Un asociale ai servizi sociali: il condannato itinerante

Un pericoloso sociale al quale è stato concesso un beneficio di legge immeritato al posto della galera che gli spettava, che gli consente di poter continuare a svolgere delle attività che ad un socialmente pericoloso dovrebbero essere inibite, impedite. 
Un socialmente pericoloso che entra a palazzo Chigi, tratta di riforme costituzionali, di leggi col presidente del consiglio.
Un socialmente pericoloso che viene ricevuto al Quirinale.
Un socialmente pericoloso che continua a gestire aziende, un partito politico.
Se proprio non si poteva né si può evitare questo scempio continuato alla democrazia, alla civiltà, all’uguaglianza giusta, alla legge uguale per tutti, fateci la cortesia: non diteci più niente. Evitate di raccontarci altro, ché la metà del tutto già basta, cari informatori che nulla ci avete risparmiato della vita di questo individuo osceno e della sua corte oscena che solo in questo luogo miserabile, in questa espressione geografica avrebbe avuto la possibilità di fare le cose che ha fatto senza dover rispondere di niente. 
E tutti quei politici che ieri si sono indignati per la gaffe di Grillo, che sono insorti, che hanno usato, a parti inverse, lo stesso metro della propaganda per farsi belli di una beltà che non gli appartiene dovrebbero domandarsi cos’hanno fatto loro, in concreto, delle cose che ha lasciato scritte Primo Levi, sempreché lo abbiano letto tutti. In che modo si sono impegnati in questi vent’anni per evitare che l’Italia dovesse subire questa ennesima umiliazione, mortificazione, l’ennesimo stupro della Costituzione.
Ma probabilmente poco gliene incoglie, visto che le case sfatte sono le nostre, a loro o gliele prestano o se le ritrovano comprate all’insaputa. Però, insorgono, s’indignano, danno lezioni di civiltà e democrazia.
Loro.

Berlusconi ai servizi sociali, “è ancora persona socialmente pericolosa”

 

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 Quando non c’è proporzione fra il danno prodotto da un reato e la successiva sanzione salta tutto. Non si possono insegnare ai figli neanche i fondamentali di un’educazione sana. Perché quelli ti rispondono: “e allora, berlusconi?” E non c’è risposta.

Non è berlusconi persona il danno; è tutta l’architettura edificata intorno a lui, fatta di illegalità criminale e devastazione sociale il problema.
Le persone passano, anche le peggiori: quello che hanno costruito nel bene, ma soprattutto nel male, no.

Ed era un preciso dovere dello stato dare a berlusconi la dimensione umana e sociale che si merita. 
Lo stato siamo noi è una cazzata gigantesca, una bugia, la più grande delle menzogne fabbricate come al solito per rovesciare le responsabilità su chi non c’entra niente, perché se fossi io lo stato, oggi berlusconi sarebbe in galera.

Il tribunale manda b. ai servizi sociali, accolta la richiesta.
Vale la pena di ricordare che i servizi sociali sono un beneficio di legge concedibile per scopi rieducativi al reo che dimostra pentimento, accettazione della sentenza di condanna. Non è il provvedimento punitivo che avrebbe meritato un ladro frodatore, un corruttore, un amico dei mafiosi, uno che ha già una condanna in primo grado per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile e che fino a qualche giorno fa parlava di dittatura mafiosa della magistratura. 
Che poi è lo stesso che era ieri con Renzi a parlare di riforme e di legge elettorale, non all’osteria numero mille ma a palazzo Chigi. 

Invece di montare questo castello di carta straccia, considerando che non c’era l’intenzione di una condanna vera ma solo virtuale, avrebbero potuto fargli pagare i danni in solido. Espropriare le sue ricchezze materiali, obbligarlo a risarcire lo stato facendo cose per lo stato. 
Invece abbiamo dovuto pure pagare ‘sta sceneggiata. 
Un processo lungo tredici anni costato una montagna di soldi che non ha pagato il ladro ma i derubati. 
Da qualsiasi parte si guardi sono solo porcherie. Non c’è nulla da salvare.

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Berlusconi ai servizi sociali: “Volontariato con anziani, potrà andare a Roma”

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Servizio in prova?
Cosa deve dimostrare ancora di saper fare silvio berlusconi?
Questa concessione non è altro che una grazia mascherata, un’opportunità forzata e agevolata dalle varie conversazioni amichevoli fra il pregiudicato, Napolitano, Letta prima e Renzi dopo. Non potendo avviare una procedura regolare di concessione della grazia si è utilizzata la solita scorciatoia ad personam. Il messaggio che arriva da questa vicenda è devastante. Significa che si può rubare allo stato, lo si può fare da presidente del consiglio in carica e il massimo che può capitare è dover portare un vassoio di mignon al centro anziani una volta a settimana. 

Un anziano che non può andare in galera per legge [voluta e ottenuta dal delinquente medesimo] ma che però può andare, sempre per legge, ad assistere altri anziani. 

Ma solo se  si chiama silvio berlusconi.

Una condanna per frode fiscale, uno dei reati più gravi perché danneggia i tanti e non il singolo commesso quando berlusconi era il presidente del consiglio, non un cittadino qualunque, trasformato in un coup de théâtre con la collaborazione di tutti, istituzioni e parte di una Magistratura che ha risposto al richiamo di un incomprensibile “buon senso” e grazie al  quale, come è sempre accaduto in virtù della sesquipedale quantità di imbecilli residenti e purtroppo votanti di questo paese il delinquente abituale trarrà vantaggi e consenso. 

Mandate via i figli: questo non è un paese per gente onesta.

 

Prima di tutto, la meritocrazia. Il conflitto di interessi, dopo, forse a mai più

Chissà se De Gasperi, Moro, avrebbero fatto accordi politici con un delinquente da galera frequentatore abituale di mafiosi. Accordi frettolosi poi, che l’applicazione della finta sentenza per la finta condanna, incombe. La polemica su Grillo e la sua ennesima gaffe ha occupato tutto lo spazio informativo, e il fatto che il presidente del consiglio sia andato ancora e di nuovo a colloquio col pregiudicato a palazzo Chigi è stato ridotto ad una notiziola senza importanza. Mentre, e invece, l’importanza ce l’ha. 
Complimenti per il tempismo: sembra fatto apposta.

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Sottotitolo: Carlo, ammazzato in piazza, la notte della Diaz, dove in una scuola sgorga sangue e si spaccano teste, i manifestanti inermi massacrati di botte per le strade e tanti, troppi altri lasciati indisturbati. Era Genova 2001. Una delle pagine più vergognose della nostra storia. E Gianni De Gennaro era il capo della polizia. Da allora, con governi di destra o di centrosinistra, ha ricevuto solo promozioni. Oggi Renzi lo conferma Presidente di Finmeccanica. Perché per i potenti, quelli veri, la rottamazione non arriva mai. Altro che cambia verso. Per chi uccide, umilia l’Italia e la sua democrazia il verso non cambia mai. Vergogna.  [Marco Furfaro]

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Ragazza calpestata
Agente: “Sono io”

La svolta dopo che il capo della polizia Pansa ha definito “cretino da identificare” l’esponente delle forze dell’ordine ripreso da Servizio Pubblico negli scontri di Roma 

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Nomine, tutti i nomi
Come cambiano Eni,
Enel, Poste e Finmec

La lista completa delle nomine di presidenza e consiglio di amministrazione delle 4 società pubbliche più importanti.

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Moretti, indagato e imputato nel processo per la strage di Viareggio, De Gennaro, l’ex capo della polizia durante i fatti del G8 di Genova  che se la cavò penalmente ma sulla sua responsabilità morale non si dovrebbe nemmeno discutere messi a capo di Finmeccanica, già mecca delle tangenti ai tempi di Guarguaglini&Co che adesso si occupa di armamenti. Luisa Todini,  figlia di papà industriale, forzaitaliota da sempre –  infatti la sua nomina alle Poste è stata caldamente sostenuta dalla ministra Guidi – che abbiamo imparato a conoscere grazie alle sue  innumerevoli ospitate televisive, specialmente da Floris a Ballarò vera fucina instancabile che trasforma emerite nullità com’era la polverini in politici e dirigenti. La Marcegaglia, altra figlia di suo padre,  già a capo di Confindustria e adesso a Eni al posto che fu di Scaroni, altra anima candida dell’italica managerialità: questo è il cambiamento di Renzi.  Questo è il grande prestigio di cui disponiamo in Italia.

Non finiremo di ringraziare mai abbastanza Tonino Di Pietro per essersi opposto all’istituzione di una Commissione di inchiesta sul G8 perché, testuali parole: “volevano indagare sulla polizia”. Come se indagare sulla polizia nel paese delle mele marce, delle schegge impazzite e, da ieri come ci fa sapere il capo della polizia Pansa a proposito del poliziotto che passeggiava su una manifestante di Roma anche dei cretini fosse poi un esercizio così inutile.
L’anima del poliziotto di Di Pietro ha avuto la meglio sulla necessità di fare chiarezza nel merito di una vicenda che, secondo la Cassazione “gettò discredito sull’Italia agli occhi del mondo intero” e, secondo Amnesty International, fu la più grave sospensione della democrazia di uno stato di diritto dopo la seconda guerra mondiale.
E Mastella, l’allora ministro della giustizia del governo Prodi che cadde dalle nuvole dicendo che “nel programma la Commissione non c’era”.
Ma non c’era nemmeno l’indulto che invece fu realizzato alla velocità della luce del sole d’agosto.
Probabilmente una Commissione d’inchiesta avrebbe permesso di fare indagini più accurate sulle responsabilità dei macellai ma soprattutto dei mandanti dei blitz sanguinari di Genova, ed oggi uno come Gianni De Gennaro sarebbe a fare qualcos’altro, non sarebbe stato mandato da Monti a fare il sottosegretario alla sicurezza nazionale e non farebbe parte di questa compagnia di giro, dell’élite che conta, quella che piace alla destra, al centro e alla sinistra, così tanto da litigarselo quando c’è da spartirsi le poltrone.

 

Le trait d’union

Quando il dissenso provocato dalla negazione dei diritti viene annullato con la repressione violenta dello stato, la protesta si organizza. 
Questa non è nemmeno storia: è matematica. 
Gli scandalizzati, quelli che vorrebbero vedere regnare l’ordine dove non c’è pace – senza diritti, casa, lavoro, assistenza medica, istruzione che uno stato civile DEVE garantire non c’è pace – se ne facessero una ragione. Trenta, quaranta, cento criminali infiltrati [forse] appositamente per creare disordini non sono la voce del popolo. Manifestare è un diritto democratico che deve continuare ad esistere.

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Video – Il poliziotto calpesta la ragazza

40 FERITI, UNO GRAVE: “SOCCORSO IN RITARDO, FAREMO DENUNCIA”
“MENO DI MILLE EURO AL MESE, NON CI RESTA CHE OCCUPARE”
DAL CORTEO: “CHIEDIAMO DIRITTI, RISPONDONO CON PIÙ POLIZIA”

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Cambiano i governi ma le botte sono sempre le stesse. 
Le trait d’union fra i disagi, le necessità, i bisogni della gente e chi è chiamato a risolvere, ovvero la politica, è come sempre la repressione violenta da parte del braccio armato fascista del potere. Del resto, avere un tetto sulla testa ormai è diventato un privilegio. C’è chi ne può avere una, elegante e lussuosa a sua insaputa, c’è chi se la vede mettere a disposizione quale favore dall’amico industriale e che male c’è, e chi invece è costretto a ricordare a questo stato infame che la casa non è un privilegio ma un diritto. 

E per  ricordare inoltre, che quelli fra gente armata e chi un’arma non ce l’ha non sono scontri: è repressione, ma i giornalisti, tutti, non hanno ancora imparato a definire questa non sottile differenza. Lo scontro prevede un conflitto ad armi pari. E fra l’imbecille col petardo e il funzionario di stato regolarmente armato, non di bombe carta ma di armi realizzate per ammazzare e adeguatamente protetto da una divisa speciale, ha ragione sempre l’imbecille col petardo. Quando le forze dell’ordine, altrimenti dette tutori dell’ordine si presentano ad una manifestazione abbigliati in assetto da guerra e irriconoscibili perché prive di un numero che permetta la loro identificazione, le loro intenzioni sono più che evidenti.  I cittadini, su richiesta del tutore della legge sono obbligati a mostrare i documenti e a rivelare le loro generalità: non si capisce perché al cittadino pestato dal poliziotto venga invece impedito di poter sporgere una regolare denuncia perché mancano i presupposti, una faccia, il nome e il cognome dell’aggressore. Va ricordato che polizia e carabinieri rispondono ad ordini precisi, dunque esistono persone ancora più responsabili della manovalanza in divisa che commette violenze. Gente seduta comodamente nel suo ufficio a cui la politica, la stessa che l’ha scelta fa i complimenti – dopo – per l’ottimo lavoro svolto.

Non è tanto la violenza della polizia alla quale ci siamo purtroppo tristemente abituati a dover preoccupare quanto quella di chi approva le botte, le violenze, e pensa che siano sempre troppo poche. Che non capisce che chi rappresenta lo stato non può avere comportamenti violenti.

Che un poliziotto non dovrebbe passeggiare sul corpo e sulla testa di una persona inerme e disarmata.

 
Mi piacerebbe affacciarmi un attimo nei cervelli bacati di queste persone, per vedere in che modo si forma un’idea bestiale.

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 E mi piacerebbe anche sapere chi è questo vigliacco pezzo di merda che viene pagato anche coi miei soldi. E io non pago gente per mandarla a massacrare altra gente.  Non mi va di essere il mandante di criminali picchiatori.

 

 

Ingroia? non è normale, andrebbe ricoverato: così parlò il mafioso [ex] latitante

Sottotitolo: il partito dell’amore, fondato da un mafioso, guidato da un delinquente abituale e votato da masse di imbelli e mentecatti che secondo qualcuno meritano rispetto e una loro rappresentanza politica. Per questo dobbiamo sopportare un presidente della repubblica e uno del consiglio che trattano, concedono udienza, riconoscendo dunque una dignità politica che non merita più, semmai l’abbia mai meritata, ad un interdetto e giudicato decaduto da senatore qual è l’amico fraterno, inseparabile di un mafioso condannato per frode allo stato. Uno che non può nemmeno votare.
Una catena di affetti che non si può interrompere.

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Vittorio Mangano, l’eroe di berlusconi e di dell’utri perché capace di tenere la bocca chiusa, era già un mafioso quando venne assunto da berlusconi su suggerimento di dell’utri in qualità di stalliere.  In  quel periodo, molto prima della famosa discesa in campo,  aveva già collezionato tre arresti,  denunce,  condanne  e una diffida con segnalazione di  “persona pericolosa”. Ma nonostante questo sia berlusconi che dell’utri hanno sempre detto di non essere a conoscenza delle sue attività delinquenziali. Dichiarazioni smentite dal tribunale di Palermo che affermò che dell’utri non poteva non conoscere lo “spessore delinquenziale” di Mangano, e anzi, lo avrebbe scelto proprio per le sue referenze quale angelo custode dei figli di berlusconi dopo esplicite minacce di morte ricevute nel caso in cui non avesse ubbidito alle richieste della mafia. I rapporti di dell’utri con la mafia formano una relazione stabile da almeno trent’anni, e una sentenza gli ha riconosciuto il ruolo di intermediario fra berlusconi e cosa nostra, anzi, loro. Uno come dell’utri, coi suoi precedenti, con le sue conoscenze, con le sue frequentazioni, è proprio necessario vederlo con la lupara in mano per considerarlo persona inaffidabile? Eppure, berlusconi con uno così ha fondato Forza Italia, lo stesso partito con cui oggi, anno del signore 2014, Matteo Renzi  si siede al tavolo della discussione politica. 

Sono tre anni che sopportiamo ministri abusivi di governi abusivi che fanno cazzate a raffica e che non si possono dimettere perché sennò cade il governo, piange Gesù e anche Napolitano. 
Beh, chi se ne frega dei governi – abusivi – che cadono. 
Se Renzi non prende provvedimenti con Alfano, se Alfano resta ministro dell’interno nonostante non abbia saputo prendere le opportune misure per evitare la fuga del numero 2 di forza Italia, il mafioso mentore del criminale numero 1 non vale niente il governo e non vale niente nemmeno Renzi.

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La memoria è importantissima.
Così come è importantissimo ricordare le cose. Anche se “sono sempre le stesse” e c’è chi si annoia a sentirsele ripetere. Perché le cose saranno sempre le stesse finché non verranno sostituite da altre cose. Finché quelle cose “stesse” non verranno risolte, finché non lasceranno spazio all’ipotesi che anche l’Italia un giorno che verrà potrà diventare un paese [un po' più] normale [un po' più] civile [un po' più] sano. Finché nella mentalità generale di chi abita questo sciagurato paese non si accenderà quella luce che illumina il pensiero. Il lavoro di Marco Travaglio è un gigantesco esercizio di memoria quotidiano, e per fortuna che che lo fa, per fortuna non si stanca di ripetere le cose “stesse”, per fortuna anche stamattina ci ricorda l’assurdo teorema di berlusconi che andava battuto politicamente col quale si è fatta scudo una politica vigliacca, disonesta, che prima ha costruito il mostro e poi non se ne è voluta [potuta] liberare.

Noi invece dovremo raccontare ai nostri figli e nipoti, e lo dobbiamo fare facendo nomi e cognomi,  che in Italia c’è stato chi, da onesto come si definiva, ha considerato dei mafiosi, delinquenti comuni, criminali seriali persone politicamente affidabili [vale la pena ricordare la "profonda sintonia" di Renzi con berlusconi col quale parla ormai come un vecchio amico] nascondendo questo scempio dietro l’alibi di un consenso popolare che contrariamente a quel che molti pensano non è un’autorizzazione a delinquere. I due fondatori di Forza Italia pregiudicati, delinquenti conclamati e condannati e l’attuale governo con un partito così pensa di farci le riforme, di fargli avere voce in capitolo per modificare niente meno che la Costituzione sotto gli occhi compiaciuti del giornalismo servo e complice e del presidente della repubblica orgoglioso di aver edificato questa mostruosità e che su una simile empietà non trovano niente di strano, di anormale e di malato ma anzi continuano a suggerire di andare avanti che meglio di così non si potrebbe.

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Romanzo criminale - Andrea Colombo, Il Manifesto

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L’evaso e l’evasore – Marco Travaglio, 12 aprile

Non c’era miglior modo di celebrare il ventennale di Forza Italia dell’arresto dei due padrini fondatori. Il primo, SB detto l’Evasore, è ufficialmente detenuto ma resta a piede libero e non al gabbio, ma solo a patto che non parli male dei giudici e non frequenti pregiudicati: cioè che smetta di vivere (non può vedere Previti, né Dell’Utri, ma nemmeno il fratello Paolo e neppure i direttori dei suoi giornali). Il secondo, MDU detto l’Evaso, dovrebbe essere in galera (dove già soggiornò per un breve periodo nel 1995) da qualche giorno, ma si è dato latitante: chi dice in Libano, chi a Santo Domingo, chi in Guinea-Bissau. E solo grazie alla provvidenziale benevolenza della Corte d’appello di Palermo, che ha respinto un anno fa una richiesta della Procura generale di arrestarlo e poi due istanze per vietargli almeno l’espatrio, firmando il mandato di cattura soltanto il 7 aprile, una settimana prima della sentenza definitiva del suo processo per mafia, quando il galeotto era già uccel di bosco.

Vengono così smentite tre leggende metropolitane che hanno dominato il dibattito politico nell’ultimo ventennio: che quella di Forza Italia sia una storia politica e non criminale; che B.&C non andassero combattuti “per via giudiziaria”; e che la giustizia italiana sia affetta da “manette facili” per i potenti. Ora i nodi vengono al pettine tutti insieme: quella di Forza Italia è una storia criminale (non bastando i due fondatori, spiccano Cosentino e Matacena, leader del partito in Campania e in Calabria, entrambi detenuti); senza la “via giudiziaria” B.&C sarebbero ancora al governo; le manette per i potenti non sono facili né difficili, sono impossibili. Nella sua lunga vita B. ha cambiato due mogli quasi tre, centinaia di donne, vari mestieri e stallieri, due squadre di calcio (da giovane era interista), diversi amici degli amici, ville, pelli e capelli, ma Marcello non si cambia: un Dell’Utri è per sempre. Malgrado le differenze anagrafiche (uno nato a Milano nel 1936, l’altro a Palermo nel 1941), i due sono legati indissolubilmente finché morte non li separi, nei secoli fedeli e soprattutto zitti, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Malattia che ora si manifesta in simultanea, come nelle coppie così affiatate da diventare una cosa sola, in singolare coincidenza con l’approssimarsi della galera: ginocchio infiammato per l’uno, guai cardiaci per l’altro. A volte si sono separati, come fra il 1978 e il 1982 quando Marcello lasciò la Fininvest per lavorare con un altro amico dei boss (Rapisarda), o come nel 1999 quando con prodigiosa precocità staccò Silvio e tutta la Banda B. patteggiando in Cassazione la sua prima condanna definitiva a 2 anni e 3 mesi, mentre gli altri, trafelati, erano ancora imputati in tribunale. “Per loro – disse Luttazzi – il codice penale è un catalogo di opzioni”. Marcello si specializzò in concorso esterno, estorsione, false fatture, abusivismo edilizio (per una casetta su un albero), minaccia a corpo politico, loggia P3, corruzione. Silvio rispose da par suo con corruzioni di giudici e di testimoni, finanziamenti illeciti ai partiti, falsi in bilancio, falsa testimonianza, prostituzione minorile, concussione e naturalmente frode fiscale: la specialità della casa che alfine li affratella in un solo destino. Marcello lasciò il Parlamento l’anno scorso. Silvio lo seguì a stretto giro: ricandidato, rieletto, ma quasi subito decaduto e ineleggibile. Ora l’uno rieducherà un gruppo di incolpevoli anziani e/o disabili, che andranno poi rieducati una seconda volta dalla sua rieducazione; intanto riforma la Costituzione col premier Renzi, noto rottamatore; e, da detenuto, fa campagna elettorale entro e non oltre le ore 23. L’altro peregrinerà ramingo per il Terzo mondo, senza peraltro notarvi soverchie differenze con l’Italia. Sempre-ché non lo acciuffino. Ma è altamente improbabile: le ricerche sono affidate al ministro dell’Interno Alfano, imbattibile nella cattura di donne e bambine kazake, ma piuttosto digiuno in fatto di siciliani.

I condannati siamo noi

Se il ministro dell’interno non sa che un più che probabile condannato in via definitiva per mafia è in possesso di un passaporto diplomatico, si deve dimettere. 
Soprattutto in considerazione del fatto che il ministro dell’interno è legato strettamente all’amico fraterno di dell’utri: il non condannato berlusconi. E non sta bene, NON STA BENE, che un ministro abbia mafiosi per amici e conoscenti.

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I condannati siamo noi che non abbiamo votato il partito di un delinquente.

Noi che subiamo da vent’anni violenze e ingiustizie a ciclo continuo, costretti a vivere in un paese considerato nel resto del mondo civile una barzelletta oscena.  Non sono i giudici che permettono a dell’utri di scappare e a berlusconi di infischiarsene della legge anche da condannato alla galera: sono le leggi fatte male da una pessima politica, sono state le leggi fatte apposta per non nuocere al potente che si può comprare una difesa migliore. Quel che ha potuto salvare dell’utri dalla custodia cautelare evitando la sua fuga e berlusconi dalla galera, oltre alla leggi su misura che però senza l’intero parlamento complice non sarebbero passate, è stata casomai la possibilità di avere degli avvocati che hanno potuto giocarsela meglio di come avrebbe la possibilità di fare un avvocato d’ufficio assegnato dal tribunale che forse non sta lì a centellinare il cavillo. E, sebbene anche nella Magistratura si sono verificati casi di errori e disonestà, non è mai giusto paragonarla alla politica. Darle la colpa e la responsabilità circa le cose che non hanno funzionato, perché un magistrato, un giudice, quando deve condannare un altro magistrato lo fa: nella politica questo non si fa mai. cosentino è stato salvato due volte dall’arresto, non in un tribunale ma nel parlamento della cosiddetta repubblica. E non è stato il primo né sarà l’ultimo.

Ieri sera Curzio Maltese a Servizio Pubblico ha detto una cosa sacrosanta: c’è stato un tempo in cui l’Italia sedeva a capotavola della politica mondiale, e i nostri rappresentanti in parlamento venivano interpellati per le questioni che regolano l’equilibrio internazionale. Oggi l’Italia è considerata come la servitù dalla signora arrogante e arricchita, quella che la guarda dall’alto in basso con fastidio, non chiede con cortesia ma ordina con fare sprezzante. I presidenti del consiglio devono andare col cappello in mano e gli occhi bassi dalla Merkel, da Obama, per metterli a parte delle decisioni che intendono prendere per l’Italia. E se non vanno bene ai veri capi di stato e dei governi dei paesi dove non si salvano i criminali dalla galera, non se ne fa nulla. Tutto questo per aver consentito ad un delinquente di sfasciare un paese fin dalle sue fondamenta.  Cosa che, se non lo avessero lasciato fare, non sarebbe mai potuta accadere.  Una democrazia compiuta ha mezzi e strumenti per contrastare le anomalie, per rimettere ordine dove c’è caos. Un caos peraltro generato proprio dalla politica che invece di aggiustare ha legittimato silvio berlusconi  autorizzandolo a delinquere.  Per la sentenza di primo grado del processo Ruby berlusconi è uno abituato a delinquere, ieri invece ci hanno fatto sapere che è meritevole di un beneficio di legge che invece non gli spetta per legge. berlusconi non ha mai manifestato nessuna intenzione di ravvedersi, condizione indispensabile per i servizi sociali, fino all’altro ieri era a minacciare i giudici e ancora oggi vaneggia di un’innocenza che non gli appartiene né gli è mai appartenuta. Dunque ci facessero almeno la cortesia di non chiamarla “condanna”. Le condanne sono altre, sono vent’anni di arresti domiciliari da innocente sopportati da Aung San Suu Kyi alla cui figura eroica, quella di una persona che ha sacrificato la sua vita per la libertà degli altri, non ha corrotto una politica facilmente corruttibile, complice, per ottenere solo la sua, un vigliacco cialtrone parassita indegno che solo nel paese dove per salvare un criminale si condannano all’ingiustizia di stato sessanta milioni di persone poteva essere chiamato “onorevole”,  ieri ha paragonato berlusconi.

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BERLUSCONI E’ SOCIALMENTE UTILE
Procura dice sì all’affidamento in prova

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VOGLIONO ARRESTARE DELL’UTRI
Ma l’ex senatore è latitante in Libano

Eccolo qua l’onore della mafia. Quello che scappa.
Dell’Utri è stato il maitre à penser di berlusconi, quello che lo ha istruito e avviato alla carriera politica.
Il fondatore di forza Italia.

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Il rieducando rieducatore
Marco Travaglio, 11 aprile

Dunque, addì 11 aprile 2014, siamo ancora qui a domandarci che ne sarà del “detenuto Berlusconi Silvio”. In un altro paese la risposta sarebbe scontata: dove sta un detenuto se non in galera? Trattandosi poi di un delinquente abituale fin da quando aveva i calzoni corti, l’unica meraviglia nel vederlo entrare in carcere riguarderebbe la tardività dell’approdo: possibile che uno così sia rimasto a piede libero fino a 78 anni suonati? Da noi invece non si sa. Tripla fissa: 1 (carcere), 2 (domiciliari), X (servizi sociali). Più probabile la X, considerate l’età, l’influenza politica, l’esiguità della pena scampata all’indulto (1 anno su 4, che poi si riduce a 10 mesi e mezzo, grazie alla “liberazione anticipata” di 45 giorni a semestre) e il risarcimento del danno (10 milioni all’Agenzia delle Entrate). Resta il fatto che l’Italia è l’unico paese al mondo dove non è affatto detto che un pregiudicato in esecuzione pena finisca in galera, anzi è molto improbabile. Ma siccome non è escluso, lo Zelig di Arcore si produce nell’ultima formidabile metamorfosi: l’uomo che per 22 anni ha tuonato contro le toghe rosse comuniste, golpiste, eversive, antropologicamente estranee alla razza umana, come le Br e la banda della Uno Bianca, cancro della democrazia, sempre precisando che non ce l’aveva con tutti i magistrati in generale, ma con “alcuni” in particolare, cioè con quelli che si occupavano di lui, ora fa sapere che i suoi attacchi avevano motivazioni squisitamente politiche ed erano rivolti esclusivamente ai propri elettori per sollecitare la riforma della giustizia, ma mai e poi mai diretti alle persone di questo o quel magistrato, nutrendo lui sconfinata ammirazione per la categoria togata. Scherzava: ora non si può più nemmeno fare una battuta? Il fatto che, mentre i giudici di sorveglianza leggevano con gli occhi fuori dalle orbite la sua contrita memoria difensiva, lui comiziasse contro “la sinistra che, col suo braccio giudiziario, sta perpetrando il quinto colpo di Stato in vent’anni per impedirmi di fare campagna elettorale”, rientra nella simpatica esuberanza dell’uomo. Del resto è proprio lui a dire che, se proprio vogliono imporgli un programma riabilitativo senza limitarsi ad affidarlo all’assistente sociale, gradirebbe fare il “motivatore” di “disabili mentali e fisici”, fra i quali spera di incontrare qualche collega affetto da dissociazione e doppia o tripla personalità: il tutto in una struttura della Brianza che ancora non esiste. Come Bertoldo che, condannato all’impiccagione, ottenne di scegliersi l’albero e optò per una piantina di fragole. Comprensibilmente allarmati per le sorti dei disabili, cui non si vede perché infliggere pure le visite del molesto attaccabottoni ansioso di rieducarli, gli addetti all’Ufficio esecuzioni preferiscono invece che accudisca anziani non autosufficienti. Il fatto che l’Ufficio sia diretto dalla signora Panarello, che di nome fa Severina quasi come la Severino, la legge che l’ha dichiarato ineleggibile e decaduto, aggiunge un tocco di humour involontario alla triste storia. Triste non per B., si capisce, ma per i malcapitati anziani e/o disabili che dovranno sciropparselo per 10 mesi e passa e, diversamente da lui, non han fatto nulla di male per meritarsi una simile pena accessoria. Lui però, informa Repubblica, si lagna: “Se c’è una cosa che lo deprime è la vista e il contatto con persone in difficoltà”. E che dovrebbero dire allora le olgettine, che per 2-3 mila euro al mese accudivano il suo “culo flaccido” (Minetti dixit) e tutto il resto? Mica si sono depresse. Sopportavano stoicamente, come Dudù e Francesca. In ogni caso potrebbe organizzare gare di burlesque e cene eleganti con le vecchine di Villa Arzilla, per tirarsi su. L’importante è che rispetti le prescrizioni: rincasare entro le 23, non uscire prima delle 6, non lasciare la Lombardia senza permesso e soprattutto “non frequentare pregiudicati”. Il che gli terrà lontani per 10 mesi e mezzo i tre quarti di Forza Italia. E gli imporrà di eliminare o coprire tutti gli specchi di casa. Che sarà mai: nel mondo ci sono frodatori fiscali che stanno peggio di lui.

I servi sciocchi

Fecondazione assistita, Consulta: “Divieto di eterologa è incostituzionale”

Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma della legge 40 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. [Il Fatto Quotidiano]

La Consulta oggi ha ribadito che negli ultimi dieci anni – e per tacere su quelli precedenti – a fare leggi in parlamento c’era un manipolo di estranei al mestiere della politica, gente che evidentemente non conosce le norme costituzionali e ha sfornato, con una certa frequenza, leggi che poi si sono rivelate carta straccia. Tre domande: perché ci vogliono dieci anni per stabilire che una legge non è buona? E perché bisogna affidarsi sempre alla pervicacia di privati cittadini, come l’avvocato che ha mandato in frantumi la legittimità delle ultime tornate elettorali o di quei cittadini che provano sulla loro pelle l’incostituzionalità di una legge? Non si potrebbero controllare prima che facciano danni, queste leggi? 
Per sistemare in parte i danni prodotti da questa politica incapace, serva della chiesa, che non legifera per risolvere problemi né preoccupandosi delle esigenze della gente ma lo fa istruita dall’ideologia e dalla paura di turbare gl’invasori d’oltretevere ci vogliono otto, dieci anni. Un frattempo nel quale tanta gente è stata danneggiata da quelle leggi sbagliate. A partire da quella elettorale, la bossi – fini e questa sulla fecondazione che hanno prodotto disastri e dolore personale. Una devastazione che non verrà addebitata a nessuno. Nessuno insorgerà chiedendo la responsabilità civile e ancorché penale del politico che pensa obbrobri incostituzionali, illegittimi perché privi perfino del semplice buon senso né quella di un presidente della repubblica che ci mette la firma. E finché nessuno pagherà in solido i danni che produce, anche col licenziamento così come avviene in qualsiasi contesto lavorativo qual è anche il parlamento, non ne usciremo. “Loro” continueranno a fare i danni e noi a subirli senza nemmeno poter dire che non siamo d’accordo, che così non può funzionare.

Io penso proprio a dare la responsabilità a chi danneggia lo stato. E lo devono fare i diretti interessati, così come dovrebbero farlo col politico delinquente, la politica si può sistemare e riformare anche da dentro, prima di  arrivare alle elezioni. Chi  fa  leggi e chi le ha approva malgrado e nonostante sappia di sbagliare, di non rispettare la Costituzione quale unico riferimento al quale guardare quando si pensa una legge deve andare via dalle istituzioni, perché non offre le garanzie necessarie. E’ gente di cui non ci si può fidare.

Colgo l’occasione per ricordare che il referendum sulla legge 40 fu osteggiato, ignorato dai media e il vaticano fece una campagna violenta e vergognosa per invitare la gente a disertare le urne.  A votare ai referendum si va, anche quando la questione non rientra nei nostri interessi personali, i referendum sono uno strumento democratico, forse anche di più delle elezioni, perché chiedono direttamente ai cittadini se sono d’accordo o meno su una legge che poi, se a decidere sono l’assenteismo e il menefreghismo saranno chiamati a rispettare anche se non va bene, se non è utile, se è dannosa come lo era la legge 40 alla quale però si poteva e si doveva dire no, non servivano dieci anni di attesa.  E’ più difficile fare strame di un paese quando i cittadini dimostrano di essere maturi, consapevoli, quando si informano, quando si mettono anche un po’ nei panni degli altri pensando a come sarebbe se qualcosa mancasse, non si potesse fare pur rientrando nel proprio diritto a farla, e avere un figlio, un figlio sano quando si desidera deve essere considerato un diritto, non una fortunata coincidenza. Questo paese va liberato da una classe dirigente  bigotta, retriva,  che fa subire a noi cittadini l’influenza, l’invadenza e l’ingerenza della chiesa negli affari di stato con tutte le conseguenze, che si chiamano negazione dei diritti civili,  per una mera questione di opportunismo politico. 

L’Italia è una penisola bagnata da due mari: “Fatti” e “Licazzitua” [Razzi docet]

Relazione al tribunale “Servizi sociali, B. assisterà i disabili”

Secondo il quotidiano Avvenire l’Ufficio esecuzione penale esterna avrebbe indicato una struttura nell’hinterland milanese per l’ex premier; l’impegno sarebbe di un giorno a settimana. Ma il leader di Forza Italia ha ancora una serie di scogli da affrontare: il primo dei quali è l’appello del processo in cui è imputato di concussione e prostituzione minorile. [Il Fatto Quotidiano]

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Mezza giornata a settimana grazie al 3X2 discount Italia e SECONDO LA DISPONIBILITA’ DEL CONDANNATO a fare visita agli anziani disabili. Questa la proposta per il servizio sociale a cui affidare berlusconi, – provvedimento che berlusconi non merita non avendo manifestato nessun pentimento né l’accettazione della sentenza – condannato a quattro anni di galera per frode fiscale, non per aver rubato un pezzo di formaggio per fame al supermercato. Credo che ci debba essere un limite anche all’indecenza: lo stato italiano deve smetterla di offendere i cittadini onesti e poi fare pure la parte della vittima cianciando di populismi per bocca delle sue “alte discariche” [cit.Travaglio]. L’Italia è un paese che fa pena, pietà e misericordia, non certo per la sua gente ma per chi ha fatto in modo che su sessanta milioni ed oltre di cittadini solo uno abbia acquisito per diritto divino la concessione di rubare, mafiare, corrompere e continuare a vivere la sua vita come se nulla fosse, come se la questione non lo riguardasse. Verrebbe da pensare che le visite al Quirinale siano state molto proficue, per il pregiudicato berlusconi.  Senza contare che, considerando la quantità di imbecilli che si sono votati al martirio per lui questa cosa potrà tornargli ancora e perfino utile in termini di consenso.  Il suffragio universale in Italia ha provocato solo danni. Negli altri paesi almeno ci provano a cambiare, negli altri paesi il politico che tradisce lo stato chiede scusa, sparisce dalla circolazione, negli altri paesi il politico coinvolto in un procedimento giudiziario non grida al “golp”, si fa da parte e aspetta che la giustizia compia il suo dovere, negli altri paesi il politico che non viene più scelto dagli elettori torna a fare il suo lavoro, quello che faceva prima, non nasce e muore politico, non vive di rendita grazie al mantenimento dei cittadini che pagano le tasse. Negli altri paesi lo stato non favorisce il delinquente a discapito e danno dell’onesto. Cosa devono pensare le famiglie di chi, perseguitato da equitalia si è suicidato per un debito di poche migliaia di euro?  Quello italiano è un circolo vizioso e viziato che non si interromperà senza gesti significativi. Democrazia non è permettere ad un delinquente acclarato e matricolato di avere ancora voce in capitolo nella politica solo perché c’è una pletora di disadattati mentali e sociali che lo ha eletto a suo rappresentante. E se non glielo fa capire lo stato, applicando semplicemente la Costituzione, che un delinquente deve stare coi suoi pari, non a decidere del destino di un paese da persona libera nonostante una condanna  chi dovrebbe farlo?  Solo uno stato vergognoso e complice offre tante garanzie al potente delinquente a dispetto di chi in una galera ci sta e non ci dovrebbe nemmeno stare grazie alle leggi volute dal più delinquente di tutti.