Mi dissocio


“Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà il suo governo?” A questa domanda, la reazione ilare di Merkel, Sarkozy e di tutta la stampa presente. 


Poi la risposta del presidente francese: 
“Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità dell’insieme delle autorità italiane, politiche, finanziarie ed economiche”

(Traduzione: ” quel rincoglionito racconterà le solite balle e non sarà capace di fare niente come sempre  ma noi speriamo che il capo dello stato e l’opposizione facciano il loro lavoro”.)

Io, a differenza di chi si è risentito della reazione di Francia, Germania e  di un’intera sala stampa che sghignazzava e che, diversamente da quel che accade da noi dove il dissenso viene nascosto agli occhi e alle orecchie degli italiani (a Bruxelles non hanno per fortuna nessun Minzolini che manda in onda quello che torna utile al buffone zippato)  si è visto e sentito benissimo, non  mi sento per niente offesa.
L’Italia di cui la Merkel e Sarkozy ridono non è la mia:  è l’Italia di Minzolini, di Vespa, della nipote di Mubarak, di Tarantini,  Lavitola e troie al seguito, di Emilio Fede e di Lele Mora, di Brunetta e Cicchitto, della Carfagna, della Santanché e della Gelmini, di Scilipoti, del tunnel dei neutrini e di “Romolo e Remolo”,  di Bossi e del suo dito medio e di tutto ciò che di orribile e incredibile è potuto accadere in questo paese da quando lo statista più amato degli ultimi 150 anni è “sceso in campo”.  L’Europa e mezzo pianeta ridono del vecchio puttaniere mentre qui ancora viene preso sul serio da qualcuno, ritenuto un interlocutore serio e affidabile in grado di risolvere i problemi del paese nonostante da diciassette anni non abbia fatto altro che aggiustare i suoi,  anche adesso, nel momento peggiore per tutto il mondo sappiamo benissimo quali sono le sue priorità che non hanno niente a che fare  con la crisi globale ma unicamente con i suoi problemi di carattere giudiziario e questa è l’unica ragione per cui non può fare l’unico gesto davvero utile per l’Italia che è quello di dimettersi.  A tutta la dirigenza europea piuttosto andrebbe chiesto    conto della sconsiderata apertura di credito nei confronti di un personaggio che non è impresentabile da adesso  ma lo era anche quando venne ammesso coi fascisti in un PPE che ha steso contro le altre forze antidemocratiche un cordone sanitario. Avevamo sperato che l’Europa trattasse B. almeno come trattava un Heider o un Le Pen, invece per comodità e convenienza lo ha legittimato senza neanche fargli scontare adeguatamente le intemperanze e le  posizioni politiche che ne hanno sempre caratterizzato l’azione.

A chi dice che “nessuno può ridicolizzare l’Italia” bisognerebbe rispondere che sappiamo farlo benissimo da soli visto che da quasi vent’anni il mondo ride di noi ma a noi che non ridiamo né lo abbiamo mai fatto  tocca pagare il prezzo altissimo di questa indecenza che molti ancora spacciano per “volontà popolare”.

La sai l’ultima?

Sì, è proprio come mi ha detto Antonio Allegri ieri sera: “La sapete l’ultima? C’era un francese, una tedesca … e poi un italiano.”

La barzelletta detta così non fa ridere, ma l’italiano, quello sì, ha fatto ridere molto; un’intera sala stampa. No, che avete capito? Certo non lui in quanto tale, dato che appena qualche giorno fa rassicurava sul fatto che, grazie alla sua autorevolezza, sarebbe durato altri 5 anni. Siamo noi, la barzelletta che ha fatto ridere il francese e la tedesca, almeno da quello che ha detto stamani, in televisione un affiliato alla cosca del governo: “L’Italia perde credibilità perché gli italiani di sinistra ne parlano male.” Non fa una grinza.

Ridiamo: Ah! Ah! Ah! Ridiamo tutti i giorni, e sì, sono colpevole perché rido anche io. Come non farlo? Come non esorcizzare la fine che sentiamo morderci il collo? L’altro giorno, quel cazzo buffo – che tizio mi sembra ormai troppo riguardoso e formale, per essere degnamente rappresentativo della realtà – ha detto che non c’era urgenza per un decreto aggiuntivo, per l’ennesimo tentativo di dimostrare all’Europa di avere almeno un salvadanaio mezzo pieno. Ieri invece l’urgenza gliel’ha data la risata che ha sepolto per sempre la dignità di un popolo.

Oggi è urgente, quindi: “bisogna andare in pensione a 67 anni e ne parlerò con bossi.” Torna il “ghepensimismo” quella formula di onnipotenza propagandistica dello psicotico del consiglio. L’ennesima barzelletta che ci farà ridere solo il tempo di comprendere che stiamo messi peggio della Grecia e dell’Argentina che fu. Perché se pure non lo dicono, è così che siamo ridotti, ma per fortuna siamo italiani e ci salva la fantasia.

No, non è una cazzata. Essere italiani ci salverà. Noi siamo il popolo dello chef che si è inventato il gourmet della crisi: cucinare e mangiare le bucce delle verdure, in salsa tartara o salsa rosa. Siamo il popolo che fa convegni organizzati dalle Università sulle “erbette di campo” che tornano di moda, col piacere di andare a cercarsele in campagna. Avremo domani gli stilisti che non si limiteranno più a inventare le scarpe con le suole bucherellate, ma proprio le scarpe sfondate con i buchi sotto le suole e i lacci spezzati e tenuti insieme da un nodo. Saremo fighissimi quando compreremo le auto dagli sfasciacarrozze perché torneranno in auge le auto d’epoca, le vecchie Uno o le Tipo, quelle che nonno tiene in cortile per farci dormire le galline.

Poi siamo il popolo della barzelletta paradossale, quella che a pensarci bene davvero non fa ridere: siamo l’Italia dei deputati e dei senatori che si prendono la pensione dopo due giorni di “lavoro”, che son pagati profumatamente per far un cazzo da mane a sera, o peggio, sono pagati per rubare. Siamo l’Italia della RAI che non sa come pagare gli stipendi, ma che continua a contrattualizzare troiette riciclate per milioni di euro, e minzolini, e giornaliste (?) fantasiose che fan sperare un giorno di poter avere la Ferrari che salva l’acconciatura, proprio ora che non possiamo andare dal parrucchiere, sempre che non sia cinese.

Basta perché sennò potrei esagerare ed iniziare a raccontare l’altra barzelletta tutta italiana, di un cazzo buffo, di uno stalliere e del suo maggiordomo che aveva un cellulare con scheda panamense, e di un certo lavitola, che in realtà poi si scoprì essere Stanislao Moulinsky in uno dei suoi più riusciti travestimenti.

Rita Pani (APOLIDE)

11 thoughts on “Mi dissocio

  1. Diciamo che le mancate (per ora) dimissioni di Bini Smaghi c’entrano poco con l’ironia di Sarkozy….che qualcuno glielo dica al presidente…chissà, magari Silvio legge il tuo blog. Bonjour

    • Anche in quella occasione era già un bel pezzo avanti. Tutti se ne accorgevano meno chi dovrebbe preoccuparsi di difendere seriamente il prestigio di questo sciagurato paese invece di fare, oggi, il nazionalista offeso.

  2. Io invece mi incazzo e di brutto,m’incazzo perchè le prediche di un capitalista massone guerrafondaio e ancora colonialista non le accetto.
    Sarkozy e la Merkel,sotto sotto,sono felici di doversi rapportare con un deficente,hanno campo libero e nessuno in grado di ribattere,sarebbe stato sufficente un Prodi azzoppato a smorzare quei sorrisetti.
    Berlusconi non mi rappresenta ma non accetto che lo si prenda come alibi per distruggere un popolo.
    Berlusconi è pericoloso per il fatto che pur di restare al suo posto è capace di accettare tutte le condizioni dettate da quei due senza un minimo di contrattazione.
    Io Odio Berlusconi e chi lo appoggia ma altrettanto odio una cricca di banchieri che passano sopra ai diritti di tanta povera gente.
    W L’Italia.

  3. Io invece no, e non m’importa nulla se poi il francese e la tedesca siano personaggi politicamente speculari a b. Perché prima di tutto non lo sono, almeno la Merkel non lo è di sicuro, e secondo poi perché spero davvero in un intervento terzo, visto che l’Italia da sola non ce la fa ad uscire da quest’incubo. E del nazionalismo mi è sempre importato poco, questo paese e la sua gente sono indifendibili perché cadono e ricadono sempre negli stessi errori.

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