Benedetto sia l’otto per mille

Dicono: “Eh, ma Monti, almeno presentabile!” E ci credo! In confronto a quel tizio, imbellettato come una zoccola, pure Moira Orfei sembrava pronta per dare del tu a Elisabetta d’Inghilterra.
(Rita)
E’ che quando un paese viene disabituato a scegliere il meglio, perché non c’è un meglio da scegliere, quando l’alternativa è il calcio agli stinchi invece di quello sui denti i risultati poi si ottengono, daje oggi, daje domani anche una forchettata di merda alla fine sa di cioccolata. (Io)

 

Sottotitolo: Vaticano insorge
E Benetton batte in ritirata

  A molti italiani, anche cattolici, non piace che il vaticano non paghi l’ICI sulle sue proprietà che nulla hanno a che fare con l’esercizio del culto. Giusto per dirne una e non infierire oltremodo. Che fanno le eminenze, conciliano? è gradito l’effetto retroattivo, s’intende. Al vaticano non piace il manifesto pubblicitario e benetton rimuove, anche per questo l’Italia non sarà mai un paese normale. Che poi, a guardarlo bene, senza pregiudizi, sembra un bel messaggio di pace e fratellanza, ma per capire ci vorrebbe un cervello adulto, e chi crede da duemila anni alle favole purtroppo non lo possiede.

Il conflitto di interessi è vivo e lotta (sempre) insieme a loro.
Ormai, come dice Travaglio, bisognerebbe inserirlo nella Costituzione e renderlo normale, praticabile alla luce del sole; non ha più nessun senso incazzarsi, pensare che non si faccia una legge per regolarlo perché riguarda solo berlusconi né sperare di avere ai posti di comando gente in nessun’altra faccenda affaccendata. Ma il grande problema di questo paese è ICI sì ICI no.

Si comincia a intravvedere una certa fisionomia. Il nuovo ministro dell’ambiente ha rimesso sul tavolo la questione del nucleare, dice che se ne può riparlare, ma a certe condizioni, naturalmente le loro. Poi li vorrò vedere tutti quelli che fanno il tifo per le competenze, quando anche questi se ne infischieranno non di uno ma di due referendum. Per il terzo, nessuno contasse su di me. A quelli di no glielo abbiamo detto, questi non so se lo faranno dire con la stessa nonchalance. Devono o no risolvere la crisi? e se col nucleare si risparmia, loro riporteranno sul tavolo la questione. Poi voglio vedere chi si opporrà al governo “di emergenza”. Ieri sono stati picchiati i ragazzi che rivendicano il diritto allo studio: è cambiato il governo ma non i sistemi con i quali si contrasta il dissenso democratico e civile.

Il titolo del Times di ieri: Italy ditches democracy as row blazes over how to save the euro. (per la traduzione, rivolgersi a La Russa: lui, sa)

Come primo atto di cortesia verso la Chiesa che lo ha fortemente voluto, Monti stamattina va in aereoporto ad omaggiare il Papa in partenza.

Come sempre, tutto uguale

“Sì, ma ha tolto l’ICI” ti dicevano i berlusconiani italioti, felici per la tassa che svaniva. Impregnati com’erano dalla propaganda esaltata del tizio, non si domandarono mai come avrebbero fatto i comuni a sopravvivere senza l’introito. Ovviamente riuscirono a farlo aumentando le altre tasse ed inventandosene delle nuove, ma l’ICI non c’era più e quindi: “Viva il re!”
Quando poco fa ho letto le intenzioni del nuovo governo Monti, per risanare i conti dello stato, mi è venuto da sorridere: “Si pensa all’aumento dell’IVA.” La benzina è già aumentata, e aspetto anche che si provveda all’aumento delle sigarette e a un rincaro dei ticket sanitari. Per non parlare delle Autostrade, della TARSU, dell’aria e del sonno.
Insomma le novità sono queste, e chi si aspettava rigore e serietà può anche mettere l’anima in pace ed attendere di essere licenziato, o di mettersi a dieta. D’altronde è il governo dei tecnici, quelli che non hanno a che fare con la politica. Ci ripetono che è un governo dello stato, per lo stato, senza però ricordarci cosa sia questo stato e nemmeno in che stato sia.
Nemmeno un dubbio o una domanda nella coscienza dell’italiota medio, che guarda con sospetto a Monti se di destra, cooptato dalla propaganda che persiste imperterrita, o che lo guarda speranzoso da sinistra (sic!) se indotto dalla tifoseria del PD. Senza senso critico, senza dubbi, appunto, senza domande, senza pensiero. “Attendiamo!” mi si dice, proprio come se avessimo tempo per stare a guardare cosa accadrà.
È un governo di comodo, nel senso che fa comodo a chiunque abbia a cuore il proprio destino e la propria poltrona. Il capro espiatorio, un jolly calato nella partita che si sta giocando mentre noi – gente comune – siamo il ricco piatto sul tavolo verde. Quando la partita sarà finita, nel 2013, la colpa anziché essere di tutti sarà di nessuno e soprattutto in un anno e mezzo sarà possibile riacquistare una certa verginità, così da potersi proporre ancora come candidati “nuovi” o “non colpevoli.”
Nulla cambierà in questa Italia, incapace di osare, incapace di pensare, incapace di reagire. Basterebbe poco, in fondo, per esempio organizzarsi e darsi appuntamento fuori dalle banche, con l’intenzione di ritirare i pochi soldi rimasti nei conti. Sì, perché si pensa sempre che i soldi che reggono le banche siano i loro e non i nostri 40 o 50 euro, che restano là quasi fosse un pegno per il futuro. Basterebbe pensare perché un giorno, nemmeno tanto tempo fa, per avere il tuo stipendietto da operaio o servo, dovevi per forza avere un conto in banca, perché ti obbligarono ad avere uno stipendio virtuale, perché per pagare la spesa era necessario ricordare a memoria il PIN del bancomat.

Tolte le briciole di tutti, il segnale sarebbe chiaro. Potrebbe addirittura capitare che durante una seduta al senato, teletrasmessa in TV, si sentano dire delle cose sensate, tipo: “Signori, ci hanno sgamato e siamo nella merda!” Oppure: “Oh! Cazzo! Si sono svegliati, e mo’ che si fa?”

Invece no, la non politica pulita e dai capelli veri e ben pettinati avanza. L’abito blu del signore per bene ci rassicura, la messa della domenica lo rende più pulito della rognosa lap dance che rendeva l’altro un mostro pervertito, e l’italiota riesce ancora ad attendere, anche quando iniziano i fraintendimenti, le smentite e le rettifiche sul nucleare abolito con referendum, l’acqua da pagare anche se pubblica, il ritorno dell’ICI senza la cancellazione delle tasse che l’hanno sostituita, l’aumento dell’IVA che ci priverà del pane, i licenziamenti col metodo Marchionne, e tutta l’altra solita merda che ci spareranno addosso col cannone. Come sempre. Tutto uguale. Come noi.

Rita Pani (APOLIDE)

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