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La Cassazione è maschilista?

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Sottotitolo: La corte ha solo applicato la legge che in uno stato di diritto deve valere anche per gli  stupratori nel rispetto della Costituzione. Ciò non toglie nulla alla pesantezza di pensare che se certe misure cautelari diverse fossero state prese anche in altre situazioni oggi forse Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Francesco Mastrogiovanni e altri  sarebbero ancora vivi e nelle carceri non ci sarebbero eserciti di persone colpevoli, loro sì, dell’odioso reato di “clandestinità”. Così odioso da prevedere l’arresto immediato e la detenzione a tempo indeterminato.

Violenza di gruppo, Cassazione: possibili anche misure cautelari diverse dal carcere.

Con la sentenza di oggi, la corte ha annullato una ordinanza del tribunale del Riesame di Roma, che aveva confermato la reclusione per due giovani accusati di stupro nei confronti di una ragazza del frusinate, ritenendo che fosse l’unica misura cautelare applicabile (dal Fatto Quotidiano).

In tanti abbiamo letto la notizia della decisione della Cassazione e ci siamo giustamente incazzati, poi abbiamo letto meglio e qualcuno ha capito, ha rettificato le notizie pubblicate e i relativi commenti, altri invece stanno insistendo con questa stronzata che i giudici starebbero liberando tutti gli stupratori d’Italia, e siccome c’ero caduta anch’io non mi va che vada avanti questa menzogna che i giudici liberano stupratori CONDANNATI. I giudici hanno semplicemente applicato quel diritto che fino a prova contraria, se questo è ancora uno stato di diritto, vale e deve valere anche per gli stupratori seriali.

Far passare la Cassazione come colpevole di mandare gli stupratori agli
arresti domiciliari, anziché in carcere, non è solo populista: è proprio
una becera menzogna. E tutto questo mentre in Parlamento si discute di responsabilità civile dei magistrati (che già esiste ma che viene allargata a dismisura).

I giudici non sono opinionisti da salotto. I giudici eseguono le leggi ed è questo che
hanno fatto. Non sono i giudici ad aver creato una merdata giuridica, ma
il legislatore, ovvero gli stessi politici che ora attaccano i giudici.
Sono i politici ad aver costruito una legge (quella sulla violenza
sessuale) incoerente con il resto dell’ordinamento: hanno previsto una misura cautelare rigida e dura (solo il carcere) per un tipo di reato (la violenza sessuale) la cui pena massima è di gran lunga più bassa di altri reati (come l’omicidio) che invece prevedono la possibilità di scegliere tra misure cautelari diverse (misure cautelari: cioè da attuarsi prima del processo). Ma come?! Per un reato “gravissimo” (come l’omicidio) il giudice può decidere tra il carcere e gli arresti domiciliari e per un reato meno grave (come la violenza sessuale) il giudice può optare solo per il carcere? È un controsenso, che va risolto e che ora è stato risolto. I politici che ora
accusano i giudici (nel momento in cui peraltro il parlamento sta
legiferando sulla responsabilità civile dei magistrati!) avrebbero
dovuto sapere che sarebbe andata a finire così (e infatti lo sapevano e lo sanno). Avrebbero dovuto – se l’intenzione fosse stata onesta –
prevedere per la violenza sessuale una pena ben più alta e non “da 5 a 10 anni” (fa conto che l’omicidio – se ricordo bene – è punito con il
carcere da 21 anni a salire). L’ordinamento giuridico impone coerenza (e la coerenza si pretende dal legislatore): diversamente… torniamo alla legge del taglione e alla giustizia privata e chi s’è visto, s’è visto.
P.s.:la gravità di un reato si misura ovviamente non in
base al sentimento popolare ma in base alle pene edittali stabilite
dalla legge: per questo l’omicidio è ben più grave della violenza
sessuale: perché la pena prevista è più alta.

(Un commentatore intelligente del Fatto Quotidiano)

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