo per permettere di riscattare socialmente uno che ha vilipeso, offeso, oltraggiato e ridicolizzato lo stato, questo stato, uno che in un qualsiasi altro altrove probabilmente  sarebbe in una galera da vent’anni.
Poi quando il mondo ci prende per il culo e ride di noi, ci compatisce, è inutile fare i nazionalisti che difendono la patria.

Difendere lo stato significa non dare a nessuno la possibilità di offenderlo e di farlo con i fatti, con le azioni e facendolo rappresentare da persone che ne siano degne. Ed io, mi dispiace, ma al momento non vedo nessuno che sia in grado di farlo. Almeno non nell’ambito politico, perché per fortuna di persone perbene l’Italia è piena.
Le referenze di berlusconi sono quelle giuste per ambire al titolo? a me non frega nulla di questa politica sempre interessata a farsi e ad aggiustarsi i cazzi suoi, ma m’interessa eccome non dovermi vergognare più di così di essere italiana, ma come glielo spiego al figlio di mio figlio che il presidente della repubblica è uno che sfruttava prostitute minorenni, comprava i giudici, aveva boss mafiosi pluriassassini in giro per casa? davvero c’è qualcuno che pensa di restituire dignità ad uno così facendolo entrare al Quirinale dal portone principale?

Io sono SERIAMENTE preoccupata perché non mi fido di questa politica inciuciona e disonesta. Montanelli fu troppo ottimista: dalla malattia berlusconi non si guarisce, o meglio, i cittadini sì, vorrebbero, è la politica che non può più fare a meno del virus.

Ormai è dipendenza.

L’articolo di Travaglio di oggi, come tanti suoi altri, lo dovrebbero inserire  nei libri di storia da studiare a scuola.

La grande colazione – di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano, 8 febbraio

Un testimone racconta che nel 1997, in piena Bicamerale, il
presidente della medesima Massimo D’Alema incontrò a Venezia l’allora
sindaco Massimo Cacciari. Al governo c’era Prodi e Culoflaccido
Pompetta B. era reduce dalle rovinose elezioni del ’96, politicamente
defunto, tant’è che i suoi alleati cercavano un modo carino per dirgli
che era finita e gli cercavano sottobanco un successore (Di Pietro o
Fazio o Monti).

Cacciari domandò: “Scusa, Max, ma sei sicuro di questo accordo con
Berlusconi? Non è che poi quello, come sempre, alla fine te lo mette
in quel posto?”.

Il conte Max lo guardò dall’alto in basso pur essendo meno alto,
sorrise a lungo in silenzio, congiunse il pollice e l’indice della
mano destra rivolti verso il basso e li fece ciondolare con lieve moto
ondulatorio. Poi sibilò: “Tranquillo, Massimo, lo tengo per le
palle”.

Naturalmente finì che il piduista Al Cafone B., promosso al rango di
padre ricostituente, dopo aver portato a spasso la Volpe del Tavoliere
(e con lui tutto il centrosinistra) per quasi tre anni, fece saltare
il tavolo della Bicamerale. E, da morto che era, rinacque a nuova vita
più fresco che pria: nel 2001 era di nuovo a Palazzo Chigi.

La scena si ripeté dieci anni dopo, nell’autunno 2007, con Veltroni al
posto di Max. Anche allora governava Prodi e il cav. Banana B. era
dato per defunto, tant’è che cercava disperatamente di comprare
senatori dell’Unione.

Ma Uòlter, neosegretario del Pd, incurante delle sfighe precedenti,
aprì un bel “tavolo” per “le riforme insieme”. Legge elettorale,
Costituzione e tutto il resto. Il cadaverino risorse un’altra volta:
sei mesi dopo, complice Mastella, era di nuovo premier; intanto
Uòlter, che in tutta la campagna elettorale non l’aveva neppure
nominato (“il principale esponente dello schieramento avverso”), perse
tutte le elezioni nazionali e locali e dovette dimettersi.

Ora, non c’è il due senza il tre, tocca a Bersani.

Tre mesi fa aveva le elezioni in tasca, persino se si candidava lui.
Poi sostenne il governo Monti con il piduista corruttore B., ma giurò
che non era una maggioranza politica. In realtà lo era, ma si riuniva
nelle catacombe.

Ora è uscita allo scoperto, ha fatto outing: incontri alla luce del
sole, comunicati congiunti. Mancano solo le pubblicazioni, ma i
rapporti prematrimoniali sono tutt’altro che vietati.

L’inciucio parte dalla legge elettorale, poi si vedrà.

Ci sono tante pratiche da archiviare tipo i magistrati, che danno noia
a destra e a sinistra. Tanto, dicono gli strateghi del Pd, Pompetta B.
è morto.
Lui manda avanti Al Fano (ma è solo un trompe l’oeil, neppure fra i
più riusciti).

E, siccome è Carnevale, estrae dalla naftalina il travestimento da
statista, col fazzoletto da piccolo partigiano al collo, inaugurato
tre anni fa a Onna con un certo successo.

Punta al Quirinale e pur di arrivarci è pronto a tutto, anche a
proseguire l’inciucio nella prossima legislatura con un bel
governissimo Pdl-Pd-Terzo polo, magari guidato da Passera (sennò la
gente si disabitua al conflitto d’interessi).

Il paraninfo di Pier Luigi e Silvio promessi sposi è Violante, che già
vegliava sulla Bicamerale da presidente della Camera.

Nel 1994 tuonava: “Il nucleo di interessi che si aggruma intorno a
Forza Italia è in profonda continuità col sistema di potere che ha
causato tanti lutti e danni all’Italia… Forza Italia è un manipolo
di piduisti e del peggio del vecchio regime. Berlusconi, con la
chiamata alle armi contro il comunismo, ripete la parola d’ordine del
fascismo e del nazismo quando morivano nei lager comunisti, socialisti
ed ebrei. E con questa parola d’ordine la mafia uccideva i
sindacalisti. È una chiamata alla mafia quella di Berlusconi”.

Nel 2002 Violante diceva che “le proposte di Berlusconi rispondono
alle richieste dei grandi mafiosi”.

Nel 2004 parlava di “interessi penali e criminali” del centrodestra.

E nel 2006 denunciò “un giro di mafia intorno a Berlusconi”.

Oggi si batte come un leone per maritare Bersani con quel bel
soggetto, rinviato a giudizio proprio ieri perché passò al suo
Giornale la bobina rubata della telefonata segreta tra Fassino e
Consorte.

Che gli fai a uno così? Te lo sposi.

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