L’italiota non perdona

Sottotitolo: 17 anni di berlusconi non hanno insegnato nulla a questo paese, così come non insegnarono nulla i venti con mussolini visto che  60 anni dopo gli italiani si sono fatti ritrovare pronti a consegnare il paese ad un nuovo regime dimenticandosi di quanto fosse stato orribile il precedente. Giorgio Bocca fu uno dei primi, insieme a Indro Montanelli ed Enzo Biagi, ad accorgersi dei rischi che stava correndo l’Italia e a denunciare la pericolosità di berlusconi.

Solo gente dalla immensa pochezza può trovare conforto e giustificazione al suo tentativo di difendere un misero campanilismo insultando un uomo dello spessore culturale di Giorgio Bocca. Qualcuno oggi ha addirittura scritto in giro per la Rete che Bocca firmò le leggi razziali: questa e molte altre cose  dimostrano la profonda ignoranza della Storia di questo paese da parte di chi invece avrebbe dovuto impararla e dovrebbe quantomeno conoscerla prima di esprimersi, e la causa di tutto questo è la mancanza di voglia di verità, il vero male endemico di questo paese, il male di chi  non sa e se sa dimentica in fretta, che denunciava Bocca.

 

L’italiota non perdona

 

Siamo un popolo che non perdona, soprattutto i morti. La morte del Partigiano Giorgio Bocca lo ha ricordato meglio di quanto forse avrei desiderato. Fortuna vuole che almeno non sia stato accusato di pedofilia, o di strage. Tutto il resto ci sta, in quest’era di ignoranza o di cultura un tanto al kilo, assunta attraverso la wiki storia che fa risparmiare i libri e premia la pigrizia dei cervelli.

Una volta ebbi uno scambio epistolare col grande Giorgio Bocca, e quando finimmo gli promisi che nella prossima vita lo avrei cercato e gli avrei chiesto di fidanzarsi con me. Mi piace immaginare che abbia sorriso.

Questo il ricordo personale. Il ricordo della figura la lascio a chi ha più strumenti, più memoria e più emozioni da raccontare.

Sì, siamo un popolo che non perdona nessuno, tranne se stessi. Bocca non era un comunista, questa pare essere la colpa più grave. E che importa se fino a ieri, l’accusatore magari accusava me di esserlo ancora, nonostante tutto, nonostante la storia che – dicono – ci ha cancellati?

Ha fatto e non ha fatto, ma soprattutto quel che non si perdona a Bocca è quel che ha detto. In un Italia di muti accondiscendenti, ignavi e pusillanimi, è davvero paradossale; ma è tanto, tanto, italiano.

Il Partigiano Bocca si è speso. In una lotta che ha liberato questo paese e che con tutta l’ingratitudine, e l’arroganza dell’ignoranza, l’ha poi consegnato al ventennio berlusconiano che probabilmente stiamo già scordando. Si è speso fino alla fine per consegnare alla storia la verità negata da chi della verità ha fatto burletta. Ha avuto il coraggio delle sue azioni, dei suoi pensieri, dei suoi scritti, guadagnandosi il diritto di essere libero di dire.

Questo non ha capito chi non è in grado di imparare, di leggere e di pensare. Questo non comprende, chi non è abbastanza uomo da dire grazie, o chiedere scusa, o semplicemente riconoscere i limiti della propria esistenza.

Ogni volta che muore un Partigiano, noi perdiamo l’occasione di risvegliarci, di far memoria, di imparare per poter poi insegnare a chi verrà cosa è stato, e cosa non dovrà più essere.

Ma seguendo col cuore stretto il linciaggio alla memoria di un uomo per bene, di un Partigiano, del giornalista Giorgio Bocca mi è venuto più chiaro in mente quanto siamo italiani, e per quanto tempo ancora dovremo esserlo. Pavidi e stupidi. Poveri. Tornerà berlusconi, magari avrà la gonna, e le tette, ma tornerà berlusconi, perché in fondo troppa gente ancora se ne merita un po’.

Rita Pani (APOLIDE)

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