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La metafora

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 Sottotitolo: La tragedia del Giglio è la più perfetta delle metafore italiane. Onnipotenti al comando che si rivelano codardi incapaci. Dell’equipaggio sbarcano in molti prima di soccorrere. Avranno in premio la vita. Chi resta ad aiutare viene accusato di negligenza. Muoiono i turisti. Ma soprattutto muoiono gli ultimi dell’equipaggio. Gli schiavi. Quelli che lavorano sotto il livello del mare. E mentre la barca è in equilibrio su tre speroni di roccia, ecco giovedì la mareggiata che la inabisserà.

Schettino starebbe bene in parlamento. (D.D.)

 

Naufragio Costa. Da Venezia si leva la protesta contro le grandi navi da Crociera

 la furia dei cervelli: COSTA CONCORDIA: LA “MOVIDA” GALLEGGIANTE

Il naufragio di un Paese

Con la Costa Concordia è naufragato quel poco di reputazione del nostro Paese che ancora ci rimaneva.  

Perché fare tante polemiche sulla sicurezza delle navi proprio ora che c’è una tragedia? Semplice, perché siccome tra poco non fregherà più (quasi) nulla a (quasi) nessuno, forse è l’unica occasione per fare qualcosa per rendere più sicura la navigazione. Della serie: si può chiudere il recinto solo quando i buoi sono scappati, è vero, ma almeno si evita che scappino i prossimi. Pensare di eliminare il fattore pericolo nelle cose che si fanno, si devono fare e affrontare è mera utopia, ma buona parte della sicurezza quando si ha a che fare con la responsabilità di altra e tanta gente è nella gestione dell’emergenza e del rischio; gli incidenti capitano in continuazione ma quando si ha una fabbrica, una nave, un autobus bisogna essere responsabile e sapere di aver fatto tutto il meglio per fronteggiare il rischio. Trovare una situazione sicura è impossibile, ma bisognerebbe trovare una situazione almeno “preparata”,  quando si dipende completamente da strutture su cui non si ha voce in capitolo o da altre persone (in nave, in autobus, in aereo, a scuola, in ufficio, a teatro, allo stadio,  in fabbrica, eccetera…).

 

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  1. Questa nave gli è arrivata talmente a fagiolo che forse sarà la volta buona che si possa abbattere qualche muro di gomma.
    Secondo me non frega niente a nessuno dei potenti di turno se non per il fatto che riesce a calamitare l’attenzione distogliendola dal fatto che abbiamo un governo inadeguato per il paese e quando dico inadeguato mi spingo a sostenere che è più inadeguato del governo berlusconi,in quanto quello era un problema risolvibile con delle elezioni.
    Questo invece palesa molto bene quanto siano deleteri i governi tecnici,che in quanto tali sono avulsi dalla realtà.
    Il dramma di questo paese è il livello della classe politica,la mancanza di leader degni di questo nome.
    Rimpiango e molto la DC e quel periodo di stabilità che cambiava governi ma che manteneva il timone saldo,quando un grande partito d’opposizione come il PCI era capace di imporre scelte ed era capace di proteggere le classi di riferimento.
    Buona giornata Rossa di Fuoco.

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  2. Buongiorno a te, ;-)) c’è il Buongiorno di Gramellini su La Stampa che è spettacolare, stamattina…

    La prevalenza dello Schettino

    C’erano voluti due mesi per ritornare all’onor del mondo. Due mesi di loden e manovre, di noia e ricevute fiscali. Due mesi per nascondere i politici di lungo corso sotto il tappeto o in un resort delle Maldive. Due mesi per far dimenticare il peggio di noi: la faciloneria, la presunzione, la fuga dalle responsabilità. E invece con un solo colpo di timone il comandante Schettino ha mandato a picco, assieme alla sua nave, l’immagine internazionale che l’Italia si stava ricostruendo a fatica. Siamo di nuovo lo zimbello degli altri, il luogo comune servito caldo nei telegiornali americani, il pretesto per un litigio fra due politici francesi (francesi!), uno dei quali ieri accusava l’altro di essere «come quei comandanti che sfiorano troppo la costa e mandano la loro barca contro gli scogli».

    Mi auguro che non tutto quello che si dice di Schettino sia vero: anche i capri espiatori hanno diritto a uno sconto. Ma se fosse vero solo la metà, saremmo comunque in presenza di un tipo italiano che non possiamo far finta di non conoscere. Più pieno che sicuro di sé. Senza consapevolezza dei doveri connessi al proprio ruolo. Uno che compie delle sciocchezze per il puro gusto della bravata e poi cerca di nasconderle ripetendo come un mantra «tutto bene, nessun problema» persino quando la nave sta affondando, tranne essere magari il primo a scappare, lasciando a mollo coloro che si erano fidati di lui. Mi guardo attorno, e un po’ anche allo specchio, e ogni tanto lo vedo. Parafrasando Giorgio Gaber, non mi preoccupa lo Schettino in sé, mi preoccupa lo Schettino in me.

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