Da donna a donna

 

Noi persone normali dobbiamo rispettare le sentenze perché non siamo come berlusconi. Però però, se la nostra giustizia prevede i tre gradi e anche che per arrivare al terzo possono volerci anni, è normale che una persona debba stare quegli anni in galera e poi uscire da assolta? a me, no. Non so, mi pare di no, almeno. Purtroppo c’è anche da dire che gl’italiani non conoscono la loro Costituzione, che è la più bella e imitata al mondo. Molti non sanno com’è la nostra giustizia e come sono le nostre pene, non punitive né vendicative ma riabilitative. Prima di ogni processo bisognerebbe leggere la Costituzione e magari evitare di guardare chi certi processi li vuol fare in televisione per finire di rimbecillire la pubblica opinione. Poi possiamo aprire anche a tutte le dietrologie del mondo, chiederci per esempio perché l’unico a pagare è un negro, così come spesso accade in quella civilissima America alla quale l’Italia non ha mai smesso di dire ‘grazie’.  Più o meno come accadde quando d’alema andò quasi a chiedere scusa agli americani dopo la tragedia del Cermis. Per me lo scandalo è anche tenere due persone quattro anni in galera da innocenti, che unito al fatto che secondo la nostra giustizia nessuno ha ucciso Meredith completa un quadro decisamente disgustoso. Non bisogna essere come berlusconi per capire che nel nostro sistema qualcosa, anzi molto che non va, c’è.

 

Da donna mi auguro che a giudicarmi sia un collegio di donne o per lo meno a maggioranza femminile».

Perché, non si fida degli uomini? 

«Le donne riuscirebbero a capire di più la mia estraneità ai fatti. Le donne hanno una sensibilità diversa». [ L’onorevole minetti intervistata da Giuseppe Guastella sul Corriere della Sera]

 

Le donne, quelle vere, ti darebbero l’ergastolo. Le donne, quelle madri che offrono in sacrificio le loro esistenze perché le proprie figlie non siano mai come te, ti sputerebbero in faccia.

Credo che onorevoli donne come te non abbiano nemmeno il diritto di dichiararsi “donne” nell’accezione del termine che noi utilizziamo per segnare un solco perfetto in questa umanità che deve stare rinchiusa nei perimetri tracciati dal becero maschilismo, che generalizza o peggio pregiudica; che ci costringe ancora a lottare per essere riconosciute oltre al tesoro che si pensa noi portiamo tra le gambe.

 È la gente brutta come te che rischia di tenerci chiuse in quel recinto, oltre quel solco che i passi vostri scavano e scavano. Le donne dovrebbero essere più sensibili? E perché un uomo – uno vero – non dovrebbe esserlo parimenti? Perché anche il concetto di sensibilità, per gentaglia come te è travisato. La sensibilità non è quella che ti hanno insegnato, a finger lacrime, sorrisi e orgasmi, a fingere di mugolare di piacere per le mani gommose di un vecchio maiale tra le tette, alla ricerca del crocefisso col quale poi benedirà le vostre bellezze artefatte.

 La sensibilità degli uomini (genere umano [n.d.r.], meglio specificare per le vostre menti intossicate) è cosa a te ignota. Un collegio giudicante  sensibile, avrebbe a cuore la realtà della vostra decadenza, nella quale siete riusciti a condurre un’intera nazione. Non per diletto, non per ideale, non per ideologia, ma per danaro. La vostra mercificazione ha mostrato al mondo intero il degrado, l’assurdità, l’ignoranza, la grettezza di questo deva-stato paese, incapace di sputarvi in faccia sul serio, di additarvi, di mettervi alla gogna, di utilizzarvi come contro manifesto.

La vostra immagine, la tua col svestito da suora, il crocefisso tra le tette, io e la mia sensibilità di donna, lo affiggeremmo davanti alle chiese la domenica, per ricordare al bigottismo che ci ha reso schiavi dell’incoerenza cattolica, da quale pulpito e da quale palo da lap dance, vengano le prediche che regolamentano la nostra vita.

 Fidati sorella minetti, se ti dico che ti andrà di culo l’esser giudicata da soli uomini, magari di quelli da buttare, quelli assai sensibili, sì, alla vista del pelo che per ordinanza dovreste far uscire dalle minigonne inguinali. Il giudizio di un uomo per bene, di una donna qualunque, andrebbe oltre tutto e ti manderebbe a lavorare laddove di insensibilità ce n’è tanta, forse troppa: un lager per vecchi soli e abbandonati, nelle comunità invisibili che aiutano i senza tetto o i rom, tra la povertà assoluta di un mondo che nemmeno sapete che esista.

E sia chiaro, a me che una portatrice sana di vagina sia una zoccola non importa nemmeno un po’: ognuna fa di sé ciò che vuole. Quel che mi importa è che una portatrice sana di vagina, arrivi a poter incidere sull’esistenza delle Donne di una nazione, di un paese, di una città o di una regione, in quanto zoccola.

 

Rita Pani (APOLIDE mediamente incazzata)

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